Se un rapper si veste da donna: Achille Lauro e gli omofobi nel rap italiano

achille lauroachille lauro
21/07/2016 di

Sul dizionario di Oxford, alla voce "entitlement" una delle definizioni fornite è: "the belief that one is inherently deserving of privileges or special treatment". Insomma, è il pensare di essere nella posizione di meritarsi qualcosa in più, fosse anche il diritto di giudicare. È così che spesso quando si parla di "entitlement" si parla anche di chi pensa di avere le giuste credenziali per imporre il proprio metro di giudizio sulle persone e le cose attorno a loro.
Spesso si comporta così l'opinione pubblica americana riguardo la politica del Medio Oriente, i critici che impongono la loro catalogazione arbitraria su nuova tendenza o, perché no, anche i fan che credono di sapere cosa sia meglio per la carriera di un artista, come se questo non avesse la sua testa, un team di collaboratori competenti ad aiutarlo e la possibilità di fare qualsiasi cosa, d'essere libero.

Sartre fondò la sua ontologia sull'idea di una libertà radicale, pilastro e peculiarità della condizione umana: siamo condannati alla libertà, ammette il filosofo francese, responsabili di ogni nostra scelta. Ed è proprio da questa sospensione che dobbiamo partire, realizzarci in una progettualità, nel compiere qualcosa che ci sembri autentico e ci faccia sfuggire all'angoscia del dover vivere un'esistenza priva di significato.

Dov'è che s'inserisce Achille Lauro in tutto questo? Il rapper romano ha sempre dimostrato un attaccamento particolare alla libertà, specialmente quella artistica: non ha nessuna voglia di farsi categorizzare facilmente né di rendersi molto prevedibile. Quello che stupisce del "Vangelo secondo uno stronzo" è l'estrema coerenza: che si tratti di una canzone dai toni intimi in unplugged o della prossima suoneria del tuo pusher di fiducia, Lauro mantiene una sua visione del mondo totalizzante, precisa e riconoscibile, anche se mai del tutto lineare.

In questo pieno esercizio della propria libertà, il rapper ha anche avviato una battaglia (forse in modo involontario) contro la classificazione di genere e contro l'omofobia, spesso endemica in ambito rap.
Sicuramente c'è dello scherno nell'indossare degli "occhiali da donna" e una parrucca rosa, parodiando il machismo del rapper italiano che manca di ironia, ma le reazioni scatenate da questo semplice gesto sono state davvero violente, e per questo interessanti.

È abbastanza lampante che il problema non è che un rapper si mascheri (quello lo fa già Salmo, e pare non susciti critiche), ma che un rapper si mascheri da donna. Se la canzone-tormentone "Occhiali da donna" poteva far leva su una certa sottile ironia tutto sommato accettabile dai fan, a seguito della diffusione del servizio fotografico con la parrucca rosa moltissimi ascoltatori, quelli che lo stesso rapper romano definisce "i limitati" si sono scatenati in un tripudio di battute omofobe.

A quanto pare, ai fan di Lauro non importa che di esempi eccellenti in questa direzione ce ne siano a bizzeffe (Bowie o Renato Zero, per dirne un paio, o Young Thug per rimanere in ambito rap), e non importa nemmeno che ad oggi il rapper non abbia mai ufficializzato la propria posizione circa le questioni di genere. 

A differenza di rapper come Mykki Blanco o Big Freedia che espongono veramente una parte della propria sessualità e sono in questo senso dei veri e propri "game-changer", Lauro fa sempre un passo indietro. Il suo è un personaggio nato dall'esasperazione di dover subire all'infinito l'icona dell'italico-rapper-maschio-alpha, e per questo il suo è un personaggio che può portare qualcosa d'inaspettato, nel suo pubblico e forse anche nella musica italiana.

Probabilmente nel breve termine non cambierà molto: le battute omofobe sul look inusuale del rapper romano continueranno, anche perché quest'ultimo non ha alcuna voglia di spiegarsi più di quanto abbia già fatto.
È anche vero però che quando un personaggio così in vista sceglie di andare in una direzione diversa dalla massa, qualcosa in fondo rimane - insomma, non è un caso se gli occhiali da sole (da donna, ovviamente) tempestati di brillantini messi in vendita sullo shop di Roccia Music sono andati sold-out.

Quella di Lauro è una battaglia che non ha nulla di consapevole in senso stretto, ma tramite l'autoironia rivendica qualcosa di molto importante: la libertà d'espressione di ognuno, a qualsiasi livello, che passa per forza di cose da "un'educazione" coatta e anti-omofoba.

 

Tag: opinioni

Commenti (1)

  • Toni Meola 13/09/2016 ore 07:13 @toni.meola1

    Ma davvero hai dovuto fare un articolo su "l'omofobia nel rap italiano" prendendo spunto da Achille Lauro? E come se io parlassi della "questione sicurezza" della Formula 1 citando Riccardo Paletti (rip.)

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