Pat, Reenzo e Fly. Tre voci storte contro un mondo di cover-band dritte. #AMArtemisia!

Gli Artemisia si formano, come delle fenici, dalle ceneri di loro stessi in un freddo inverno della provincia di Asti, caratterizzato da acciacchi fisici, pessimismo e fastidi.
Si trovano nella loro saletta, il La Crota Studio dei Carretti d’Asti, dove nascono i primi brani che avrebbero composto la prima ossatura di Occhi da bambini, il loro primo EP uscito nell’ottobre del 2017.
Quel lavoro condensava tutto quello che piace a loro e che avevano portato in giro per i locali di Asti e provincia nei mesi precedenti: dall’emo al noise-pop, passando per il grunge e il post-punk.
Una traccia, però, trovò spazio solo nell’edizione fisica del disco, come bonus track: Marijo. Quel pezzo, che mostrava la vena più demenziale della band, oggi esce ufficialmente con tanto di video, diretto dalla Videoclip Production, anticipando il nuovo album attualmente in lavorazione e, nello stesso tempo, chiudendo il ciclo inaugurato proprio da Occhi da bambini. Marijo, pur essendo un episodio isolato nella produzione della band, è una canzone importante per i tre: è il modo con cui gli Artemisia rispondono a una concezione opprimente della musica, asfissiante come “I Marii” che, nel video, invadono la loro sala prove.
Forse gli Artemisia non avranno mai successo, destinati a fare “i tornanti o al massimo la riserva” per sempre e a non piegarsi ai biechi meccanismi delle cover-band più provinciali.
Ma non si arrenderanno.
Continueranno a spingere e a colpirvi nelle viscere, laddove fa più male.
Gli Artemisia sono sempre Patrizia, Lorenzo e Flavio.
Gli Artemisia scrivono sempre pezzi insieme.
Gli Artemisia non hanno leader.