ALL ACCESS PHOTO - HOW TO - 01 / INIZI

Prima puntata della rubrica dedicata alla fotografia di musica, curata da All Access Photo.Prima puntata della rubrica dedicata alla fotografia di musica, curata da All Access Photo.
28/05/2014 di

A cura di ALL ACCESS PHOTO

 

01 / INIZI



Nella ricerca della propria strada certe domande sono obbligatorie: come iniziare? Che percorso si è interessati a seguire? Che cosa è necessario tenere in conto in un primo momento?

All’inizio del proprio percorso fotografico è importante sperimentare il più possibile situazioni diverse per poi capire qual è la strada che si è più interessati a percorrere.

È difficile definire una strada univoca di apprendimento: per questo motivo abbiamo chiesto a diversi fotografi di raccontare come hanno iniziato il loro percorso fotografico e come sono arrivati dove si trovano oggi.


Intervistati
Chiara Mirelli
http://www.chiaramirelli.com/home

Flavio&Frank
http://flavioefrank.it/

Ilaria Magliocchetti Lombi
http://www.imlphotographer.com/

Mattia Zoppellaro
http://www.mattia-z.com/



1. Come ti sei accostato alla fotografia di musica e cosa ti interessava fotografare all’inizio?

CHIARA MIRELLI / La mia prima vera passione è la musica quindi mi è venuto automatico cominciare da li.
Dopo le varie scuole di fotografia ho iniziato a fare l’assistente di studio dove principalmente si scattava moda o still life. Da un lato ho imparato tantissimo perché da ogni fotografo prendi qualcosa, ma d'altra parte ho soprattutto capito che quello non era il mio ambito. Quindi a tempo perso ho cominciato a tartassare tutti i musicisti per poterli seguire nel backstage o poter far loro un ritratto… cosa che faccio ancora oggi… e col tempo ho creato un portfolio credibile per andare diretta da gionali e discografiche a cercar lavoro.

FLAVIO&FRANK / Nel momento in cui abbiamo iniziato a muovere i nostri primi passi, qualche anno fa, il Salento, terra in cui siamo nati ed in cui abitiamo stava portando alla luce una solida ed eterogenea scena musicale che spaziava dal rock al reggae alla patchanka all'elettronica. Questo movimento creativo nato nei primi anni novanta grazie ai Sud Sound System è culminato con il grande successo dei Negramaro. Noi siamo cresciuti frequentando questi circuiti in cui si esibivano artisti salentini e non, una volta terminato l'istituto europeo di design a Roma ci è venuto naturale iniziare a fare i primi "esperimenti fotografici" con i musicisti attorno a noi. All'inizio ci interessava soprattutto riuscire ad espimere l'estetica fotografica, lo stile che avevamo in mente in modo tale da essere quanto più riconoscibili possibile. In poco tempo le nostre foto hanno iniziato a girare in tutta Italia grazie proprio ai nostri primi soggetti che hanno fatto da volano in tutto questo e che non smetteremo mai di ringraziare.
Sono arrivate così le prime pubblicazioni, sia editoriali che discografiche, stampate ma anche sul web. A questo proposito, il web, ha avuto e continua ad avere un ruolo fondamentale per il nostro lavoro.

ILARIA MAGLIOCCHETTI LOMBI / E' stato naturale, quando ho iniziato a fotografare i gruppi la musica aveva un ruolo centrale nella mia vita, andavo a molti concerti, mio fratello è chitarrista e aveva diversi gruppi e così alcuni amici.
Ho iniziato a portare la macchina fotografica ai concerti e a fotografare le prove dei gruppi che conoscevo. Andando avanti ho capito che quello era il mondo che volevo raccontare, fatto di sale prove, passione e gente che si sbatte per fare quello che ama. Quasi nessuno aveva mai fatto un disco dei primi gruppi che fotografavo. Vedevo in loro quello che cercavo di fare io con la fotografia, crescevamo insieme.

MATTIA ZOPPELLARO / Mi è sempre interessato fotografare la spontaneità dell'essere umano, per questo mi sono approcciato alla fotografia musicale, nel suo aspetto "live". Ho iniziato a scattare concerti per varie riviste musicali, Mojo, NME, Rocksound,... il passo successivo mi ha portato a ritrarre le varie rockstar… sono sempre stato affascinato dal rapporto tra la popolarità di una persona e la percezione che il pubblico ha di essa… è una tensione che crea dei cliché a livello di immaginario collettivo, con cui è bello giocare… o sovvertire.


