5 dischi della vita, scelti da Brown and the Leaves

19/11/2009

Torniamo ad indagare su quali dischi italiani hanno cambiato la vita delle band o dei cantautori che più ci piacciono al momento, con un particolare occhio di riguardo verso i giovanissimi. Tocca al ventiquattrenne Brown and the Leaves: ci segnala i suoi album preferiti e ci regala due canzoni dal vivo.

 



Paolo Conte
"Un gelato al limon"
RCA italiana (1979)

Ho scelto questo disco non tanto per le sue effettive qualità ma perché lo associo alla personale scoperta del cantautore italiano che più mi ha emozionato in assoluto. Da lui ho imparato molto. Credo che il potere evocativo delle sue parole non abbia eguali nelle nostre terre. La sua sgangheratezza unita a momenti di concreta e disarmante poesia è stata come una mano sulla spalla per le mie lunghe e solitarie pause-caffé pomeridiane.

 



Area
"Crac"
Cramps (2001)

Sarà forse un'ovvietà, ma reputo gli Area il gruppo italiano più innovativo e spiazzante degli ultimi trent'anni. Al primo ascolto di questo "Crac" rimasi sbalordito chiedendomi di che anno potesse essere e scoprendolo datato 1975! Più dei virtuosismi tecnici (dei quali non sono certo un estimatore) mi ha sempre colpito la loro intensità ed energia. Credo di non azzardare molto nel dire che gruppi di oggi come Mars Volta abbiano preso non poco da questo formidabile gruppo.

 



Franco Battiato
"La voce del padrone"
EMI (1981)

Questo è senza dubbio il lato di Battiato che preferisco. Tra il periodo prog e quello esoterico troviamo questa gemma pop dalle melodie cristalline ed emozionanti, dove i testi sono sì complessi ma non lontani dalla comprensione dei più. Brani come "Bandiera bianca", "Cuccurucucù" e "Centro di gravità permanete" non a caso l'hanno consacrato al grande pubblico. Quando lo ascolto, ciò che mi fa ancora muovere le mani facendo finta di avere lo strumento a tracolla sono le curate e modernissime linee di basso.

 



Marta Sui Tubi
"C'è gente che deve dormire"
Produttori Associati (2005)

Quante volte ho ascoltato questo album? Tante. Quante volte ho suonato e cantato nella mia cameretta brani come "L'abbandono"? troppe, forse. Sarà stata la ricerca dell'arpeggio di Carmelo o i tempi dispari suonati da Ivan, oppure la voce calda e teatrale di Giovanni a rapirmi. Non lo so, però pur essendo parecchio lontano dal mio modo di intendere l'acustico, reputo questo disco un prodotto intenso, unico e forse irripetibile.

 



One Dimensional Man
"You kill me"
Gamma pop (2005)

E arriviamo al motivo per cui, ancora adolescente, ho imbracciato il basso e iniziato a fare un po' di rumore assieme ad un paio di amici. Gli ODM sono stati la goccia che mi ha fatto scoprire quell'oceano che è la produzione Albiniana, Jesus Lizard su tutti. Ma tralasciando questi abusati paragoni, possiamo dire che questo disco è e rimane una bomba! Una bomba nei suoni, una bomba nelle ritmiche di Dario (che sfortunatamente, per quanto ne so, ha abbandonato la scena musicale), una bomba nel cantato di Pierpaolo che, pur facendo troppe volte l'occhiolino a David Yow e ad un giovane Nick Cave, rimane graffiante e credibile.



(Don't make a move)




(Locked in a cage)



 

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