She Quan
The Panther's Room 2018 - Jazz, Indie, Alternativo

The Panther's Room
01/07/2019 - 19:37 Scritto da Doriana Tozzi

Gli She Quan ci aprono le porte della “stanza della pantera” con il disco “The Panther’s Room” che nasce dalla poesia ma procedere su un suo binario narrativo

La musica permette di creare mondi e distruggerli per poi crearne ancora di nuovi, instancabilmente. La musica strumentale, utilizzando esclusivamente il linguaggio della musica stessa, fatto di parole a forma di suoni e di frasi che assumono tonalità e colori sempre diversi in base alla grammatica delle emozioni, riesce a rendere ancora più tangibile questo processo di creazione e di distruzione e di ciclico cambiamento del panorama che ci circonda, perché non segue il racconto delle parole ma quello più ampio e libero delle note.

Certo è che entrando in “The Panther’s Room”, recente fatica discografica degli She Quan, ci si trova in una stanza gialla come la copertina ma anche come la suspence, la tensione continua creata dagli strumenti, che si muovono con passo felpato e sguardo furtivo dentro questa “stanza della pantera”. Appunto al libro di poesie “La stanza della pantera” si fa riferimento, benché qui il titolo sia trasposto in lingua inglese, ma il collegamento con le poesie non impedisce al disco di procedere ugualmente su di un suo binario narrativo.

La pantera magari vaga di notte rubando istanti preziosi e sogni da chi, non sapendo cosa farsene, li ignora, lasciandoli incustoditi. La pantera li raccoglie in un sacco nero e li porta tutti al sicuro nella sua stanza, rendendoli magicamente oggetti solidi non appena varcata la soglia di questa “Panther’s Room”. Ammirandoli poi alla luce del sole, giallo, la pantera decide chi merita di ricevere in dono il frutto delle sue rapine a fin di bene.

Questo potrebbe essere uno dei sette miliardi di scenari plausibili ricreati dall’ensemble degli She Quan, capitanata dal bassista Giacomo Ferrari, autore dei brani e delle poesie.

L’architettura della “Panther’s Room” è particolare ed insolita: la stanza infatti è composta da cinque pareti, le cinque intense suite di jazz sperimentale dal gusto moderno e cinematografico che vivono soprattutto tramite i racconti appassionati del sax, vivace e pullulante di descrizioni che non lasciano indifferenti, ma si suggellano con la ricca sezione ritmica, formata da basso, batteria, percussioni ed effetti, che non si limita mai semplicemente a “portare il ritmo” ma aiuta a ricreare frasi, umori, sensazioni, rendendo questa gialla stanza straripante di espedienti e storie da raccontare.

Un ottimo disco da ascoltare e riascoltare più volte per coglierne pian piano tutti i dettagli.

 

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