Le 10 migliori canzoni degli Skiantos e di “Freak” Antoni

10 anni fa moriva Roberto “Freak” Antoni, padre del rock demenziale e genio punk mai abbastanza celebrato. Noi lo facciamo con 10 canzoni che percorrono tutta la sua carriera, da gelati costosissimi alle massaie in coda di “Eptadone”. Per ricordarci che siamo, oggi come sempre, un pubblico di merda

Roberto "Freak" Antoni - foto per gentile concessione di Auroro Borealo
Roberto "Freak" Antoni - foto per gentile concessione di Auroro Borealo

Dieci anni senza Roberto “Freak” Antoni. Il profeta del rock demenziale se ne è andato il 12 febbraio 2014, all’età di 59 anni. Avrebbe avuto tanto altro da dire e scrivere, ma se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo, come recita uno dei suoi geniali aforismi. In compenso, Freak non è stato dimenticato. Nel decennale della sua scomparsa, il leader degli Skiantos verrà rievocato con Largo all’avanguardia, una serata a tema in programma, in contemporanea, in nove differenti club sparsi per lo Stivale. Intanto, ecco il risultato di un faticoso tentativo di mettere insieme dieci tra le più belle canzoni scritte da Freak. E Mi piaccion le sbarbine? No, non c’è. Perché? Perché non l’ha scritta Freak!

Permanent Flebo

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Un album registrato in una notte del 1977 a Bologna, nello studio MTA di Gianni Gitti. Bisognava andar veloci: la leggenda narra che, la mattina seguente, sarebbe arrivato uno sbarbo di Zocca, tale Vasco Rossi. All’appuntamento arrivano in tanti: alcuni in grado di suonare, altri no, saper cantare bastava come ipotesi. Una sgangherata combriccola reclutata da Roberto “Freak Antoni” e Andrea Setti, alias Jimmy Bellafronte (la storia di quella notte la trovate qui) che assembla Inascoltable, ovvero dodici canzoni (parola grossa) improvvisate, rozze, grezze a volgari, piene di stonature impietose, errori di ogni genere e testi no-sense. Ma che segnano la nascita del rock demenziale. Permanent flebo è il brano di apertura dell’album ed è quanto basta per spiegare la filosofia di Freak Antoni e compagni. 1-2-6-9! La storia degli Skiantos è appena cominciata.   

Eptadone

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Incredibile ma vero, gli Skiantos attirano l’attenzione di Gianni Sassi e della Cramps. A un 45 giri del tutto sbilenco come Karabigniere blues / Io sono un autonomo, segue Mono tono. Un album molto più curato del precedente, con suoni lontani del caos di Inascoltable (la produzione artistica è a cura di Paolo Tofani degli Area) e testi che lasciano in un anglo il no-sense degli esordi per farsi più… dementi! Eptadone è una selvaggia cavalcata in odore di punk, osannata persino da Iggy Pop, che non ha esitato, un paio di anni fa, a proporla, assieme ad altri pezzi di Mono tono, all’interno del suo programma in onda su BBC Radio 6 Music.

Largo all'avanguardia

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Il manifesto programmatico degli Skiantos e del rock demenziale. “Siete un pubblico di merda, applaudite per inerzia”, urla un indemoniato Freak. Che non può non chiedersi come mai tanta gente continui a comprare i dischi di cantautori “velleitari, patetici e moralisti che furono la scoperta e il business dell’industria discografica italiana negli anni ’70. Figuri melensi, ottocenteschi nella forma e nella sostanza che i rockettari evitavano accuratamente di ascoltare”. Freak la toccava sempre piano. 

Gelati

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Passa un anno e la Cramps pubblica Kinotto, l’album di Mi piacciono le sbarbine (il cui testo fu vergato da Andrea Setti e non da Freak) e di Gelati, altro pezzo parecchio popolare tra i fan degli Skiantos. Di cosa parla il testo di Gelati? Al di là di qualsiasi (facile) allegoria, Freak, quando la sua band si esibiva dal vivo, amava dire che al termine gelati si poteva sostituire qualsiasi persona o cosa amata alla follia. E che i gelati costino milioni, passa in secondo piano.  

