Lucio Corsi
Cosa faremo da grandi? 2020 - Cantautoriale, Rock d'autore

Cosa faremo da grandi?
17/01/2020 - 09:40 Scritto da Simone Stefanini

I personaggi delle canzoni di Lucio Corsi provengono dalla Maremma glam che il cantautore sembra abitare nella propria testa, e sono protagonisti di 9 canzoni scritte e arrangiate in modo impeccabile

Quando il cervellone elettronico mi ha chiesto di inserire l'album Cosa faremo da grandi? di Lucio Corsi in un qualche genere, ho cercato con il lanternino la definizione "cantautorato glam", ma il cervellone ha iniziato a fumare, a emettere scintille e non se n'è fatto di niente. Effettivamente un po' lo capisco, perché Lucio Corsi è enigmatico e apertissimo allo stesso tempo, non collocabile di primo acchito e ancor meno dopo che l'hai seguito una vita. Ne ha fatta di strada il maremmano con la chitarra acustica: negli anni ha allungato i capelli, è diventato modello per le creazioni over the top di Gucci, ha scritto e arrangiato le sue canzoni sempre meglio dopo aver fatto una gavetta di aperture di successo, tipo il tour coi Baustelle. Proprio Francesco Bianconi, insieme ad Antonio "Cooper" Cupertino, ha prodotto il nuovo album di Lucio, che a scanzo di equivoci, è proprio bello.

Il suo titolo è quella frase che si dicono un po' tutti quando sembra che stiano buttando la propria vita, ma l'album sembra dedicato proprio ai sognatori, che si immolano in imprese impossibili e non riescono quasi mai. Il pensiero è quello che conta. 9 canzoni, la prima la conoscevamo già ed è deliziosa, specie se accompagnata dal video di Tommaso Ottomano. Cosa faremo da grandi?, instant classic. La prima sferzata di glitter arriva con Freccia Bianca, che introduce il fattore chitarra in stile Moot The Hoople o T.Rex (ma anche il primo, santissimo Alice Cooper) in una ballata che fa esplodere l'applausometro. Chitarra che torna anche ne L'orologio e fa orchestra da sola, mentre Lucio usa la voce su nuovi registri.

Trieste e Onde trasudano poesia surreale, col piano la prima, più folk marinaro la seconda, ma per il folk vero e proprio, alla Bright Eyes o, se preferite, Ivan Graziani, c'è Senza Titolo. Amico Vola Via potrebbe essere una storia di Benni o di Garcia Marquez e quegli assoli di chitarra quando il pezzo si apre, ci stanno proprio d'incanto. De Gregori fa capolino da Bigbuca, ma una strana magia lo rende ibridato con David Bowie. Piano e orchestra concludono le nuove composizioni, mentre Lucio narra la storia de La Ragazza Trasparente

Vi sembrerà una recensione monca, ma non starei troppo a parlare dei testi. Di quelli, Lucio Corsi era un campione anche all'esordio. In pochi, come lui, sanno descrivere una storia che sembra vera e inventata allo stesso tempo, di personaggi che potrebbero popolare la Maremma glam che Lucio sembra abitare come stato mentale nella propria testa. Anche lui, d'altronde, sembra un personaggio delle sue canzoni: il ragazzo magrolino che parla con gli animali e dedica loro concerti vestito e truccato come se stesse per suonare l'ultimo concerto di Ziggy Stardust all'Hammersmith Odeon a Londra. I testi, dicevo, imparateli da soli ascolto dopo ascolto: ne vale davvero la pena.

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