5 dischi della vita, scelti dai Cusack

21/10/2009

(I Cusak al Leconcavallo di Milano, foto di Michele Lafandra)

Quando abbiamo chiesto ai comaschi Cusack di farci l'elenco dei dischi che in qualche modo hanno cambiato significativamente la loro vita da musicisti ci aspettavamo il solito excursus sui miti della scena punk italiana. Invece no, tutt'altro. Un album a testa per ogni componente, e uno scelto tutti insieme.




Allora, decidere 5 dischi fondamentali italiani non è cosa facile. Tanto meno riuscire a raccogliere il verdetto da tutti noi 4 Cosacchi. Comunque, copia/incollando quello che ognuno di noi ha deciso, posiamo dirivi...

Nanni Svampa
"Canta Brassens"
Ricordi (1964)

 Quando ero piccolo era il vinile che volevo sempre mettere sul  giradischi, non capivo ancora bene cosa dicesse, ma lo preferivo alla  radio e a tutto il latte e miele che ne usciva, insomma mi piaceva  sentire sparlare questo cantante. Poi con il tempo ho conosciuto  Brassens, che ho iniziato ad adorare e a capire meglio il perché di  tutte quelle parole. Uno che prendeva a calci in culo chiunque. Nessuno  sconto nelle sue canzoni, canzoni che si lasciano ascoltare dall'inizio  alla fine, perché devi per forza ascoltare tutto quello cha ha da dire.  Si è vero, non un disco "italiano" ma un grazie a Svampa che me lo ha  fatto conoscere, interpretandolo con un dialetto che ancora mi fa  divertire, anche se non ho niente di verde addosso, tiè! // Flavio

Arturo
"Conversazioni"
Mastello/Smartz! (2001)

 Loro e tutta la Torino di fine anni 90 hanno sdoganato il termine  "hardcore" da quel clichè che mi è sempre stato sui coglioni sin da  quando suono. Assolutamente il massimo della creatività in questo genere, ispirazioni  multiple e disparate, che non si soffermano su un semplice ritmo tirato,  veloce, trito e ritrito, ma che creano. Creazione, non imitazione. // Fabrizio

Sangue Misto
"SxM"
Century Vox (1996)

Nella miriade di dischi rock italiani classici che mi hanno  cresciuto, Vasco su tutti, ho deciso invece di mettere IL disco hip hop che a mio parere resiste e resisterà alla prova del tempo per sempre.  Assolutamente BASE. // Carlo

Fabrizio De André
"Non al denaro, non all'amore  né al cielo"
Produttori Associati (1971)

 Invece di lodare come al solito questo disco, al quale ovviamente non  potrei aggiungere niente di cui non sia stato già detto, spiego il  perché è uno dei dischi che rimane nei miei ricordi. All'epoca della mia  prima ragazzina, quando Queers & Co erano nell'olimpo delle superstars  punk e modello da seguire, mi capitava che, bazzicando casa sua, il  padre cercava di farmi ascoltare i suoi dischi. Una volta erano i  Creedence, l'altra Otis Redding e cosi via, ma io resistevo a quel  matusa, cercavo di sviare snobbando quello che credevo musica da  vecchi. Un giorno mi ha costretto a portare a casa il disco di De André.  Forse è stato quello, quegli ascolti in solitaria, io e lo stereo davanti a me. Da soli. Così non potevo scappare e a poco a poco capii che, olte ad essere un disco fantastico, sbagliavo approccio e che  dovevo aprire il mio orecchio anche ad altro. Questo disco me l'ha fatto  capire. Ovviamente i Creedence mi fanno ancora cagare, ah! // Pili

Litfiba
"El diablo"
CGD (1990)

Disco che abbiamo scelto insieme, forse il disco che ha fatto si che TUTTI suonassimo, si! Chi  riesce a resistere ad una tale propulsione!? Se al tempo delle medie non  avevi ancora imbracciato una chitarra o preso in mano le bacchette di  una batteria, ecco la causa scatenante di tutto. Grinta e passione ci  hanno travolto e abbiamo cercato di riversare il tutto nella musica. Per  un mese… ma è bastato. Yeah!

 



 

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