UNA (Marzia Stano)
AcidaBasicaErotica 2018 - Cantautoriale, Rock, Elettronica

AcidaBasicaErotica
06/11/2018 - 09:00 Scritto da Emma Bailetti

UNA è pura schiettezza, pensieri diretti, sarcastici e senza filtri, pop ed elettronica, ballabile ed orecchiabile, eppure assolutamente attuale.

Diretta, schietta e senza filtri, romantica e sensuale, elettro-pop, orecchiabile e ballabile e comunque assolutamente attuale e impegnata. Marzia Stano, in arte UNA, torna dopo 4 anni dall’album precedente con "AcidaBasicaErotica", un disco che mantiene le caratteristiche dei lavori precedenti, aggiornandosi e tenendo il passo della contemporaneità.
Il contrasto tra melodie apparentemente leggere e superficiali e i temi, lo sguardo critico e sarcastico sulla modernità, può lasciare perplessi, ma alla fine crea una sorprendente idea di completezza. Nella sua ossimorica bipolarità non tradisce scarsa convinzione o consapevolezza, ma anzi alimenta l’idea che si possa parlare di cose serie anche senza risultare presuntuosi o distanti.

Si parte con “Chimica” ed è subito il liceo, la professoressa di scienze che tenta di rendere interessanti bizzarre formule chimiche, i primi affetti e le prime scoperte su se stessi, le convinzioni ribaltate e la chimica tra le persone al di là dei pregiudizi, ché “la chimica è chimica e non c’è una ragione, la fisica è fisica e si chiama legge d’attrazione”; “Sud di me” scaraventa sulle spiagge d’agosto affollate in Salento, sottolineando le differenze sostanziali tra i suoni, i colori e il cielo di Milano. “Eretica” è pura attualità: i trentenni a casa con i genitori, il paradosso di chi – laureato – fa la gavetta per una vita e chi – da valletta – fa politica, la necessità di emigrare contrapposta alla voglia di restare. E se sembra tutto così banale forse è solo questione d’abitudine. E non dovremmo mai abituarci a questi paradossi. Così come non dovremmo mai abituarci ad una realtà filtrata e non vissuta, che domina “Hikikomori”, brano centrale dell’album, che è l’isolamento patologico sempre più frequente che ci fa chiudere dentro casa con la convinzione di mantenere i rapporti sociali attraverso le luci degli schermi che ci circondano, di poter soddisfare ogni bisogno senza contatti diretti. Nonostante il tema, di cui parla con una semplicità e schiettezza disarmanti, la melodia resta in testa e si canticchia per giorni.

“Ti vedo in ogni cosa” si stacca un po’ dagli altri brani, mettendo da parte per un attimo l’attualità e la sarcastica denuncia, per abbracciare l’amore e l’affetto più puri, la percezione di te in ogni cosa che mi circonda e il riempirsi di questa perfezione che fa sentire vivi. Da qui si apre un filone di brani che parlano d’amore in tutte le sue declinazioni: “Baci a vanvera” canta la necessità di baci a tutti i costi e di tutti i tipi, ché la bellezza salverà il mondo solo se gliene diamo la possibilità e siamo capaci di coglierla e crearla. L’idea si alimenta in “Marie”, che è più lenta e intermittente, parzialmente cantata in francese, parla di rabbia e violenza scagliate su chi si dice di amare, partendo dal controverso caso del femminicidio di Marie Trintignant da parte del compagno, e anima dei Noir Désir, Bertrand Cantat. “2556” è la rassegnazione dell’amore che finisce dopo 7 anni (2556 giorni per la precisione) e la consapevolezza che “qualcuno ti ha reso felice ma non sono io”, ma anche la bellezza del ricordo del tempo passato assieme. “Per sempre”, infine, ne è la diretta continuazione e contemporaneamente il suo opposto (e proprio per questo si trova esattamente al posto giusto): la fine si ricongiunge con l’eternità, lo sconforto e la rassegnazione lasciano il posto alla voglia di divertimento senza paura, pregiudizi e vergogna, ché la vita è una e va vissuta a pieno.

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