Pop d'autore

In principio erano artisti di strada. Una tromba, un contrabbasso, una piazza nella quale intrattenevano il pubblico con il loro cantautorato sporco di folk e swing. Cantavano della decadenza dell’occidente e di come Gino Bartali avrebbe potuto evitarla, citavano Rimbaud e urlavano le gesta dei pellerossa americani. Frammenti di vissuto personale e ogni tanto qualche schiaffo per rinfrescare le coscienze.
Dalla strada ai locali, dai locali ai festival (Collisioni, A Night Like This Festival) dai festival alle aperture ad altri artisti (Bluebeaters, Bandabardò). E poi il contratto con la INRI nel 2016 (etichetta discografica di Torino) e la realizzazione di un album in studio (La carovana).
Oggi i Duprè si sono reinventati. Raccontano ancora le loro inquietudini e quelle di chi increspa la storia e giocano ancora con ironia a fotografare il disincanto dell’uomo moderno, ma lo fanno usando un linguaggio diverso: quello del pop e dell’elettronica. Le tastiere e i sintetizzatori hanno preso il posto degli strumenti acustici (ad eccezione della chitarra) e la struttura dei brani si è fatta più solida e multiforme.
Cambio di pelle ma stesso concetto artistico: fare della musica un mezzo per veicolare conoscenza e un monito per ricordare a chi ascolta che l’arte, la poesia e l’anelito alla Bellezza hanno ancora il potere di salvarci.