Ulan Bator
Abracadabra 2016 - Sperimentale, Dark, Post-Rock

Abracadabra
17/02/2016 - 10:00 Scritto da Manfredi Lamartina

Il ritorno di una band che da vent'anni conta parecchio

Si intitola “Abracadabra” ma la magia non c’entra se dietro c’è Amaury Cambuzat con gli Ulan Bator. C’è semmai una musica che ha a che fare con il concetto di credibilità. Che cosa rende credibile un artista? Nel caso degli Ulan Bator la risposta potrebbe essere qualcosa di anomalo e semplice al tempo stesso: avere rispetto del proprio talento. Non è poco e non è facile: il prezzo da pagare per molti è insostenibile. Non per Cambuzat.

“Longues Distances” è notte che si trasforma in note, folk che si fa avanguardia e overdrive, piglio avant-garde che diventa reiterazione e ipnosi: se qualcuno dice Swans non sbaglia poi così tanto. “Coeurrida” è post rock tipicamente Ulan Bator, con pochi versi sussurrati che creano increspature all’interno di un crescendo azzeccato. Ancora più bella ed emozionante è “Ether”, una canzone costruita per raccontare l’epica, qualcosa che gli Arcade Fire hanno volutamente perso per strada e di cui si sente tuttora la necessità. “Eva Kedebra” evidenzia il lato più dissonante e sonico della band, un suono che oggi sembra alieno e fuori schema ma che negli anni Novanta ha contribuito a sdoganare un altro modo di intendere e mettere in pratica la parola indie. Ecco insomma che cos’è “Abracadabra”: il ritorno di una band che per vent’anni ha contato tanto da questa parte del mondo e che continua a significare parecchio.

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