Il governo ha ragione

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Dopo Kinotto, e dopo un tentativo di partecipare al Festival di Sanremo del 1980 con Fagioli, subito frustrato da quei cattivoni della commissione selezionatrice, alcuni dei membri storici degli Skiantos abbandonano la barca. Compreso Freak, che ne approfitta per pubblicare un cofanetto di cinque 45 giri, pubblicato dalla Italian Records, dal titoloL’incontenibile Freak Antoni. Aiutato da alcuni gruppi bolognesi, l’ex Skiantos firma una serie di canzoni molto divertenti, tra le quali Il governo ha ragione, pezzo dedicato ai tanti giovani ribelli che, a inizio anni ’80, si perderanno per strada.  

Sono un ribelle mamma

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Gli Skiantos tornano insieme (anche se, in realtà, non si erano mai sciolti del tutto, leggasi Pesissimo!) nel 1984 con un album interlocutorio come Ti spalmo la crema, prodotto da Caterina Caselli e composto, in gran parte, da cover di pezzi degli anni ’60. Molto più incisivo Non c’è gusto in Italia a essere intelligenti, che esce nel 1987 e si fa forte di almeno un paio di brani storici, come la cattiva Sono contro e Sono un ribelle mamma, uno dei pezzi più popolari della seconda vita degli Skiantos. 

Paese scarpa

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È il 1993 e gli Skiantos appaiono in gran forma, come conferma l’uscita di Saluti da Cortina, forse l’album più adrenalinico prodotto dalla band bolognese. Se le chitarre dei fratelli Testoni picchiano duro, Freak sfodera testi di spessore, come quelli contenuti nelle politicamente scorrette Frontale o Meglio un figlio ladro che un figlio frocio, senza dimenticare la metaforica Il chiodo. Poi, ecco Paese scarpa, crudele disamina di un’Italia mafiosa e bigotta, dove c’è “libertà di sfruttamento del lavoro malpagato, sottocosto”.

Io dentro (citando Seneca)

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È il 1999 ed esce Doppia dose, il “White Album” degli Skiantos, prodotto da Oderso Rubini e ricco di una marea di ospiti di varia umanità, da Johnson Righeira a Michele Serra, passando per Vasco Rossi, Patrizio Fariselli e i Datura. Io dentro (citando Seneca) è una ballatona malinconica e a tratti triste, probabilmente arricchita da qualche cenno autobiografico. Siamo alle prese con uno dei testi più belli scritti da Freak.

Però quasi

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C’è vita oltre gli Skiantos. Freak Antoni torna a reinventarsi, come ai tempi dei suoi alter ego Astro Vitelli o Beppe Starnazza e, nel 2005, assieme alla pianista e concertista Alessandra Mostacci, tira fuori l’album Ironikocontemporaneo, un tentativo, riuscito, di dare vita a canzoni recitate e a musiche poetizzate. Ne è un esempio Però quasi, canzone d’amore à la Freak Antoni, impreziosita da un cameo di Luca Carboni. Fu rifiutata dal Festival di Sanremo.

Senza vergogna

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Dio ci deve delle spiegazioni è l’ultimo album degli Skiantos con la presenza di Freak Antoni (la band è ancora in attività, e non è detto che, prima o poi, torni a farsi sentire con del materiale inedito). Un bel disco, potente e chitarroso, anche se non mancano variazioni sul tema. Riferimento non casuale a Senza vergogna, niente di meno che un valzer, proposto in origine a Raul Casadei, che, però, declina l’invito. “La vita è bella e lui lo sapeva, rideva e scherzava e poi? E poi si drogava. E a casa la mamma piangeva e soffriva, perché lo sapeva di avere un figlio drughè”. Che il rifiuto del re del Liscio possa essere riconducibile al testo? Improbabile, però tutto può essere...

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L'articolo Le 10 migliori canzoni degli Skiantos e di “Freak” Antoni di Giuseppe Catani è apparso su Rockit.it il 2024-02-12 10:20:00

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