Cantautore indipendente

A volte mi piace stare da solo, isolarmi, prendermi una pausa da tutto e da tutti, dimenticarmi del mondo e crearmi uno spazio solo mio. Mi piace immergermi nei miei pensieri, ripercorrere la mia vita lasciandomi trasportare dai ricordi, sentire il mio passato vivo, presente, vicino. Mi piace circondarmi di silenzio, scavare dentro di me, andare fino in fondo, sporcarmi le mani di terra e riscoprire le mie radici. Ascoltare quella parte nostalgica del mio carattere che a volte urla a gran voce per farsi sentire, avvertire la sua inquietudine, assaggiare il suo sapore. Mi piace l'odore dei panni stesi al sole ad asciugare, annusare l'aria che sa di primavera, svegliarmi la mattina e scoprire che oggi sarà una bella giornata. Questo sono io: un malinconico sognatore romantico, introverso e solitario. La mia storia ha inizio qualche anno fa, in un appartamento di un condominio popolare nella provincia milanese. Sono cresciuto in una famiglia modesta, composta da padre, madre e quattro figli maschi; io sono l'ultimo arrivato. Nonostante in casa fossimo numerosi, ho sempre avuto la sensazione di essere solo. Forse perché la differenza di età col resto dei famigliari mi obbligava ad una sorta di isolamento, forse per una questione di compensazione nei confronti di un nucleo famigliare piuttosto ampio o forse, più probabilmente, perché l'alcolismo di cui era vittima mio padre, generava in me uno stato di paura e ansia continua che mi portava a rifugiarmi nella solitudine. Quando riavvolgo il nastro della mia vita e schiaccio PLAY, le prime immagini che si proiettano nella mia mente sono quelle di un bambino che trascorre intere giornate tutto solo davanti ad una radio, ascoltando Musica e strimpellando una vecchia chitarra acustica. Era il mio modo di giocare e la Musica era la mia unica compagna di giochi. Se ripenso a quei momenti, mi accorgo che non è cambiato niente, tutto è rimasto uguale: avverto sempre la stessa magia che mi pervade ogni volta che abbraccio una chitarra, l'euforia mi assale ancora adesso tutte le volte che suono un accordo e ci sento dentro una nuova canzone e quando una melodia mi stringe il cuore fino a farlo soffocare, come allora... piango. E' la Musica, è il suo potere, riesce sempre a rimandarmi indietro nel tempo e a farmi ritornare bambino. Ricordo che un giorno, avrò avuto cinque o sei anni, presi una cassetta, una C60, selezionai MIC sulla radio, avvicinai il microfono alla bocca e, dopo aver premuto RECORD, iniziai a parlare. Quando riascoltai la mia voce, rimasi folgorato: potevo registrarmi..! Potevo registrare i miei pensieri, le mie emozioni e farle ascoltare anche agli altri. Dentro di me sentivo di aver scoperto qualcosa di grandioso, ma il mio senso del valore era ancora troppo immaturo per farmi comprendere fino in fondo l'importanza di quella scoperta. Solo oggi capisco che in quel momento trovai il mio modo per comunicare. Era come se all'improvviso si fosse aperta una porta che metteva in comunicazione il mio mondo col mondo esterno e che mi permetteva di uscire da quell'innata timidezza che mi soffocava e mi impediva di esprimermi liberamente. Credo che in quel preciso momento sia scattata la scintilla che ha messo in moto tutto. Credo di essere nato in quell'istante. Quella che inizialmente era una scintilla, nell'adolescenza si trasformò in un fuoco che mi bruciava dentro e che, anche se avessi voluto, non sarei mai riuscito a spegnere. Suonavo continuamente, pensavo solo a quello e più suonavo, più ne sentivo il bisogno. Ero affascinato, ammaliato, rapito dalla Musica. In quel periodo ho capito che, quello che desideravo veramente, era scrivere canzoni. Volevo parlare di me, delle le mie emozioni, dei miei pensieri, descrivere il mondo come lo vedevo io, con i miei occhi, dare vita ad una Musica solo mia, scritta da me. Volevo essere un tutt'uno con la mia Musica e avrei fatto qualunque sacrificio, qualunque cosa pur di realizzare questo desiderio. E' stata la decisione che ha cambiato la mia esistenza. Per me scrivere canzoni vuol dire creare un silenzio interiore e mettersi in ascolto, svuotarsi, diventare un canale attraverso il quale le note possano fluire. Concentrarsi, pensare, fissare il soffitto e vedere le stelle. Scrivere canzoni è chiudere gli occhi e vedere i colori. E' abbandonarsi, lasciare che lo Spirito Santo parli, fidarsi, assistere ad un miracolo. Scrivere canzoni è come pregare, mettersi in contatto con Qualcuno di più grande. Scrivere canzoni è avere fede. Le mie canzoni parlano della mia vita: in ogni nota che scrivo, in ogni parola che canto metto tutto me stesso. Le mie canzoni sono la mia vita. Amo la Musica. Quando ripenso alla mia vita, non trovo un solo istante senza Musica, è stata ed è la colonna sonora della mia esistenza. L'ho sempre cercata, desiderata, voluta con tutte le mie forze. Non l'ho mai tradita. Attraverso Lei, ho imparato a conoscermi meglio, ad accettare i miei limiti, a capire i miei sentimenti e ad avere il coraggio di esternarli... Grazie a Lei, ho scoperto chi sono. Non mi ritengo né un musicista, né un artista, semplicemente una persona che ha avuto la fortuna di incontrarLa e di innamorarsi di Lei. Mi ha sfiorato con la sua voce, dandomi il privilegio di essere un suo strumento. Per me è stato e rimane un onore. So che non riuscirò mai a conoscerLa e a capirLa fino in fondo, come vorrei, perché la Musica è un'entità, troppo grande, immensa e io sono troppo piccolo. Cos'è per me la Musica? E' la voce di Dio...
Velasqa