ALL ACCESS PHOTO / HOW TO /10 SPUNTI Rubrica

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04/08/2014 di

How To è giunto al termine. Concludiamo con una raccolta di alcune citazioni significative tratte dalle puntate precedenti e una lista di spunti per approfondire il tema. Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato al progetto, Rockit, Canon e soprattutto voi lettori per averci seguito.

L’inizio è la parte più difficile, il primo anno in cui decidi “questo è il mio lavoro". Sei lì che hai l'ansia di far fruttare la tua passione, di farci dei soldi. Di dire questo mese ho guadagnato tot. E' una sensazione brutta voler ricavare per forza dei soldi da quello che ami, almeno io in un primo momento l'ho vissuta male.
Vedi quelli più grandi o solo più avanti di te che fanno duemila cose e tu sei lì che fai un'assistenza al mese magari, e ti chiedi come fanno.
Devi imparare a gestire tante altre cose che non hanno nulla a che fare con l'atto di fotografare.
Però la verità è che l'importante
è fare il primo passo, iniziare e confrontarsi con tanti che fanno quello che fai tu. Essere umili e mettersi in gioco.Poi le cose crescono, cambiano, all'inizio ho fotografato qualsiasi cosa capitasse per lavoro, cose che non centravano nulla con la musica o con i ritratti. Ma va bene.
Da qualche parte bisogna partire. Poi sono tutte possibilità di crescita umana e professionale, se si è curiosi qualsiasi cosa può essere interessante. E la curiosità credo che sia fondamentale per fare questo lavoro.
Ilaria Magliocchetti Lombi, prima puntata Inizi.

Guardo un sacco di libri dei miei fotografi preferiti. Cerco di andare sul set con un'idea base/semplice, specialmente se devo scattare in studio o se ho la possibilità di scegliere la location, in caso contrario mi porto dietro il mio bagaglio di stimoli visivi e cerco di integrarli con la persona che ho davanti, ovvero quello che conosco del personaggio.
Riguardo ai parametri da rispettare dipendono dalla commissione.
Potrei elencare una lista pressoché infinita di limiti imposti dal soggetto o dal suo management, imposizioni che vanno dall'irritante al ridicolo...
"X è vegetariano e non vuole scattare in quella location perché dal ristorante accanto sente puzza di carne"
"X vuole che il fotografo e il suo assistente non indossino nulla di rosso perché odia quella squadra di calcio"
"appena la clessidra finisce X deve scappare… sono 500 secondi esatti..."
"non si può più scattare in studio, portate tutta l'attrezzatura in albergo… X sta finendo di vedere il test match alla tv".
Mattia Zoppellaro, terza puntata ritratto.

Cerco naturalmente di rilassarlo. Generalmente evito di parlare di musica, soprattutto se il soggetto è una star di alto profilo (in alcuni casi mi era stato detto esplicitamente di evitare il tema). Cerco di trovare terreno comune tra le mie passioni e le sue, i miei temi preferiti sono generalmente arte (pittura, cinema, fotografia, serie TV) con gli artisti americani o italiani, soprattutto calcio con quelli british.
Mattia Zoppellaro, terza puntata ritratto.

Cercare di stare calmi aiuta, non insistere troppo se una cosa non viene accettata o se esteticamente non "funziona".
Fare di necessità virtù è (per me) alla base della fotografia di ritratto, tanto più se di musica, è anche una delle caratteristiche che preferisco di questa disciplina.
Inoltre dico quello che un mio amico fotografo mi ha suggerito tempo fa: "cerca di inquadrare bene un momento di spontaneità", sembrerà banale, ma mi ha aiutato un sacco.
Mattia Zoppellaro, terza puntata ritratto.

Il mio obiettivo è diventare parte della situazione e quindi nel backstage tu ci sei come una presenza non estranea ma d’insieme, e questo vuol dire che l’artista si dimentica di te.
Io sono sempre per cogliere quello che sta veramente accadendo e non forzare la realtà, non metto mai in posa uno in un posto dove non è da posa. Si devono dimenticare di te, della tua macchina fotografica.
Prima di fotografare le cose le devi sentire, non puoi sparare a caso. Se non le senti non potranno venire fuori queste cose, quando le hai sentite vuol dire che sei dentro la storia, altrimenti continui a fare centinaia di foto e sicuramente una o due ti verrano fuori ma non è la mia modalità di lavoro.
Cesare Cicardini, quarta puntata backstage.

