Bud Spencer Blues Explosion
BSB3 2014 - Rock, Blues, Hard Rock

BSB3

L'ignoranza e lo studio uniscono le forze, vincendo alla grande la sfida

Spiazza un po', sulle prime battute, il nuovo lavoro dei BSBE. Stai a vedere che alla fine hanno fatto un disco da metallari, ti dici. Il che potrebbe anche essere uno sbocco legittimo per il loro percorso, in fondo anche i Black Sabbath sono partiti dal blues.

Insomma, senti 'sto chitarrone veramente ignorante con cui attacca "Duel", e un po' il dubbio ti viene. Anche il riff parte così, e poi via, rieccoli: i Bud Spencer che conoscevamo, nella strofa, con la voce di Adriano a rispondere alle bordate della slide. Sembrava impossibile, eppure la potenza di fuoco è aumentata ancora, parecchio, e proprio lì ci aspettavano Viterbini e Petulicchio: perché quei cori da Kings Of Leon e la coda tutta muscoli dell'opener sono roba da stadio pieno, roba da headbanging vero.

Roba tamarra, dirà qualcuno. E se anche fosse? Non di sole chitarrine vive l'uomo; e poi, fate il nome di una band che canta in italiano che ha lasciato il segno suonando hard rock. Non ce ne sono, almeno uscite negli ultimi quindici anni (e più, forse). Allora diciamolo, che qualcuno che tornasse a fare del rockettone a questi livelli ci voleva, e che quel qualcuno siano proprio i Bud Spencer Blues Explosion presenta una serie di vantaggi.

Il primo: sì va bene l'ignoranza, corna al cielo eccetera, ma le basi dei pezzi nascono da una tale conoscenza delle radici blues (chi ha dei dubbi in merito si ascolti lo splendido album solista di Viterbini) che inevitabilmente ne sono permeati ovunque: "Hey man" e "No soul" sono lì a testimoniare.

Secondo punto: arrivato ormai al terzo disco e con un'esperienza live e studio che mezza Italia darebbe un dito per avere, il duo romano sa che essere troppo monolitico può rivelarsi controproducente. Ecco dunque che come quarto pezzo ci infilano "Miracoli", una strofa quasi reggaeggiante che trova l'illuminazione nel ritornello ("Gloria alleluja" dice il testo, mica per niente). E in chiusura una ballata come "Troppo tardi", che ricorda le atmosfere di "I shall not walk alone" di Ben Harper, a sua volta evocato anche dagli episodi più pimp my slide di "Croce" e "Inferno personale" (due dei brani migliori di "BSB3").

Si arriva così al terzo punto: i suoni. Spettacolari, ancor più del solito, se possibile. Un corpo e una varietà di timbri di chitarra con veramente pochi eguali in Italia. Anche nei pezzi più potenti e ai confini col metal. Che sarei pronto a scommettere saranno apprezzati sia da chi ama sia da chi detesta il genere.

Perché è proprio l'approccio dei Bud ad essere trasversale: non il suono ignorante fine a se stesso, né il finto suono ignorante riprodotto con la spocchia di chi ha studiato, ma l'ignoranza e lo studio che uniscono le forze per rivolgersi a un pubblico il più vasto possibile. Una sfida che doveva essere affrontata prima o poi, e che i Bud Spencer Blues Explosion hanno vinto alla grande.

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