Metibla
Crimson Within 2014 - Rock, New-Wave, Electro

Crimson Within

Dalla new wave all'indie rock: un concept album intrigante e ricco di sfumature

Un concept album sull'inadeguatezza, ispirato agli scritti e alle creazioni del defunto padre di Riccardo Ponis, mente e anima del progetto. Con queste parole i Metibla presentano questo disco, e se fosse soltanto un tranello noi ci cadremmo in pieno: sapere di un'affascinante storia familiare dietro a "Crimson Within" non fa altro che renderlo più interessante, se solo ce ne fosse bisogno. L'album è infatti una preziosa collezione creativa che passa con disarmante scioltezza dalla new wave degli anni '80 alle tendenze più recenti dell'indie rock britannico.

L'introduzione riassume bene ciò che ci aspetta: "Soffri per me in eterno". Dei colpi di bacchetta ci portano poi in un mondo ritmato che ci ricorda da vicino gli Strokes con la title-track "Crimson Within", mentre la successiva "Nevermore" è pop allo stato puro: un semplice riff ripetuto simmetricamente da basso e chitarra con tanto di botta e risposta nel ritornello e echi alla Billy Idol. Come tutto il pop che si rispetti, se ben dosato, è semplicemente tanto piacevole e godereccio. Ed ecco che ci sembra di risentire i Cure nella successiva “Your Goddamn Show”, mentre la quinta traccia, “Feeling Fuzzy”, è una nenia divertente e coinvolgente che potrebbe tranquillamente essere stata scritta dai Gorillaz.
Tutto cambia con “Crawling Worm”: le sonorità si fanno più intense ed atmosferiche, le chitarre si muovono lentamente e in arpeggi e le voci si rincorrono in cori carichi e corposi. Non ci si ferma un attimo però nel mondo di Metibla, ecco infatti che veniamo scaraventati con forza nello sporchissimo punk di “Be My Bloody Baby” che ricorda da vicino i The Music. Piccola pausa che richiama l'intro e poi, con “Become You” e “Space” la musica ritorna ad essere cupa ed elettronica, passando dai Placebo agli Aucan. Ed eccoci al singolo “Let Me Feed”, immediatamente seguito dalla pesantissima “Tired”: una specie di Lou Reed brillo, un filino sgarbato, triste, stanco e con la camicia sporca di vino rosso.

Arriviamo quindi a “Falling”, e siamo già all'ultima traccia, un ritmato crescendo che aumenta delicatamente di intensità fino a riaprirsi completamente verso nuove speranze e nuovi orizzonti, con in tasca una nuova, fornita scorta di esperienze e di sofferenze. Un nuovo sguardo verso il mondo, quello di chi deve averne passate tante.
Quello che resta in mano a noi è invece un disco a tratti sorprendente, i cui punti di forza sono indubbiamente una complessità ed una varietà invidiabili, ed un filo conduttore ben definito che riesce, senza mai rischiare di fallire, a tenere assieme tanti brani così diversi tra loro, così validi da soli e assieme così armoniosi e completi nell'interezza dell'album. Un unico consiglio finale: ascoltatelo.

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