Qualunque
Più simili ad Hannibal Lecter che a Gesù Cristo EP 2014 - Cantautoriale, Rock, Indie

Più simili ad Hannibal Lecter che a Gesù Cristo EP

L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che esistono in quanto esistono, di quelle che non esistono in quanto non esistono

La bio di Rockit di Qualunque recita, testuali parole, “Musica per fessi. Nulla da dire”. Le sue stesse canzoni lo smentiranno. Come Gorgia, che con falsa modestia si proclama privo di virtù da insegnare, Qualunque nasconde la propria figura dietro sciorinamenti di parole di proporzioni chilometriche. La descrizione dell’album, e anche qui mi limiterò consapevolmente al copia e incolla da Rockit dice ”Più simili ad Hannibal Lecter che a Gesù Cristo è un ep nato dall’esigenza di raccontare quei personaggi che compiono atti socialmente immorali e sbagliati che nella loro testa appaiono come giusti e necessari. Troppo spesso ci permettiamo di giudicare un atto o una persona senza neanche provare a comprendere ciò che passa nella sua testa. Il lupo nella fiaba di Cappuccetto Rosso agisce per istinto, magari ha anche una famiglia da sfamare, il fatto che tenti un omicidio per soddisfare i suoi istinti è qualcosa di socialmente inaccettabile ma, nella sua natura, normale e accettabile. La stessa cosa vale per molte persone, inserite nella società moderna, traviate da essa, lobotomizzate dai media e col cervello colmo di valori imposti e faziosi.” Insomma il secolare dibattito tra physis e nomos esattamente declinato nella prospettiva sofistica, ovvero: in mancanza d’intelligenza il nomos diventa più brutale della physis.

Il titolo dell’album non tradisce le aspettative, ci si imbatte in canzoni lunghissime. Troppo lunghe. "Più simili ad Hannibal Lecter che a Gesù Cristo" sfiora quasi il quarto d’ora, "La donna più triste del terzo Reich" e "Se al posto di Buzz Aldrin ci fosse stato un altro", rispettivamente di 5,48 e 4,48 minuti sembrano anch’esse non finire mai. I testi sono praticamente impossibili da ricordare anche a causa della sostanziale mancanza di ritornelli e, di conseguenza, di orecchiabilità.
I suoni sono appositamente sporchi, imprecisi, o, per meglio dire, garage lo-fi, sparati altissimi quasi a nascondere testi di un’importanza mai vista.
È un totale ribaltamento di prospettiva che porta lo sfondo sfocato di alcune foto in primo piano rispetto all’oggetto fotografato. Le illustrazioni che accompagnano l'album sono un unicum commissionato all'artista già autrice delle illustrazioni di "Senontipiacefalostesso uno" de L’Officina della camomilla, che ricordano i paesaggi del ciclo Piazze d’Italia di De chirico.
È un ep, ma è un ep monumentale. Tutto è così squisitamente indie. Per quanto sia sempre limitativo individuare parallelismi con altre band il primo pensiero che sorge è quello di un'imitazione fallace dei Clap your hands say yeah che risulta più simile a L'Orso in chiave psichedelica con gli ideali di Rousseau. Sì, questa è esattamente la frase che ho pensato, limitandomi consapevolmente al copia e incolla del mio cervello. La realtà è che andandosi a leggere accuratamente i testi traspare una capacità retorica eccezionale. Non esiste parola forzata, fuori posto o fuori luogo anche se non in rima, è una perfezione formale degna di uno stilnovista.
Qualunque è in grado di esprimere argomenti complicati attraverso l’uso di termini semplici, senza fossilizzarsi nell’aulicità e nell’intellettualismo velleitario che caratterizza la maggior parte dei suoi colleghi italiani, generalmente, meno audaci e meno capaci di scrivere. I testi sono lunghi perché le cose da dire sono troppe, punto. Ed è vero che questo porta a scompensi con la musica. Luca Milani non è fatto per la musica semplicemente perché con essa non condivide i tempi. Ma credetemi, dovesse girare un film o, ancora meglio, scrivere un libro, sarebbe sicuramente un capolavoro. Devo ammetterlo. Ci spero un po’…

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