Se sei nel backstage e sei autorizzato a fotografare direi che non hai piu difficoltà, ormai sei lì e sfrutta l’opportunita che hai. Sii comunque professionale e discreto e non continuare ad aprire il frigo e prender birra come se fosse tutto tuo perché non lo è.. l’educazione prima di tutto.
Chiara Mirelli, quarta puntata backstage.

La pianificazione è fondamentale per dare una struttura al progetto, per avere un’idea di quello che si vuole fotografare una volta che si è sul campo, le persone da incontrare, i posti da visitare… Detto questo, per me è fondamentale lasciare molto spazio alla casualità. La pianificazione la uso per non sentirmi persa, ma se diventa eccessiva può essere limitante, mentre invece è molto importante essere flessibili e pronti a percorrere strade nuove una volta iniziato il lavoro. Quando comincio a lavorare ad un progetto, mi documento sull’argomento, soprattutto dal punto di vista storico e sociale. Dò un’occhiata veloce ai lavori fotografici che sono stati fatti in precedenza sull’argomento, giusto per farmi un’idea dell’approccio, ma cercando di non farmi influenzare.
Carlotta Cardana, quinta puntata progetti fotografici.

Penso che la capacità di adattarsi agli imprevisti sia una delle caratteristiche fondamentali per un fotografo. Imprevisto dovrebbe equivalere a stimolo. Non scatto mai con un progetto rigidamente sviluppato in testa, anzi, aspetto la prima visione di quello che ho scattato durante le prime sessioni per cominciare a pianificare veramente le cose. Il brainstorming “serio” avviene sempre dopo aver fotografato qualcosa.
Mattia Zoppellaro, quinta puntata progetti fotografici.

La cosa che deve trasparire è l’anima del fotografo, la chiara trasparenza e volontà di raccontare veramente se stesso e in cui si riesca a percepire l’emozione; il portfolio deve raccontare qualcosa. Se non mi racconta niente significa che c’è qualche errore. Il fotografo deve cercare di trasmettere qualcosa di intimo che ha nei confronti della cosa che sta fotografando: è essenziale riuscire ad intravedere la sua anima di fotografo.
Roberta Reineke, sesta puntata portfolio.

Posso solo dire come la vedo io. Non ho mai creduto a una verità assoluta. Tantomeno in fotografia, dove la verità non esiste. Il che non significa che qualsiasi cosa, o immagine, abbia valore.
Dunque... la visione riguarda l'immagine restituita, quella che costituisce il patrimonio espressivo di un fotografo, e che si definisce ulteriormente col tempo. Se vogliamo, è la capacità di condensare anche nella singola immagine alcuni elementi che l'autore ritiene cardine e che diventano riconoscibili. Non è un escamotage manieristico, né può essere la forzatura di un software: è proprio il modo che l'autore ha di vedere il mondo e di condividerlo attraverso la propria fotografia. La matrice spesso è avvertibile già dalle prime immagini e ha a che fare con il gesto fotografico liberato dalla gabbia grammaticale. Il che significa che la grammatica va però conosciuta: solo a quel punto, senza sforzo, la usi.
Ed è assolutamente coincidente con la propria identità fotografica. Che è tutto, perché è la tua cifra espressiva. Come dicevo, la matrice spesso è avvertibile già dalle prime battute, ma col tempo si affina.
E per ciò che mi riguarda ha coinciso con una ricerca sempre più tesa alla sottrazione. E alla semplicità.
Efrem Raimondi, ottava puntata percorsi visivi.

