HANK!
Atti pubblici in luoghi osceni 2013 - Rock, Punk, Alternativo

Atti pubblici in luoghi osceni

Una lunga attesa per un disco che segna il salto di qualitĂ  di Francesco Pintaudi, cantante, chitarrista e autore del quartetto

L’ultima volta che ho visto gli Hank! dal vivo è stato alcuni anni fa. C’era pochissima gente dentro e moltissimo freddo fuori: la condizione perfetta perché si concretizzasse un concerto di merda. Quei quattro ragazzi, però, si sono esibiti senza pensieri, come se fossero in sala prove - con il privilegio aggiuntivo di qualche applauso bonus. Prima di loro, un certo Nicolò Carnesi ha suonato le canzoni che sarebbero diventate le più ascoltate dai lettori di Rockit. Peccato che quella sera sia lui che gli Hank! non abbiano beccato un quattrino dal gestore del locale, secondo il solito stile italiano che non fa mai sconti, neanche di fronte al talento.

Sono trascorsi tre anni fra l’ep d’esordio “Piedali” e il nuovo album degli Hank!, “Atti pubblici in luoghi osceni”. Una lunga attesa per un disco che segna il salto di qualità di Francesco Pintaudi (anche noto come Huliganz), cantante, chitarrista e autore del quartetto. La sua è sempre stata una scrittura sarcastica e divertente, un po’ come la bella copertina del cd. Ma stavolta sembra che abbia messo meglio a fuoco l’obiettivo. Una musica, quindi, che è indie pop nel senso stretto del termine: melodie efficaci, ritmi totalmente squadrati, tastiere ben amalgamate e chitarre che a volte lasciano scappare qualche ruggito punk.

“Maledettissima consonante” è un autoironico florilegio di erre arrotate male, come lame che non possono più tagliare. “Molto triste, poco pop” è wave arrembante, con il rincorrersi delle voci di Pintaudi e Carnesi tra strofe e ritornelli di stampo Talking Heads. “Fase Rem” è una ballad timida e minimale, ingentilita dal violoncello di Aldo Ammirata (Herself ed Empirical Evidence nel suo curriculum). E poi c’è “Le lucertole”, il potenziale singolone, quello con gli accordi esatti e le parole giuste. Perfetto per raccontare una realtà generazionale in fuga dall'autostima. “Fingo di essere felice in apparenza. Gli anni Zero sono solo un bel teatro, ma i ragazzi sono sempre più depressi”.

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