Matteo Tambussi
Spiritual Slang (Ep) 2014 - Folk, Alternativo, Electro

Spiritual Slang (Ep)
18/02/2015 - 09:00 Scritto da Carlotta Freni

Un lavoro in cui la ricerca sonora della scena locale è palese e percepibile sin dalle prime note, ma che non rinnega le radici del cantautorato italiano

Un ep confezionato in casa, come la prima torta preparata nella tua nuova cucina nel tuo appartamento da emigrante in cui sei riuscito sommariamente a sistemare tutti i tuoi attrezzi, utilizzando gli ingredienti che sei riuscito a reperire nel market di quartiere. Questo è “Spiritual slang”, ep registrato da un artista italiano in un appartamento di Kreuzberg a Berlino: un dolce invitante che trasmette tutto l’amore profuso per la sua realizzazione e per chi si accinge ad ascoltarlo; perché cucinare per qualcuno è un atto d’amore, un po’ come fare musica bella.

A cavallo tra Italia e Germania, oltre che la vita di Matteo Tambussi, sono anche le sonorità di questo ep, caratterizzate da folk cantautorale ed elettronica. Una doppia identità artistica che si percepisce in tutte le tracce: 22 minuti di folk leggerissimo intriso di elettronica e malinconia macchiata di spensieratezza. “Island” apre le danze strappandoti il cuore in mille pezzi. Ci si accorge subito che la voce è di quelle accattivanti, melodiche, belle, un po’ alla Jack Johnson di “In Between Dreams”, che gli basta solo una chitarra e pochi altri artifizi per accompagnarti in una miscellanea di suoni e atmosfere metropolitane. Sulla stessa linea c’è “Goodnight”, terzo in ordine di scaletta, che in più offre un gioco di cori dinamico capace di trasformare folk elettronico di apertura in un pop dal sapore alternativo degno di ripetuti passaggi radiofonici.

“Berlin” abbandona il folk per prediligere l’elettronica, creando atmosfere cupe ma animate da cantati irresistibili, che ti sorprendono come uno spiraglio di cielo azzurro in una coltre di nuvole.
“DeeDah” è il pezzo che funziona meno; ha un intro fin troppo familiare, e l’orecchio corre subito a “Lonely Boy” croce e delizia dei The Black Keys. Andando avanti nell’ascolto ci si rende conto che questo tipo di pop mal si assortisce con i mood degli altri pezzi, decisamente molto più morbidi e interessanti nella loro struttura compositiva.

Nel suo complesso “Spiritual Slang” è una bella prova iniziale che si spera non sia un one-shot ben fatto ma l’inizio di un bel percorso di crescita; un lavoro in cui la ricerca sonora della scena locale è palese e percepibile sin dalle prime note, ma che non rinnega le radici del cantautorato italiano.

Vedi la tracklist e ascolta le tracce sul player nella versione completa.