Senhal
Parapendio 2016 - Pop, Alternativo

Parapendio
28/04/2016 - 10:00 Scritto da Alice Tiezzi

Con l'esordio sulla lunga distanza i Senhal superano le aspettative già alte che ci erano state date in precedenza.

I Senhal ci avevano lasciato con un ottimo assaggio fatto di appena due brani, mentre dalla nostra speravamo di ritrovarli in un  futuro non troppo lontano sullo stesso più che discreto livello che avevano calcato senza fatica. A conti fatti possiamo dire con una certa fermezza che "Parapendio" non delude affatto le aspettative, piuttosto le alza notevolmente.

Il brano che apre il disco ha un incipit elegante ed ombroso, un perfetto mix fra un aristocratico Bianconi e un riservato Di Martino, ed è in un attimo che il pezzo si apre senza indugi a sonorità ruvide e solide come solo una band già ben rodata da tempo può fare. E ci si accorge ben presto di star planando in cieli ampi fatti di un basso pulsante sempre in pole position, anche dove non te lo aspetteresti, una chitarra di un pop raffinato ma deciso e una batteria che riempie perfettamente gli spazi circostanti mai vuoti, come accade in "Grande Schermo" o nella più sostenuta "Panoramica". L'elettronica fine e mai invadente trova sbocco in tutti i pezzi del lotto, nonostante di base si parli una lingua pop, con un occhio di riguardo al passato e uno fisso verso il futuro, come accade in "Duemila". I suoni dell'intero disco sono rotondi, puliti e senza sbavature nel provare costantemente -riuscendoci senza dubbio- ad uscire dal ricorrente schema della più classica forma canzone. Nessun brano si risolve mai come ce lo aspetteremmo ("Mentre Stai Con Me" o "Fiori", con i loro richiami new wave), tutto ha un proprio corso mai scontato o banale, come se i Senhal cercassero sempre un sentiero alternativo che si inerpica fra suoni liquidi e languidi ("Propagare", che è come un cuore pulsante) ed atmosfere che fatichiamo a non associare a band ampiamente mature ("Bianco", con le sue reminescenze alla Lucio Dalla). E che cosa dire di "Nonluogo", brano che chiude magnificamente il lavoro dei Nostri, tocchi delicati e lisergici come quelli di un sogno che, non appena finito, fa venire voglia di piangere, ma in maniera dolce e malinconica.

Dietro l'esordio su lunga distanza dei Senhal c'è insomma un gran bel lavoro, un'accurata ricerca sonora che supera di gran lunga, come detto inizialmente, le aspettative già alte che avevamo in partenza e tutto ciò porterà sicuramente dei bei frutti, basterà solo saperli raccogliere dagli alberi giusti, che spesso sono proprio qui, vicino a noi.

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