Ångström.
Il nome di un fisico svedese per una compagine di 5 ragazzi, che dopo un periodo di lunga degenza decide di rimettersi in giuoco con della musica affatto mainstream.
Dall’ottobre 2011 si divertono a produrre esperienze musicali difficilmente etichettabili all’interno di luoghi non deputati: cucina e salotto di appartamenti periferici della zona nord di Milano. Nonostante le rimostranze del vicinato.
Il loro sound è privo di punti di riferimento: sonorità acustiche si mischiano con vibrazioni elettriche senza soluzione di continuità; strizzano l’occhio al prog, ma senza mai davvero approfondire il menage; apprezzano il retrò e l’esotico in ogni sua forma, ma non lo manifestano mai apertamente.
Il progetto Ångström vive di approcci musicali variegati e indecifrabili: non si cristallizzano volutamente su un organico strumentale canonico – chitarre basso batteria voce – perché vogliono lasciare campo libero alle loro vibrazioni creative. Per questo provano spesso a inserire nelle composizioni strumenti inusuali (bouzouki, glockenspiel, cajon, melodica), perché il processo creativo non è mai sistematico, ma figlio delle sensazioni estemporanee del momento.
Tutto questo è Ångström: una miscela di caldi suoni mediterranei sferzati da fredde vibrazioni nordiche. Il resto conta poco.