1998 Fuga da Milano (1)

01/07/1998 di Gipo



Forse e` il momento di fare qualcosa, di trovare un modo per rendere il capoluogo lombardo "musicalmente" piu` vivibile, piu` stimolante, forse e` il momento di prendere in mano la situazione e impegnarsi per ridare all'ambiente musicale di Milano la sua spontaneita`, per restituire ai musicisti che suonano l'allegria e a chi ascolta la voglia di esigere qualcosa di nuovo, di interessante, di originale: andarsene. Questo articolo non vuole essere la solita denuncia dello scarso livello musicale delle proposte dei locali, della lenta agonia dei navigli, dell'inflazione del blues, della scarsa professionalita` dei gestori o dell'ambiente "snob" e malato delle scuole di musica in generale... tutte queste cose le sappiamo gia`, purtroppo. Io voglio sottolineare un altro aspetto, molto piu` sottile, molto piu` beffardo: voglio denunciare un certo modo "milanese" di vivere la musica a tutti i livelli.

"VORREI UN PAIO DI CORDE SCHIFOSE, GRAZIE"

Questo "modo" lo si puo` riscontrare ovunque a partire dai negozi di strumenti musicali che lavorano sotto la Madonnina: e` quasi incredibile la costanza con la quale i commessi dei negozi di strumenti riescano a sentirsi superiori, mettendo in imbarazzo liceali alla loro prima chitarra o tastieristi che non avevano mai usato un expander. Un giorno sono entrato in un negozio per comprare le corde per sistemare la chitarra alla vigilia delle incisione del mio primo disco con gli Aldila` di Dali`: "Buongiorno. Vorrei delle corde per chitarra classica, Annabach, quelle rosa". Il commesso allunga la mano verso lo scaffale delle Annabach e come un simpatico daltonico prende quelle rosse esclamando "Ventimila". "Ma queste sono le migliori delle Annabach?" domando cordialmente sapendo benissimo la scala di colori delle corde Annabach. Il commesso comincia a innervosirsi: "Queste costano quindicimila, poi si sale". Io, fingendomi incerto, commento: "No, perche` mi hanno detto che quelle rosa sono molto buone". Il commesso, sempre dispettosamente e simpaticamente daltonico, allunga di nuovo la mano verso lo scaffale e prende quelle verdi, vicinissime alle mitiche Annabach rosa: "queste costano ventiseimila, sono molto buone" e intanto batte lo scontrino come minaccia di un'ultima possibilita` da prendere o lasciare.

Io guardo la confezione verde sospettando per un attimo di essere io quello daltonico e dopo qualche secondo di silenzio, convinto che il verde sia proprio verde, chiedo con tono deciso e con il dito indice teso verso il punto piu` alto dello scaffale: "Vorrei quelle rosa" Il commesso sorride, mi guarda con aria di chi non vuole dare una grossa delusione e allo stesso tempo con l'espressione di chi non ha molto tempo da perdere: "Guarda che quelle sono corde stupende, da trentacinquemila, e le compra solo chi deve fare concerti o deve andare in studio a incidere". Io, incredulo: "Capisco, che stupido che sono stato. Prendo delle D'Addario da 18mila, che in fondo non mi hanno mai tradito...".

Stranamente, quelli che commerciano in strumenti musicali a Milano tendono a non venderti il loro pezzo migliore perche` per te e` comunque un po' sprecato. A Milano gli strumenti si provano un po' in un negozio, un po' in un altro (fino a quando il commesso non s'incazza) e poi si vanno a comprare altrove (Bra, Bergamo, ecc, ecc). Quando uno entra in un negozio a Milano si aggira nella zona degli strumenti "belli" come se stesse facendo qualche cosa di vietato ed e` quasi impossibile intrattenersi a discutere con il commesso se sia piu` maneggevole o veloce uno strumento rispetto a un altro ("tanto te la differenza non la senti").

"SCUSA, TU SUONI?"

Questo modo cosi` squisitamente milanese di affrontare la musica lo si ritrova anche tra i musicisti semiprofessionisti (come me).

Trovare strumentisti con cui mettere in piedi o tirare avanti un progetto e` molto difficile se non impossibile. I problemi sono che nessuno ha voglia di fare le prove in studio se non ci sono in ballo delle date (e fin qui puo` sembrare anche legittimo), ma anche se ci sono in ballo delle date le prove devono essere comunque poche, pochissime (una). La maggior parte dei gruppi che frequentano le sale prove non hanno mai suonato in giro e continuano a provare come in una raccolta di bollini sperando che prima o poi, spedendo le prove d'affitto della sala, qualcuno gli mandi a casa un ingaggio. La via di mezzo non esiste. Noi (Aldila` di Dali`) abbiamo realizzato un disco nel 96, con brani originali alla Paolo Conte e Vinicio Capossela, nel nostro piccolo abbiamo suonato ovunque a Milano, abbiamo realizzato uno spettacolo teatrale/musicale che porteremo al Delle Erbe a dicembre, nella zona di Cantu` e Como abbiamo un discreto seguito (il nostro disco li` e` anche distribuito), abbiamo suonato con Vinicio Capossela al Tangram, abbiamo fatto concerti nelle radio piu` importanti, facciamo una media di 50 concerti l'anno (la maggior parte fuori Milano), siamo stati inseriti nelle migliori nuove proposte nella rassegna di Rock Star e continuano ancora adesso, a distanza di piu` di due anni, a uscire recensioni del nostro primo disco sulle riviste specializzate come Buscadero, il tutto sempre e solo come passione non come professione. Una volta suonavamo per 200 mila lire, adesso a volte ci danno molto, molto di piu` (e in quei casi diventa miracolosamente facile trovare strumentisti). In tutto questo, solo chi ha fondato il gruppo e` ancora nel gruppo (chitarrista, sassofonista e pianista), e dopo aver cambiato decine di bassisti e batteristi, ci siamo ormai arresi all'idea che non avremo mai un band fissa con cui fare delle prove in studio anche se non ci sono date in vista o con cui giocare a stravolgere i pezzi in un sabato pomeriggio in cui piove e non si puo` andare a giocare a calcio.

L'ambiente dei "giovani jazzisti" e` peggio di quello del conservatorio: tentano di fregarsi a vicenda come se in ballo ci fosse una tournee con Joshua Redman, ma in realta` sul piatto c'e` solo qualche jam session male organizzata, in locali squallidi, senza soldi in ballo (o almeno cosi` ti dice chi te la propone) con il "Real book" davanti che implora di essere sfogliato anche oltre Cantalupe Island e So what. Subdolamente, questi novelli improvvisatori si vergognano di dire ai colleghi rivali che forse adesso suonano in un gruppo che non fa proprio jazz, ma che assomiglia a Paolo Conte, cantato in italiano (insomma, non "pezzi", ma "canzoni"...). E intanto i maestri dei suddetti "giovani jazzisti" suonano in giro nei locali migliori e con gli ingaggi piu` alti.

Poi ci si ritrova tutti simpaticamente all'Arco della Pace quando d'estate il Comune organizza cinque concerti (e guai a farne uno in piu`...) all'aperto, gratis, e tutti insieme ascoltiamo "il Brecker", il "Marsalis", il "Gary Barton" che suona con la band di Astor Piazzolla... e non importa se la ragazza vicino, quando sente il grande vibrafonista Burton presentare i pezzi nella sua lingua americana, si gira verso il fidanzato e gli chiede, "ma perche` parla in inglese, non e` mica italiano il Piazzolla?"
Non importa.

Siamo a Milano.



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