Pappacena/Vezzani
Blake 2014 - Alternativo

Blake

Opera musicale omaggio al grande poeta inglese William Blake. Tutto è al suo posto, perfettamente riuscito. Complimenti.

“Blake” di Fabio Pappacena e Giacomo Vezzani è un progetto ammirevole, magico, dolcemente romantico, ingenuamente sorprendente. Lo dice il titolo che il protagonista, qui, è William Blake. Scelta azzardata, ma tutte le paure sono state spazzate via fin dalla prima quartina del poema “Auguries of Innocence” e dall’introduzione seguente (“Introduction”), posta da Blake stesso a capo della raccolta "Songs of Innocence", che è una dichiarazione degli scopi e dei temi dominanti dell’opera ed è bellissima, perché è il trionfo dell’ingenuità, dove il poeta si fa cantastorie e pifferaio per un bambino raccontandogli una storia su un agnello.
E poi ci sono tutte le frasi più note e rappresentative del (forse) più grande poeta inglese, tipo “The imagination is not a State: it is the Human existence itself” (“The imagination”), dove si dichiara l’essenzialità dell’immaginazione per l’esistenza umana; oppure le “porte della percezione” che devono essere purificate per svelare l’infinito che c’è dietro (“if the doors of perception were cleansed, every thing would appear to man as it is, infinite”), che hanno ispirato anche un certo Jim Morrison.
Non credo sia necessario qui riportare tutti gli altri poemi scelti dal duo Pappacena/Vezzani per quest’opera musicale, bisogna solo ascoltarla in silenzio e farsi trasportare in quel mondo nascosto che solo la poesia più alta può svelare.

In realtà Pappacena e Vezzani non sono i primi a tessere il legame tra musica e poesia. Le due arti sono nate insieme, quando i poeti erano cantori, Baudelaire ha parlato di “corrispondenze” tra le sensazioni e le arti, ma anche nella musica del XX secolo il legame tra le due è stretto (penso a Coleridge che ha ispirato “Powerslave” degli Iron Maiden, ai Draconian che hanno ripreso lo stesso Blake in “Dead world assembly” e ce ne sarebbero tanti altri). Insomma, musica e poesia sono inseparabili e sembrano essere nate una per l’altra. Qui trionfano entrambe e le parole dei poemi sembrano essere cucite addosso al susseguirsi delle note tipiche del rock più classico, e viceversa, come un filo rosso che unisce due pezzi di stoffa di cui si è perso il capo, dove ogni passaggio è sfumato e tutto sembra al suo posto. Complimenti.

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