Paolo Benvegnù - Abitazione privata - Roma Live report, 18/10/2007

08/11/2007 di

(Marinai - Foto di Andrea Borraccino)

Il lato meno serioso dell'artista. Quello più bizzarro, ai limiti del surrealismo. In una villa privata alle porte di Roma, ecco "Marinai", il secondo capitolo della "Trilogia dell'acqua" (iniziata lo scorso anno con lo spettacolo "Idraulici"). Uno show per pochi intimi, Andrea Borraccino racconta.



No, neppure il peso dei chilometri percorsi per giungere fin qui intacca la felicità per l’accoglienza ricevuta da Paolo Benvegnù. E’ il primo a presentarsi, muovendosi con naturalezza, tra un abbraccio, una boccata di nicotina e un sorso di vino. Ci introduce con cortesia in questa splendida villa alle porte di Roma, le cui forme e linee tendenti verso il cielo sembrano indicare le stelle. Silenziose, paiono affacciarsi anch’esse ad ascoltarlo.

Paolo ha una parola per tutti. Pochissimi per la verità, non più di trenta. Mi avverte che lo spettacolo è “triviale, fa schifo”. Mi chiede di aver pietà per lui, persino. Anche quando, per andare in bagno, sono costretto a passare per la stanza dove sta indossando un costume da Dante Alighieri con cui inizierà lo spettacolo vero e proprio: una storia di contrabbando e di pirati. Un po’ De Niro, un po’ Johnny Depp, Paolo e la sua band prendono le vesti di personaggi goffi, dai gusti sessuali ambigui, pestandosi i piedi l’un l’altro per conquistare la scena, rimarcando fisiologiche esigenze (“Voglia di scopare.” “Eh, tanta…”). Vivono un’odissea fatta di incontri, di risse e goliardia, fino al tragico (si fa per dire) epilogo che li porterà ad uccidersi l’un l’altro su un’isola deserta, con la mente annebbiata dal whisky e dal cannibalismo. A volte fanno solo sorridere, altre fanno ridere di gusto, come quando inseriscono nel racconto i nomi di altri gruppi, ponendoli in situazioni comiche (su tutte, la scena della rissa nella locanda dove suonano i Lacuna Coil) o quando buttano nel calderone quei brani trash di origine incerta che ognuno di noi, in un momento imprecisato della propria esistenza, avrà avuto modo di ascoltare (“Nelle mutande ho 3 kg di banana…”). Scopro così un lato inedito di un artista che avevo sempre pensato essere introverso, serioso, dalla grande sensibilità poetica, qualità che rivendica quando alle parti recitate si alternano le canzoni: i brani del nuovo disco, qualche perla degli Scisma, i "Piccoli fragilissimi film", fino a quell’attesa “Cerchi nell’acqua” cantata a gran voce da tutti.

La conclusione arriva lenta, inesorabile, toccando l’apice dell’intensità con un breve accenno di “Tungsteno” ed una versione di “Simmetrie” che tocca le corde più nascoste del cuore. Con astuzia, decido di andarmene subito dopo, perché il ricordo di questa serata mi accompagni ancora caldo, vivo, sincero, prova dell’esistenza di un calore umano di rare proporzioni.

Ed io lo so che è solo un sogno che non ci inventiamo niente.

Perché tutto splende ma noi non lo vediamo.

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