Jolly Mare
Epsilon 2021 - Funk, Elettronica, Ritmi

Epsilon
14/09/2021 - 01:53 Scritto da ◄Mãtteo Cioni

Jolly Mare toglie il freno a mano e ci regala un album fuori dal tempo, da ballare ad infinitum

In giapponese la parola 'omakase', la cui traduzione letterale è 'mi affido a te', viene usata nei ristoranti di sushi per lasciare libera scelta allo chef sulla selezione delle pietanze che verranno servite durante il pasto. L'ultimo album di Jolly Mare, in arte Fabrizio Martina, è un'esperienza che, proprio come si intuisce dalle parole con cui International Feel presenta il disco, ricorda molto l'omakase. In questo album Jolly Mare abbatte ogni sua titubanza e si lascia trascinare da tutte le sue influenze, con disco e funk che, proprio come nei suoi dj set, fanno da padrone, vivacizzate da una varietà strumentale impressionante, con la lista di strumenti che comprende anche numerosi synth analogici che farebbero gola anche ai collezionisti più incalliti.

Nonostante la grande varietà strumentale e la moltitudine di influenze stilistiche, questo disco si presenta comunque come un'opera coesa e piuttosto omogenea, in cui le tracce sono accomunate da una vivacità e una vitalità contagiosissime, fatte di linee di basso e groove con i quali è quasi impossibile non mettersi a ballare. A questi elementi che già avevamo potuto ascoltare in passato nella discografia di Jolly Mare si aggiunge anche il cantato, una sorpresa graditissima, che possiamo ascoltare in tracce come Sabbia Bianca e L'Età dell'Oro, che sembrano parlare di mondi lontanissimi, come direbbe Franco Battiato, a cui è impossibile non pensare, specialmente durante l'ascolto della seconda di queste due canzoni. La prima, in apertura dell'album, è perfetta per calarci nel reame sonoro di Epsilon, con una lunga introduzione strumentale fatta da una serie di elementi ritmici come bonghi e conga che vanno ad intrecciarsi su una frase di basso tanto semplice quanto ipnotica, sui cui irrompe poi la voce, che per il modo in cui è effettata pare quasi provenire da un'altro mondo. Forse L'Età dell'Oro, con il suo pseudo-scatting e il suo assolo paziente o Il Capriccio, con la sua infinita danzabilità, sono tracce costruite meglio, però non possono tenere testa allo sfacciatissimo coraggio del riff di chitarra elettrica dell'opener. In mezzo a questi deliranti assoli di synth e ritmi incalzanti, i mondi e le etnie lontanissime di cui sopra, che sia attraverso progressioni arabeggianti o tramite pizzicate di chitarre saracene, fanno spesso capolino all'interno di questo disco, integrandosi perfettamente nel sound dell'album e conferendogli un misticismo barocco che è indubbiamente uno dei punti di forza di Epsilon. Queste sfumature etniche non sono che un altro esempio di come Fabrizio non si sia limitato nella stesura di questo disco, un aspetto a cui lui stesso ha fatto riferimento in occasione del lancio del singolo:

"Tutto è cambiato quando ho smesso di farmi domande ed ho abbracciato le complessità e le contraddizioni che avevo dentro trasformandole nella musica migliore che ero in grado di fare."

Quale nome più adatto per il singolo quindi se non Vivo? Una traccia che inizia con una misteriosa frase di un synth che sembra quasi un flauto e che poi è sospinta da un vorticoso susseguirsi di progressioni di chitarra elettrica, interrotte soltanto dalla voce di Angela Sanfrancesco, che ci grida dell'incontenibile gioia nella realizzazione di esser vivi. Questa ultima fatica di Jolly Mare quindi, prima di un album sembra davvero essere una liberazione, una raccolta di tracce che pare averlo privato di un peso ingombrante, limitante, che in qualche modo lo aveva frenato in passato. Se davvero fosse così, è realistico pensare che questo possa essere un nuovo punto di partenza per il musicista salentino e che questo davvero non possa che essere il primo morso del personalissimo omakase di Fabrizio Martina.

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