Benzina
Replay 2003 - Rock, Pop, Funk

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Scordatevi melodie d’autore..canzoni d’autore…architetture sonore strutturate d’autore. Non mettetevi troppo comodi, non è musica impegnata né tanto meno ricercata quella dei Benzina. Note esuberanti e danzerecce per temi che invece di importanza ne hanno: il mondo giovanile, le leggi di mercato che governano il vivere civile (e pure quello incivile), il dominio bombardante dei media. Le parole chiave sono 3 e iniziano tutte per F : fusione, funk, fuel.

Fusione è quella che pervade il loro sound crocevia di sfumature funkeggianti, rare ma centrali melodie rock’ 70 (alla Timoria) , qualche attinenza ritmica jungle e piatti sonori hip hop (e il fatto che siano di Napoli non è un caso), con generiche reminescenze Ritmo Tribale.

Funk, come la matrice portante del suono ma soprattutto dello spirito guida che i Benzina rappresentano: come loro stessi affermano, “il loro sound è pura sintesi di groove, energia e semplicità in forma molto digeribile dall’ascoltatore”,e a questo il funk si presta alla perfezione col suo ritmo orecchiabile che farebbe agitare tutte le nostre nonnette come Jamiroquay in gonnella( signora-baldracca pubblicità insegna e diseduca al riguardo)
Fuel, come il pieno del serbatoio e del motore pronto a bruciare energia : proprio il loro nome deriva dalla quantità di benzina sprigionata in quantità industriali negli innumerevoli live a cui hanno preso parte finora (cosa che gli fa onore). Di tutte le manifestazioni della musica rock i Benzina colgono l’aspetto più vigoroso e immediato, forse anche troppo superfluo in certi casi col rischio di attorcigliarsi su barriere ritmiche ridondanti. Nonostante lo sforzo, non c’è stato verso di cambiare una impressione maturata dall’ascolto : il timbro nasale sembra l’ Elio nazionale che imita Samuel Subsonica (in “Replay”, ottimo singolo da radio) e l’efficace falsetto controvoce nei ritornelli fa sembrare il tutto inequivocabilmente uscito dai cartoni animati stampo robot freakettoni, quelli che più o meno tutti (dai rockers ai mods, dai filo reggae ai laura pasiniani) sanno a memoria.“Inossidabile” mette in risalto le buone doti musicali dei quattro (in particolare del bassista Massimo) ,offre sorprese Renato Zero nell’attacco vocale di Antonio e gode di tutta la mia ammirazione per il motivo di cui sopra: un vero hit da sigla tv, attuale, accattivante e terribilmente groooovy anche per un morriseyano triste di fine secolo; il messaggio è chiaro, all’altoparlante e inarrestabile come lo slogan di un flautista magico con la bandana e lo stereo in spalla.

Motivo di interesse è l’alta radiofonia del ”prodotto Benzina”, fruibile forse a discapito del già citato esiguo spessore musicale che si adagia troppo su una formula, che a mio riguardo potrebbe cercare ulteriori vie d’espressione nonché di sperimentazione.

La voce modulata e modulabile alla Pelù, tutta vocali allungate, non sortisce lo stesso esito-Liftiba, a causa dello strano sospetto che sotto sotto si nasconda un timbro vocale decisamente più talentuoso, che dovrebbe provare altre soluzioni magari più consone; “Stanco” è l’unico momento in cui questa ipotesi prende forma, dove la voce di Antonio è un po’ più se stessa e meno riflesso altrui. Insomma, a tanta digeribilità controbatte il rischio che tutto il “fuel” si bruci presto e alla fine poco resti all’”ascoltatore” del funk rock targato Benzina. Delle volte, nella musica è meglio una sana indigestione...

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