A volte ritornano. Il Consorzio Suonatori Indipendenti è di nuovo in tour: partiti da un luogo simbolico come Montesole lo scorso 28 agosto, arriveranno a Catania il 12 settembre. Su e giù per lo stivale con il nucleo originario della band: Giorgio Canali, Ginevra Di Marco, Giovanni Lindo Ferretti, Francesco Magnelli, Gianni Maroccolo, Massimo Zamboni, con l’aggiunta di Simone Filippi alla batteria. Striminzita la discografia dei C.S.I.: tre album in studio (escludendo, dunque, Breviario partigiano, uscito con la ragione sociale Post C.S.I.) e altrettanti live, più una manciata di partecipazioni a compilation e tributi. Discografia striminzita, certo, ma che fatica boia scegliere dieci brani in grado di rappresentare al meglio la storia del Consorzio. Ci abbiamo provato.
A TRATTI

È il 1994 e i CCCP Fedeli alla Linea sono solo un (bel) ricordo. Dalle ceneri del punk filosovietico nasce il progetto del Consorzio Suonatori Indipendenti: una storia diversa, lontana dagli ardori dei primordi, arricchita da maggiore spiritualità e poesia. Ko de Mondo è un debutto fulminante, i testi vergati da Ferretti si muovono tra indistinti brusii e particolari in chiaro, il suono è profondo, quasi solenne. L’album parte con A tratti, riffone iniziale poi ecco la voce di Ferretti pronta a sottolineare che il mondo è cambiato (“ricordando che tutto va come va, ma non va…”), senza per questo perdere la fiducia nel futuro (“chi c’è c’è, chi non c’è non c’è”).
DEL MONDO

In Del Mondo colpiscono il fascino della linea melodica e lo spirito quasi onirico degli arrangiamenti. Giolindo canta del ciclo della vita e della morte, si sente l’influenza della guerra nella ex Jugoslavia: “Il nostro mondo è adesso, debole e vecchio, puzza il sangue versato e infetto”. Un brano talmente bello e intenso da essere reinterpretato da Robert Wyatt, che ne offrirà una versione scheletrica nel suo Comicopera, uscito nel 2007.
IN VIAGGIO

In viaggio non solo ha ispirato il nome del recente tour, ma è anche l’episodio più arioso e ritmico di Ko de Mondo: elettricità a manetta e testo che dovrebbe avere incontrato i favori di Franco Battiato, che Ferretti stima da tempi non sospetti (leggasi cover di E ti vengo a cercare, inserita in Linea Gotica). I viaggiatori protagonisti del testo sono magnifici perdenti, “più adatti ai mutamenti”, la citazione di “Sua Santità”, ruolo all’epoca rivestito da Papa Woytila, sorprende (anche se fino a un certo punto…) ma, col passare degli anni, sorprenderà un po’ meno…
GUARDALI NEGLI OCCHI

1995: il Comune di Correggio organizza un concerto per celebrare i cinquant’anni della fine della guerra e il sacrificio dei partigiani (la storia la trovate qua https://www.rockit.it/articolo/storia-dietro-materiale-resistente-colonna-sora-ogni-nostro-25-aprile). Partecipa la crema della scena indipendente dell’epoca che, da lì a poco, si riunirà per registrare un album tributo: Materiale resistente, direzione artistica di Massimo Zamboni. Ovvio, nel mezzo della tracklist compaiono anche loro, i C.S.I., che portano in dote un pezzo elaborato da Magnelli, Maroccolo e Zamboni arricchito da un testo/collage di canti popolari, quali Bella ciao, Per i morti di Reggio Emilia, La badoglieide e Il bersagliere ha cento penne. Il suono è C.S.I. in purezza.
CUPE VAMPE

Il successore di Ko de mondo vede subentrare Marco Parente alla batteria (al posto di Pino Gulli), ma saranno solo quattro i brani dell’album che ne usufruiranno. Segnale di un suono aspro, stridente. Cupe vampe ne è un esempio: la drammaticità del suono del violino di Giorgio Canali si interseca con il mantra di Ferretti, la guerra nella ex Jugoslavia è sullo sfondo, l’incendio della biblioteca di Sarajevo appare come il simbolo del naufragio della nostra civiltà. Forse la vetta più alta raggiunta dai C.S.I.
LINEA GOTICA

La Linea Gotica evoca la seconda guerra mondiale, il sangue dei partigiani, i ribelli della montagna. Il suono è cupo ed essenziale, mentre Ferretti prende spunto dall’attacco di “I ventitré giorni della città di Alba”, opera dello scrittore partigiano Beppe Fenoglio, per poi citare, tra le righe, Germano Nicolini e Giuseppe Dossetti. La guerra, una questione privata, ma “La mia piccola patria dietro la Linea Gotica, sa scegliersi la parte...”. O, almeno, lo sapeva.
IRATA

A chiudere il monolite Linea Gotica ci pensa Irata, nient’altro che un giro attorno alla letteratura italiana del ’900. Ferretti cita “Oggi è domenica, domani si muore”, poesia di Pier Paolo Pasolini, e chiude con Beppe Fenoglio e il suo “Partigiano Johnny”. La struttura del brano ruota attorno al suono elettrico della chitarra e a un organo dall’atmosfera quasi sixty, le sonorità sono morbide e ondeggianti, anche se è il controcanto di Ginevra Di Marco a elevare il tutto verso l’alto.
UNITÀ DI PRODUZIONE

Nel 1997 accadono cose incredibili. Per dire: i C.S.I. pubblicano il loro nuovo album (questa volta la batteria è affidata a Gigi Cavalli Cocchi), e sin qui tutto bene, un album che finirà a occupare la vetta delle classifiche di vendita. Tabula Rasa Elettrificata coglie tutti in contropiede, non solo per il risultato al botteghino: la band prende le distanze dalle riflessioni attorno alla storia e si (ri)avvicinano alla spiritualità, complice un viaggio in Mongolia intrapreso da Ferretti e Zamboni. Anche se l’opener, la nervosa Unità di produzione, non manca di riferimenti all’ex impero sovietico. Ancora fedeli alla linea? Sì, ma linea non c’è (più).
FORMA E SOSTANZA

È Forma e sostanza a spingere verso la consacrazione i C.S.I., d’altra parte è il loro brano più popolare, quello che ha fatto breccia anche tra chi l’indie tricolore l’aveva sempre snobbato. Mentre le chitarre elettriche di Zamboni e Canali grattugiano come ai vecchi tempi, il testo di Ferretti non si discosta dalla sacra trimurti produci-consuma-crepa: “La civiltà è ora, pagando decidi. Comodo ma, come dire: poca soddisfazione”. E poi l’apoteosi per uno dei versi più iconici dei ’90: “Voglio ciò che mi spetta, lo voglio perché è mio, m’aspetta”.
ONGII

Eccola la Mongolia. Evocata, declamata, amata. Ongii è il nome di un fiume che attraversa il Paese asiatico e rappresenta il pretesto per descrivere, con malcelato stupore, le sorprese di un viaggio iniziatico. Ed ecco succedersi pensieri e parole su preghiere incessanti, monasteri, sul suono tremolante dei gong, sulle carovane e sul chiacchiericcio dei mercanti. Un inno alla spiritualità, sorretto da un classico suono à la C.S.I., chiuso da una lunga coda elettrica incaricata di omaggiare un Oriente ancora incontaminato.
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L'articolo Le 10 migliori canzoni dei C.S.I. di Giuseppe Catani è apparso su Rockit.it il 2026-09-07 12:01:00

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