Zafarà
Balordo 2018 - Cantautoriale, Rock, Rock d'autore

Balordo
05/08/2019 - 18:56 Scritto da Emma Bailetti

“Balordo” è un disco fatto di 11 brevi storie capaci di raccontare vite intere, con l’attitudine cantautorale che da De André conduce fino ad Ivan Graziani e Benvegnù.

Zafarà è cantautore siciliano e “Balordo” è il suo primo album. I brani sono piccoli racconti, storie da cantare, istantanee di momenti e situazioni. Così “La canzone dei Pazzi”, impregnata di cantautorato rock, è un elogio della pazzia che va al di là dei pregiudizi, un manifesto dei pazzi, che siano quelli d’amore, quelli d’ebbrezza o quelli di passione.
Il disco nasce fondamentalmente tutto intorno a “Balordo”, quarto brano del disco e non a caso titolo dell’album. Sergio Zafarana stesso racconta che si è ispirato a un innamoramento in un carcere minorile da parte di un detenuto per un’operatrice. E quel ragazzo, be’ sì, è un “balordo”, ma anche capace di sentimenti. L’attitudine a cantare gli ultimi e il contrasto tra colpe, peccati e sentimenti è tutta cantautorale (De André su tutti); nelle scelte musicali e nello stile Zafarà richiama invece un più movimentato Ivan Graziani o più rock (e moderno) Benvegnù.
Tra i brani degni di nota “Valigie disfatte” è una delle più belle: avvolta da note di malinconia, lenta, racconta paure e inquietudini, solitudini e fallimenti, lasciando aperta comunque la porta della speranza di un avvenire migliore; “Sfioriva Settembre” è la caducità dell’autunno e quella della vita, è il coraggio di andarsene “senza paura di restare solo”, dove i ricordi si scontrano con un futuro incerto e l’abitudine col dolore del cambiamento. “La giostra” è ebbrezza d’amore, fuga e inseguimento, un continuo movimento di corpi su un valzer di chitarre; “Amica mia”, invece, è inganno e illusione, l’importanza del dialogo e delle parole dette guardandosi negli occhi, l’immutabilità di certi sentimenti.
“Vladimiro” chiude il disco, anche se è una delle prime ad essere stata composta: Vladimiro è un sognatore rancoroso, pieno di rimorsi, e il brano è la sua notte inquieta, come quella di ognuno di noi.

Insomma Zafarà canta le nostre paure ed inquietudini attraverso brevi racconti della durata di una canzone capaci di raccontare vite intere. Un buon lavoro e un ottimo inizio, con qualche dettaglio ancora da affinare.

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