Jagermasterz
Jagermasterz 2007 - Hip-Hop

Jagermasterz

L’hardcore è un sentimento/l’hardcore non è nulla più che una parola/l’hardcore è una moda. Al di là di tutto l’hardcore esiste, che sia uno stile o un’attitudine stravagante di essere lontani dalla convenzione classica di un genere musicale, qualunque esso sia. Crudo, rauco, intestinale. E quant’è vero che esiste, Roma è forse la madre italiana che più pullula di gente pronta a farlo nel modo più deciso e sentito che c’è.

Figli fratelli i Truceboys hanno la patente per essere a ragione univoca tra i migliori in Italia disposti a credere nella capacità di questa arroganza artistica riversata su un genere, l’hip hop. Loro/bersaglio, loro/idolatrati, loro con la stagnola in fiamme. Comunque vada loro sfornano da cinque anni produzioni che li portano dritti verso una consacrazione sopra le righe, che piaccia o no, al fianco di nomi storici della scena, in una vampata rap italiana che da un decennio fermenta al di là delle copertine controcorrente degli ultimi tempi.

Recente lavoro del clan capitolino è quello realizzato dal connubio tra due giovani veterani del quartiere truce: Mystic1 e BenettiDC, portati a braccetto da Dj Demis in questo primo "Jagermasterz". E come Noyz Narcos e Chicoria, come Metal Carter e Gel, anche loro si presentano sull’altare come il migliore incastro-lego che il clan potesse sperimentare, aprendo la tua calotta celebrale ad impulsi hardcore che fanno della coppia un grande matrimonio artistico, senza fede né bandiera.

Targato 2005 ma solo quest’anno alle prese con la prima prova discografica, “Jagermasterz” è un impasto di basi rocciose, dodici tracce dallo stile tirato e fiero, a testa alta nonostante il sapore dei testi, aspri e disillusi: nessuna retorica sul marciume, nessuna filastrocca sulla nostra implosione di sistema. Sei già morto e parla a tu per tu col disagio. Constatazioni di un decesso. Lessico violento e metrica spezzata. E se non ci si rispecchia in nulla, e se è vero che ci mangiamo tutto quello che c’è di buono intorno, qui si canta con la consolazione di un disagio onesto, non malato né rabbioso fino a grondare sangue: si parla con la testa, non con la bocca né col sogno americano. L’Italia è una periferia che cerca profeti semplici, e grazie a Dio ogni tanto li trova.

Benetti ha una strada caratteristica, sua, sincopato e scandito come solo Danno sa insegnare. Di Mystic1 non ne parli, si sente e basta, come il tuo cliente preferito che al banco ti chiede un altro giro. Feat senza grandi clamori, ma nessuno necessita la mano di nessuno: ognuno si lava i panni in casa propria. Noyz Narcos spunta su “No Acqua”, Luca Marinelli in “Ogni giorno”, e poi Albertone e Nanà. Non c’è Carter, nessun Dogo, nessun nominativo illustre, ché si vive soli, col fiato corto che basta a farti compagnia. Niente puttane e cocaina, solo impicci che ti mettono in croce, esperienze o semplici istruzioni per l’uso, che se non stai bene ti ci trovi e prendi appunti. E in fondo lo sai che è solo rap, e mica basta per salvarti, ma se ti senti una merda guarda che quest’album è buona consolazione, che ti svuota di due palate (o te ne riempie di altre quattro).

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