Giuda
Let’s Do it Again 2013 - Rock'n'roll

Let’s Do it Again

Il ritorno dei Giuda spacca i culi. Senza tanti giochi di parole.

La più divertente band italiana è tornata a spaccare i culi. Non ci vuole un cranio per capire che questo è un disco che fa felici al primo ascolto, ti fa venir voglia di indossare i pattini ed un giubbotto bello lucido, o nella peggiore delle ipotesi una mazza da baseball per giocare al guerriero della notte. Qualche pezzo di questo nuovo album già l’avevo ascoltato dal vivo in una delle centinaia di date del loro tour infinito, che li ha visti suonare in tutta Europa e negli Stati Uniti, portando a casa i complimenti di gente che suona nei Jesus & Mary Chain, nei Buzzcocks o nei Turbonegro, giusto per dire.

“Racey Roller”, il debutto, ha venduto più di 10mila copie, facendo conoscere lo stile Giuda: strumentazione vintage, registrazione su nastro, grafica anni ’70, A.S. Roma e canzoni intese come inni. Glam rock scorporato del travestitismo e riportato al pub, frutto di ascolti massivi di misconosciute band che hanno formato il suono degli Ac/Dc, con cadenze T-Rex o Slade. Ma poi, inaspettatamente, ci senti un eco di Oliver Onions o dei Kiss, del Bowie di "Hang On To Yourself”. Ti esalti, alzi il volume, ne riconosci le derivazioni ma anche l’unicità, di una band che ha fatto suo il suono altrui per trovare la propria strada, con evidente successo.

“Let’s Do It Again”, facciamolo ancora. Mica va spiegato? 10 canzoni, una mezz’ora scarsa che fosse in cassetta, sarebbe già smagnetizzata dopo una settimana per via dei ripetuti ascolti. Apre la batteria, un treno di bubblegum, seguita dalle chitarre che respirano valvole e dalla voce mai così sinuosa. Poi i cori, il piano rock’n’roll. C’è già tutto in “Wild Tiger Woman”. “Yellow Dash” non ti capaciti che sia stata registrata nel 2013, è un classico del pre punk all’inglese mentre con “Get That Goal” l’incitazione calcistica sposa l’hard rock. Mid-tempo che fa muovere il piede in “Teenage Rebel” e ancora rock’n’roll con la successiva “Rave On”. “Hold Me Tight” è la perfetta colonna sonora per una limonata notturna, “Roller Skaters Rule O.K.” non ve lo sto nemmeno a dire, “Fat Boy Boogie” è un altro inno, roba da 1979, giusto prima che la batteria elettronica imperasse. “Get On The Line”, se ascoltata alla guida, ti fa collezionare multe per alta velocità. Si ritorna al mid-tempo finale, one two three four e via di “Hey Hey”, con quel piglio che non sfigurerebbe a musicare una sigla di Bud Spencer e Terence Hill. un po’ di synth qua e là, a colorarne il finale.

Il quintetto romano porta a casa la seconda vittoria nel proprio campionato, con una scioltezza e una freschezza inconsuete ad una band che ha raccolto così tanto col primo album. Nessuna crisi creativa, nessun proclama intellettuale, nessun bisogno di mischiare le carte in tavola. Squadra che vince non si cambia e questo secondo lavoro è l’ariete perfetto per sfondare quelle porte che ancora non hanno ceduto alla loro musica. E’ anche revival, certo, ma dopo esser stati affogati da cantanti depressi ed opere concettuali, c’è proprio bisogno di lasciarsi andare, mettere da parte il cervello pesante e fare un po’ di festa no? Da parte mia, non vedo l’ora di sudare ad un loro concerto, cantando “C’mon Giuda, get that goal!” Consigliatissimo!

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