Tommaso Di Giulio
LINGUE 2018 - Cantautoriale, Pop, Indie

LINGUE
24/04/2018 - 09:00 Scritto da Natan Salvemini

Quando vita e arte s’intersecano i risultati si toccano con mano. Come in “Lingue”, il nuovo disco di Tommaso Di Giulio

Tommaso Di Giulio è il John Fante della musica italiana? Mi prendo tutta la responsabilità del paragone sconsiderato. Come per Fante infatti lo stile potrebbe essere quello dei più classici, accomodante, eppure è come se tra le righe vi si scorgesse qualcosa di profondamente anarchico e, se vogliamo, genuino. Nel caso di Fante la letteratura americana più pura fa da sfondo a uno degli autori forse più sinceri della letteratura mondiale. Un impianto narrativo alla Salinger, per intenderci e volendo semplificare di molto, quindi adolescenziale e post-adolescenziale, ma anche molto intimo e tormentato, e che si unisce a uno stile quasi totalmente parlato. Nel caso di Di Giulio lo sfondo è il cantautorato più comune e pacifico. In realtà la sua opera non è niente di tutto questo e in ogni caso nulla di scontato o prevedibile. Ha questa capacità di saper raccontare, senza troppe smancerie e andando subito al punto delle cose, a volte nascondendosi appena dietro alle parole ma senza farlo pesare, con estrema naturalezza. Così come sono apprezzabili le scelte melodiche che fa, a prima vista semplici, ma studiate fino all’iperdettaglio.

Il brano più bello di “Lingue” è “Il mese più caldo”, una leggerezza argomentativa piacevole, in equilibrio instabile sopra riff di chitarra sinuosi e astuti. “L’acqua su Marte” è il pezzo invece più brunoriano, carico comunque di un’identità ben definita e che non ha bisogno di chiedere prestiti a nessuno. “Le notti difficili”, anch’esso uno dei pezzi migliori, munito di avvenenti trovate come “e portami le medicine / contro la paura della morte”. Simili negli intenti anche “Prendiamo esempio”, “Canzone per S” e di seguito notevoli risultati come “A chi la sa più lunga”. Delude un po’ invece “Da lontano” che con un parte vocale in inglese crea uno strano effetto Zucchero che non si augura proprio a nessuno.

“L’umidità” conferma lo spessore di un artista che dà la sensazione all’ascoltatore soprattutto di divertirsi, prima ancora che suonare e scrivere canzone come necessità esistenziale. “Piangi pure” e “Quello nello specchio” sono il congedo a conclusione di un lavoro che eleva la produzione di Di Giulio a opera matura e che inizia a coronare il tracciato del suo tempo di godibili conferme. Quando vita e arte s’intersecano i risultati si toccano con mano e finiscono sotto gli occhi di chiunque. Le lingue del titolo sono senza numero e corrispondono alla miriade di sguardi, parole e situazioni che siamo soliti incontrare in quel incantevole e un po’ sgangherato viaggio chiamato vita.

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