il peso del corpo
Le cose vanno usate le persone vanno amate 2014 - Cantautoriale, Folk, Acustico

Le cose vanno usate le persone vanno amate

Un prodotto per palati fini, che ha bisogno di vari ascolti per essere compreso e tempo per essere apprezzato.

“Le cose vanno usate le persone vanno amate”. Una cosa scontata, banale ma che spesso ci dimentichiamo di mettere in pratica. Oltre che ad un buon consiglio, questo è il titolo del disco di Andrea Arnoldi, accompagnato qui da un ensemble di musicisti chiamati Il peso del corpo.

Il lavoro in questione è complesso e semplice allo stesso tempo: complesso perché si presenta come una sorta di concept album sulla morte (non per forza intesa come fisica, ma piuttosto mentale, spirituale, attitudinale se vogliamo), senza però quasi mai fare riferimenti diretti a tale argomento. Semplice, invece, negli intenti, ma mai pretenzioso nonostante la presenza di una miriade di strumenti, i più disparati, dagli utensili da cucina al teremin, passando per il sax tenore e il bassotuba e chi più ne ha, più ne metta, il tutto capitanato dalla chitarra acustica, suonata sempre in punta di piedi, con leggiadria estrema. A farle da compagni indiscussi, gli archi, che impreziosiscono il tutto con eleganza e grazia. “Rebus” apre il lotto in maniera delicata, brano breve e accordi che ricordano alla mia mente la bellissima “Lua” di Bright Eyes, mentre in “Ancora” fanno la loro magistrale entrata gli archi di cui ho già parlato, signorili e aggraziati nell’accompagnare un timbro vocale leggero ma rude allo stesso tempo. “L’ortica” prende il suo cammino da un romanzo di Giorgio Vasta, vestendosi di un folk elegante e studiato in maniera minuziosa, in cui tutti gli strumenti – fiati ed archi su tutto – fanno capolino in modo stratificato, senza sopraffarsi mai gli uni con gli altri. “Parigi – Torino” gioca ancora fra la semplicità degli accordi e la raffinatezza delle progressioni degli archi, che si sposano magnificamente fra loro, ma ci sono anche cambi di registro, come succede, ad esempio, in “Cosmogonia”, una samba movimentata e spensierata, che conserva però quella vena pacata e timida, o “Ringiovanimento”, che saltella fra le corde e le immagini evocative, poetiche, dense, per poi virare verso un acuto assolo di armonica.

Senza dubbio questo album non è di facile digestione, complesso e stratificato - senza però strafare mai -  com’è. Ha bisogno di vari ascolti per essere compreso, tempo per essere apprezzato e attenzione per essere accettato, un prodotto non per tutti i palati, bensì per quelli più fini che usufruiscono della musica a 360 gradi, anche e, soprattutto, quando si tratta di dover spendere energie mentali per essa. Sicuramente da ammirare le capacità artistiche del cantautore e dell’ensemble, percepibili in ogni sfaccettatura di questo progetto.

 

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