5 dischi della vita, scelti da Iosonouncane

10/02/2010

Torna la rubrica dedicata ai dischi italiani che hanno cambiato la vita - o perlomeno l'hanno migliorata di molto - ad alcuni dei più giovani e promettenti artisti nostrani. E' il turno di Iosonouncane, ci presenta la sua selezione e ci regala un brano inedito.

 



Il boogie dei piedi
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Giorgio Gaber
"Polli d'allevamento"
Carosello (1978)

Sono sarcastico, polemico, cinico e, in fondo, aggressivo. Non è da escludersi che ciò sia strettamente legato alla terra da cui provengo. Spesso sono proprio le persone capaci delle più cieche aggressioni a regalare le migliori battute. Gaber non è il mio cantautore preferito, ma uno dei due che più mi sono utili. Mi capita di non condividere ciò che ha detto o cantato. Ma non mi viene in mente un modo più adatto, divertente e dietetico d'esser sarcastico, polemico, cinico e, in fondo, aggressivo. Scelgo questo disco perché è il più sbagliato.

Lucio Dalla
"Com'è profondo il mare"
RCA (1977)

Dalla non è il mio cantautore preferito, ma uno dei due che più mi sono utili. Adoro le sue melodie, la sua sfrontatezza, la sua impudicizia, il suo porsi e proporsi come oggetto di derisione. Dalla ride di sé (senza sconti) per avere tutto il diritto di ridere degli altri (senza sconti). Dice: bene, io faccio schifo; appurato ciò non vi offendiate se dico che voi non siete da meno. Le sue melodie sono un impiegato del catasto che si sfianca nel tentativo di risalire una scala mobile che scende. Sono uno scherzo serissimo, un presa per il culo. Un gran bel culo.

Lucio Battisti
"Don Giovanni"
Numero Uno (1986)

A Battisti gli si è preso tutto. Tutto tranne la cosa più importante: la capacità (o forse solo la curiosità, il coraggio) di mettere in discussione, in ogni disco, il disco precedente. E fioccano omaggi e tributi e citazioni tra i riferimenti e le fonti di ispirazione in occasione di pubblicazioni imbarazzanti, in nulla o quasi differenti dalle ricorrenti commemorazioni televisive estive. Scelgo questo tra i suoi dischi che credo di non aver ancora capito. Sinceramente non tuo.

Dargen D'Amico
"Di vizi di forma virtù"
Talking Cat / Universal (2008)

Qualcuno sentirà l'istinto di maledirmi leggendo queste righe. Non posso dargli torto. Ho faticato tantissimo ad accettare questo disco, questo autore. Per ragioni poco originali e perché l'abitudine del gusto è dura a morire. Poi ho sentito "Limitato dal poeta", probabilmente il miglior pezzo italiano del decennio; il più intelligente, divertente, preciso. Questo signore non ha rivali, o forse si. Padrone di ciò che scrive e del come si scrive. Al punto tale da poter scrivere di qualsiasi cosa e in un qualsiasi modo. I miei omaggi.

Mariposa
"Suzuki Bazuki"
Trovarobato (2004)

Siamo amici e produrranno il mio disco. Non ho alcuna ragione, quindi, di accaparrarmi la loro benevolenza. Ma date le premesse mi son chiesto se fosse opportuno scriverne. Mi son risolto a farlo, perché lo considero imprescindibile. Quattro canzoni spettacolari, diversissime tra loro. Coraggiose, nervose, sghembe, italianissime e per nulla italiane. Incoscienti ed enormemente sagge, per citare il già citato. E "i bambini collaterali" indubbiamente il più internazionale fra i pezzi prodotti dall'indie italiano tutto e da sempre. In un mondo ideale (il mio, quindi solo uno dei tanti possibili) l'indie italiano ripartirebbe da qui. 



 

Commenti

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