Robertina
Cuore (w/ Gatto ciliegia contro il grande freddo) 2006 - Cantautoriale, Pop, Elettronica

Cuore <i>(w/ Gatto ciliegia contro il grande freddo)</i>

Cristina Donà potrebbe sorriderne. Se avesse frequentato il Piper, sarebbe stata così. E se Cristina Donà sorridesse, noi la seguiremmo a ruota.

”Cuore” è un disco buffo, irriverente e scanzonato al punto giusto, per quanto possa essere definito “scanzonato” un cd descritto da Casasonica come “un’opera d’arte sonora”. Di sicuro un progetto impegnativo, che fonde lo spirito romantico-gioioso dell’epoca di chi ha ascoltato i juke-box e si ricorda a memoria le battute di "Grease", con il gusto contemporaneo. I brani riproposti erano negli anni ’60 pezzi da godersi facendo il ballo del mattone. Patrimonio della cultura musicale di un paese. Come sia nata l’idea di unire il post-rock dei Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo alla limpida voce dell’esordiente Roberta Magnetti, non è dato saperlo. Di sicuro c’è che non si tratta di un progetto destinato a finire nel dimenticatoio dopo tre concerti in qualche locale sperduto ai confini del Piemonte. Anzitutto perché i Gatto Ciliegia non sono band da locali sperduti ai confini del Piemonte. Poi perché Robertina interpreta bene brani mica facili e lo fa a modo suo, senza ricalcare con inadeguata ostentazione esempi da accademia musicale per giovani allo sbaraglio. Infine perché risulta potenzialmente apprezzabile sia dai più giovani che conoscono Casasonica solo attraverso i Subsonica, sia da quelli che al Piper c’erano davvero e scavano nel mare dei ricordi grazie all’intervento quasi prodigioso della giovane Robertina. Sembra quasi si senta lei, legata a un granello di sabbia. ”Ti voglio cullare, cullare posandoti su un’onda del mare del mare”. Sensazione che si avverte nei suoni tesi alla pura sperimentazione composti dai Gatto Ciliegia, qui in veste di perfetto gruppo spalla. Menzione speciale per “Cuore” che, oltre a dare il titolo all’album, vede la partecipazione di Max Casacci: dopo essersi occupato della produzione artistica di “L’Irrèparable”, quarto album dei Gatto Ciliegia, è entrato pure lui negli anni ’60 con la chitarra elettrica.

Un cd di cover che convince persino una anti-cover come la sottoscritta. L’opera prima di Robertina costituisce inaspettata eccezione. Non un imbarazzante tentativo di dare spessore a brani che lo avevano già. Bensì un dare nuova linfa e nuovi ritmi a pezzi già in se ricchi di genialità d’autore. Chi non ha mai ascoltato “Nessuno ti giuro nessuno nemmeno il destino ci può separare”? Ritmi allegri e vivaci, un po’ da balera, e unici proprio per questo. Robertina ne fa dell’altro. Rallenta, scandisce le parole, non canta, recita una poesia fatta di parole semplici. Musica leggera che risale a decenni fa, appunto. “Senza Fine” di Gino Paoli. “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo. E poi chi se lo sarebbe mai immaginato Fidenco nel noise synth di Ale Bavo? E “Fino all’ultimo minuto” immerso in strascichi di chitarra elettrica? Nessuno, probabilmente. Ma è così che nasce la bellezza. Quando meno te lo aspetti.

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