Tim Van Eyck
Vanishing Mediator- A Self Portrait 2020 - Strumentale, Acustico, Ambient

Vanishing Mediator- A Self Portrait

Un album d’impronta cinematografica, una colonna sonora che esplora l’io dentro e fuori di sé

Immaginiamo un piccolo quartiere di una grande città in cui ci si conosce tutti almeno per nome o per sentito dire, sebbene nessuno sa cosa avvenga davvero nelle case degli altri. Vivere così è rassicurante e terribile, per l’inerzia che ci chiude in una quotidiana routine rimanendo uguali a noi stessi, soli e insoddisfatti; solo quando entriamo in relazione con l’altro una inaspettata vitalità ci pervade: usciamo dal nostro mondo per scoprirci nel mondo. L’album di Tim Van Eyck è la colonna sonora di questa esplorazione e “Vanishing mediator – a self portrait” caratterizza personaggi che si lasciano e si perdono, condividono un tratto di strada, restano per sempre uniti, rimangono per sempre soli. La narrazione musicale aderisce compiutamente ai contenuti, in una sorta di dialogo continuo tra l’io ripiegato su sé stesso e l’io che esce da sé stesso alla scoperta degli altri.

Le tracce del disco, d’impronta cinematografica, hanno uno sviluppo pensoso e malinconico quando è il pianoforte a suonare e l’individuo resta chiuso nella solitudine delle sue barriere interiori fino a liberarsene del tutto (“Reflect”, “Remember”, “In blue”, “Rebirth”, “Imago”, “Ad infinitum”); di contro assumono un’atmosfera più dilatata quando gli archi scivolano morbidi per sedimentarsi nelle orecchie di chi ascolta (“Part 1 – interpellation”, “Part 2- cathexis”, “Part 3 – extimacy”).Questo è il momento in cui il vissuto individuale incontra l’esterno.

L’album di oggi è un lavoro strumentale, senza testi, dalle composizioni riflessive, liquide ed eteree, un’esperienza sonora che lavora per immagini e suggestioni interiori. Da indagare.

 

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