2. Secondo te quali sono le diverse possibili strade che un soggetto interessato al mondo della fotografia musicale può intraprendere per iniziare un percorso fotografico di questo tipo?

CHIARA MIRELLI / Io per esempio non sono mai stata interessata alle foto sottopalco che trovo impersonali e tutte uguali a meno che non siano collegati ad una storia dell’artista, o del tour, o altro. Richiedere un accredito per fare foto sottopalco, fare le tre canzoni con un teleobiettivo e non avere neanche un minimo di scambio con l’artista non mi interessa e trovo che a lungo andare sia noioso. Se si è davvero interessati a questo mondo suggerisco a tutti di provare ad avere un contatto con il musicista cosi da integrare gli scatti live con qualche foto un po piu privata o per lo meno fatta per te. Lo so che è molto difficile ma uno ci deve provare e con tutti questi social non mi pare più cosi impossibile.

FLAVIO&FRANK / Per iniziare, in questo mondo, crediamo che una buona formazione didattica sia fondamentale, anche se abbiamo esempi eccellenti di fotografi professionisti di altissimo livello che hanno iniziato il loro percorso come autodidatti, pensiamo che frequentare un buon istituto che ti possa dare le basi non solo tecniche, ma soprattutto culturali, per affrontare l'inizio di una carriera sia la scelta migliore.
Nello specifico, per chi si occupa o vorrebbe occuparsi di fotografia musicale, va da sè che entrare a far parte di determinati ambiti, dia la possibilità sia di "respirare" un mondo che ispirerà la propria mente a livello creativo, sia di conoscere le persone che potenzialmente saranno i futuri clienti. Come in tutti i mestieri stare a contatto sempre con tanta gente e sempre nuova non può far altro che allargare la propria rete lavorativa.

ILARIA MAGLIOCCHETTI LOMBI / Io suggerirei di partire dal live. E’ un modo di avvicinarsi alle band, io ho iniziato così. Scattando ai concerti, proponendo le mie foto subito dopo alle band entrandoci così in contatto, e da lì come fosse un percorso a livelli, il live, la sala prove, il backstage e se il rapporto funziona poi i ritratti ecc. Secondo me è il punto giusto dal quale partire.

MATTIA ZOPPELLARO / Adesso nessuna… se è un fotografo agli inizi gli suggerirei di trovare un altro ambito in cui esprimersi… è un mercato che va sempre più spegnendosi, quindi economicamente non può sostentare. D'altro canto se un fotografo lo fa per passione gli suggerisco di fare come ho fatto io, ovvero comprarsi le riviste che più gli piacciono e tempestare di telefonate i foto editor… e fare lo stesso con le etichette discografiche.


3. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai trovato nel tuo percorso fotografico e come sei riuscito ad affrontarle e superarle?

CHIARA MIRELLI / La difficoltà iniziale è che sei una tra centinaia, senza agenzia e magari senza nessun committente, quindi come convincerli a darti fiducia? Come sfondare l’enturage, manager e uffici stampa che a volte non sono minimamente interessati a progetti fotografici o idee nuove? Con pazienza, mail e soprattutto facendo vedere che sai fare il tuo lavoro e fai anche foto interessanti… se fai foto brutte puoi essere anche simpatico o amico di, ma rimangono foto brutte e prima o poi se ne accorgono.

FLAVIO&FRANK / All'inizio senza dubbio riuscire a promuovere il nostro lavoro, a entrare in contatto con discografiche e redazioni sempre più rilevanti, a farsi riconoscere quali professionisti, in tutti gli aspetti che fanno parte del nostro mestiere, anche in quelli economici.
Siamo entrati nel mercato in un momento di radicale cambiamento e la parola "budget" è ormai il termine più inflazionato in tutti gli appuntamenti di lavoro che facciamo!
Se il mondo sta cambiando i professionisti devono riuscire a rimanere fermi nelle loro convinzioni, adattandole però, anche velocemente, a questi cambiamenti.

