Pianta Stabile
FEEL THE TIME 2015 - Folk

FEEL THE TIME

Era veramente il momento per i Pianta Stabile che aprono la propria carriera con un disco quasi perfetto

"Feel The Time" è il titolo del primo album dei Pianta Stabile, con otto brani originali e due tratti dalla tradizione country americana dei primi del 900. 
Il trio, composto da Marco Monopoli, Luca Pianta e Fabrizio Del Vecchio si è incontrato nel 2013 e ha costruito un'affinità musicale che li fatti confluire in un genere poco battuto in Italia, il country.
I Pianta Stabile scelgono di cantare in inglese e di affondare le mani in sonorità spoglie e radicali. Lontani dal country patinato del XI secolo loro si rifanno a gente come Robert Johnson; rievocando l'essenza quel suono tradizionale.
Anche la scelta di inserire "Pay Day" e "Fare thee well", due brani popolari country, indica quanto i tre musicisti tenessero a mostrare il loro percorso come legato alla ricerca più che allo sperimentalismo. 
In tutto l'album aleggia una patina di nostalgia evocata molto bene dalla chitarra resofonica, magistralmente suonata da Marco, e dall'armonica di Fabrizio.
Il disco si apre con la ballad "Those Men" e prosegue con la bella "Jack Roof". Questa è il racconto della vita di un giovane personaggio sfortunato e solo. Il pezzo è un bell'esempio di come si costruisce un brano country: intro e ritornelli coinvolgenti, ricchi di ritmo, e strofe rallentate in grado di raccontare una storia e di non far perdere all'ascoltatore il senso del testo. 
Si prosegue con "Keep Me Alive" dove viene trattato il tipico tema della voglia di scappare dalla campagna per vivere l'avventura della città. Esperienza che risulta sempre insoddisfacente e dove la nostalgia di casa e del countryside si rivela. 
Il disco funziona molto bene e, soprattuto, mostra come il country possa essere suonato e scritto bene anche da tre ragazzi italiani.  Il concetto che si estrapola è l'effettiva cosapevolezza, dei Pianta Stabile, di un genere che racconta profumi, sapori e paesaggi sperduti, solitari e ricchi di spiritualità. Quella knowledge tipica delle tradizioni e dell'eredità perpetrata da vecchi a giovani. 
I brani che più coinvolgono sono quelli con un ritmo incalzante, dove chitarra e percussioni costruiscono un sound ballabile e divertente. "On My Way", settimo brano dell'album, ne è il perfetto esempio. Chitarra, percussioni e contrabbasso costruiscono un'atmosfera elettrica, il suono cresce fino a trionfare con l'esplosione del trombone.
Unica nota dolente dell'intero lavoro è l'accento inglese un po' zoppicante e, ancora, troppo italiano.
Il disco è, nel complesso, un ottimo lavoro di scrittura e composizione. Da ascoltare e riascoltare durante un viaggio, magari in macchina alla scoperta di qualcosa di nuovo e sconosciuto. 

 

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