La composizione è indubbiamente uno degli elementi di cui dicevo prima. Ed è fondamentale perché parte integrante della propria visione. Non c'è obbligo, non sono un purista a oltranza, ma è buona regola abituarsi a crearla direttamente attraverso la fotocamera, più che attraverso la ricerca di crop più o meno virtuosi: l'immagine si forma innanzitutto nella nostra testa, e la fotocamera è lo strumento che la asseconda. Poi, ripeto, ognuno faccia come crede, ma se cominci davvero a pensare fotograficamente, tutto ti risulterà immediatamente più chiaro.
Efrem Raimondi, ottava puntata percorsi visivi.

Non ho grandi consigli... credo sia importante sviluppare un forte senso critico nei confronti del PROPRIO lavoro, attraverso anche il confronto con ciò che di degno altri producono. Evitare di essere subordinati alla logica di like e follower: la questione mediatica è una cosa, il linguaggio fotografico è altro... non sempre le cose coincidono.
Verificare il rapporto che dicevo prima, tra l'idea che si ha di fotografia e quanto le nostre fotografie lo rappresentino.
Efrem Raimondi, ottava puntata percorsi visivi.

Alex Majoli durante un suo workshop interrogava tutti su quante foto scattavamo e cosa facevamo la mattina. Per lui bisognava scattare tutti i giorni, alzarsi e scattare o progettare o inventare, che se volevamo farlo diventare il nostro lavoro dovevamo trattarlo come un lavoro e scattare sempre. Questo è stato un ottimo consiglio che rigirerei a chi comincia ora e poi direi di essere curioso, di guardare cosa succede in giro, mostre, libri, festival fotografici, che anche se non direttamente legati alla musica fanno solo bene agli occhi e alle idee.
Chiara Mirelli, riguardo alla domanda non pubblicata: Qual è il consiglio più interessante che ti è stato dato e quale daresti a chi vuole iniziare questo tipo di percorso?

Il fotografo spagnolo Juan Manuel Castro Prieto qualche anno fa mi ha consigliato di usare la fotografia per relazionarmi con le mie ossessioni e affrontare le mie paure.
Carlotta Cardana, riguardo alla domanda non pubblicata: Qual è il consiglio più interessante che ti è stato dato e quale daresti a chi vuole iniziare questo tipo di percorso?

FOTOGRAFI CONSIGLIATI

Annie Leibovitz
Anton Corbijn http://antoncorbijn.com/
Bob Gruen http://www.bobgruen.com/
Baron Wolman
Danny Clinch http://www.dannyclinch.com/
Edward Colver http://edwardcolver.com/
Ethan Russell http://ethanrussell.com/
Ken Regan http://www.kenregan.com/#/home
Janette Beckman http://www.janettebeckman.com/
Jim Marshall http://www.jimmarshallphotographyllc.com/
Lance Mercer
Laura Levine http://www.lauralevine.com/photography/gallery.php
Lynn Goldsmith http://www.lynngoldsmith.com/
Masayoshi Sukita
Michael Cooper
Mick Rock http://www.mickrock.com/
Neal Preston http://www.prestonpictures.com/
Ray Stevenson http://www.raystevenson.co.uk/
Roberta Bayley http://www.robertabayley.com/
Steve Gullick http://www.gullickphoto.com/
Storm Thorgerson http://www.stormthorgerson.com/

LIBRI CONSIGLIATI

A Somebody, Anton Corbijn - Ed. Schirmer/Mosel
Brad Elterman: Dog Dance - Ed. Damiani
Grounge, Michael Lavine - Ed. Harry N. Abrams
Jazzlife, William Claxton - Ed. Taschen
Joy Division, Kevin Cummins - Rizzoli 2010
Keep Your Eyes Open, Fugazi, Glen E. Friedman
Patti Smith 1969 - 1976, Judy Linn - Ed. Harry N. Abrams
Real Moments: Photographs of Bob Dylan 1966-1974, Barry Feinstein - Ed. Vision On
R.E.M.: Hello, Photographs, David Belisle - Ed. Chronicle Books
The Disciplines, James Mollison - Ed. Chris Boot
The Rolling Stone 1972, Jim Marshall - Ed. Chronicle Books
Touch Me I'm Sick, Charles Peterson - Ed. powerHouse Books

Tag: how to

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