ILARIA MAGLIOCCHETTI LOMBI / L’inizio è la parte più difficile, il primo anno in cui decidi questo "è il mio lavoro". Sei lì che hai l'ansia di far fruttare la tua passione, di farci dei soldi. Di dire questo mese ho guadagnato tot. E' una sensazione brutta voler ricavare soldi da quello che ami per forza, almeno io in un primo momento l'ho vissuta male.
Vedi quelli più grandi o solo più avanti di te che fanno duemila cose e tu sei lì che fai un'assistenza al mese magari, e ti chiedi come fanno.
Devi imparare a gestire tante altre cose che non hanno nulla a che fare con l'atto di fotografare.
Però la verità è che l'importante è fare il primo passo, iniziare e confrontarsi con tanti che fanno quello che fai tu. Essere umili e mettersi in gioco.
Poi le cose crescono, cambiano, all'inizio ho fotografato qualsiasi cosa capitasse per lavoro, cose che non c'entravano nulla con la musica o con i ritratti. Ma va bene.
Da qualche parte bisogna partire. Poi sono tutte possibilità di crescita umana e professionale, se si è curiosi qualsiasi cosa può essere interessante. E la curiosità credo che sia fondamentale per fare questo lavoro.

MATTIA ZOPPELLARO / Le maggiori difficoltà sono talvolta rappresentate dall'eccessiva "protezione" che circonda un gruppo… la mancanza di libertà da parte di un fotografo di muoversi nel backstage… il poco tempo concesso per effettuare un ritratto… molte delle foto scattate dall'immenso Jim Marshall non sarebbero possibili oggi.


4. Qual è la cosa più bella e quella più brutta di questo mestiere?

CHIARA MIRELLI / La cosa piu bella rimane la musica, poter osservare come nasce, e poter a volte conoscere le menti che creano quella meraviglia. La cosa piu brutta… se proprio bisogna trovare un lato negativo… che come in tutte le cose si incontrano anche persone con poco gusto e se son loro a decidere il tuo lavoro è un po' complicato… in quel caso pensa che devi soddisfarlo perché è il capo ma poi puoi sempre fare degli scatti a parte per te e per il tuo portfolio.

FLAVIO&FRANK / Senza dubbio riuscire a trasformare una forte passione, come quella che abbiamo noi per per le immagini, per la gente e per la musica, in un vero lavoro è la cosa più bella, quella che dà più soddisfazione.
E' meraviglioso sapere che qualcuno ha in mente proprio te ed il tuo lavoro per realizzare una cover di una rivista o di un disco.
La più brutta: la parola budget!

ILARIA MAGLIOCCHETTI LOMBI / La possibilità di gestire il proprio tempo e il proprio stile di vita. Conoscere gente e realtà diverse. Esprimersi, restituire agli altri qualcosa che per te ha valore. Fare qualcosa di tuo e non per qualcun altro.
La più brutta è non avere certezze, sicurezze sul futuro (ma tanto ormai in pochi ce l'hanno) la discontinuità lavorativa ed economica. La difficoltà di fare certe cose qui in Italia.
Il dover riuscire a essere molto costanti e disciplinati e gestire bene il proprio tempo, le proprie risorse. Essere imprenditori e agenti di se stessi.

MATTIA ZOPPELLARO / Sono per me la stessa cosa… le infinite sorprese.


5. Qual era l’idea che avevi su questo tipo di fotografia quando hai iniziato e qual è adesso con l’esperienza che hai acquisito?

CHIARA MIRELLI / Inizialmente lo vivevo piu come un racconto, un reportage, fotografavo quello che mi succedeva intorno, forse l’inesperienza e la timidezza non mi portavano mai a chiedere di mettersi in posa o fare quel che volevo io. Ora mi piace integrare quello che succede con ritratti e proporre all’artista, dove c'è piu confidenza, anche idee o foto che ho in mente.

FLAVIO&FRANK / I nostri primi set assomigliavano un pò più ad una gita tra amici, proprio perchè abbiamo iniziato a lavorare con amici.
A mano a mano che il lavoro aumentava, tutto è diventato, grazie all'esperienza, più strutturato, più organizzato e preciso. Questo, nel tempo, ci ha catapultato in una dimensione lavorativa "vera", con delle "vere" responsabilità nella gestione dei lavori, mantenendo però sempre quel pizzico di goliardia e improvvisazione che fanno sempre bene alla fotografia.

ILARIA MAGLIOCCHETTI LOMBI / Non avevo un'idea romantica o idealizzata di questo lavoro. Non ho cambiato percezione col tempo.
Rispetto alla musica devo dire che pensavo gli artisti fossero più difficili da gestire, da guidare.
Invece ho trovato quasi sempre fiducia nei miei confronti.

MATTIA ZOPPELLARO / Prima ne ero affascinato e ora lo amo.

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