Afterhours + Yuppie Flu - Milano - MazdaPalace Live report, 04/07/2003

07/07/2003 di



In una serata di inizio luglio, calda sì ma non torrida, decido di andare a rivedere gli Afterhours a più di un anno dall’ultima volta che mi era capitato di assistere ad un loro concerto (mi riferisco al mini-tour con i Mercuri Rev di spalla in cui i Nostri delusero notevolmente il sottoscritto). In verità avevo avuto occasione di vedere una loro esibizione all’interno della Triennale, ma siccome all’epoca si trattava di un esperimento, non lo si poteva certo considerare uno show carico di tensione come quello di stasera.

Giunto così all’interno del MazdaPalace di Milano con una buona mezz’ora di anticipo, quando si spengono le luci che sovrastano le nostre teste salgono sul palco 5 loschi figuri che fatico ad identificare come i principali protagonisti della serata; e infatti si tratta degli Yuppie Flu, invitati (evidentemente a sorpresa) come supporter. Questa si rivelerà quindi anche una buona occasione per vedere gli anconetani dal vivo, i quali, in una mezz’ora abbondante, presenteranno il loro “Days before the day” riuscendo, a fatica, a destare l’attenzione di una buona fetta di un pubblico giunto solo per la compagnia guidata da Manuel Agnelli. In realtà il loro show risulta convincente, pur se a tratti in difetto di adrenalina e particolare pathos, e ancora da rivedere dal punto di vista degli ‘incastri’ sonori (perché, ad esempio, quando partivano le basi i volumi erano altissimi, al punto da coprire praticamente tutti gli strumenti?). Il tempo quindi di suonare una decina di pezzi, affindando la chiusura alla bellissima “Drained by diamonds”, e dopo un ragionevole tempo d’attesa per il cambio palco, ecco spuntare i cinque milanesi nell’oscurità.

Manuel si siede subito al piano e attacca – non prima di aver sussurrato: “Questa è una canzone che mia mamma mi cantava sempre da piccolo…” – “La canzone di Marinella”; straniamento e sorpresa ci colgono nello svolgersi della canzone, mentre il basso distorto di Andrea Viti fa a pezzi la versione unanimemente riconosciuta. L’unico strumento più vicino alla melodia originaria è la voce, che intona i versi in un’atmosfera sonora completamente stravolta. Difficile darne un giudizio obiettivo, ma l’esperimento desta non poco il nostro interesse.

Si accendono le luci e Manuel torna al centro del palco: camicia rossa e pantaloni di pelle mette subito in chiaro che stasera ci sarà solo spazio per il loro rock‘n’roll. “Sulle labbra”, seguita a ruota da “Quello che non c’è” e “Non sono immaginario”, evidenziano lo stato di grazia dei Nostri, carichi come non mai e intenzionati e lasciare ricordi indelebili della serata. Riusciranno nell’impresa anche (e soprattutto) quando mettono in fila “Elymania” (brano la cui esecuzione, al di là di tutto, rimane memorabile solo nei ricordi, con la mimica e la chitarra di Xabier Iriondo assolutamente unica), “Male di miele”, “La verità che ricordavo” (con Manuel protagonista assoluto del palco a cui manca solo lo stage-diving) e il ripescaggio inaspettato di “Germi”, stasera in una versione imponente. Sembra quindi si tratti della serata riservata alle sorprese in scaletta, anche se “Varanasy baby” (quantomai corroborante), “Bungee jumping” (il cui intermezzo e la coda finale sono affidati alle immagini del “Maurizio Costanzo Show”) e la sempre gradita “Bye bye Bombay” ci riconducono sui binari del presente. Subito dopo, però, si tornano a rispolverare brani storici: da “Senza finestra” alla cover di “Mio fratello è figlio unico”, passando per un‘elettricissima “1.9.9.6.”, una violentissima versione di “Rapace” e una corale “Voglio una pelle splendida”. Si chiude, poi, con “Il mio ruolo”, ma è solo un momentaneo congedo prima di riaprire le danze con “Milano circonvallazione esterna” e un’inaspettata “Non è per sempre” (ingannevolmente presentata come una cover dei Queensryche). Seguono poi i primi accordi di “Relax” dei Frankie Goes To Holliwood, utili per introdurre la sempiterna “Non si esce vivi dagli anni ‘80”. Ma qui si chiude il ‘circo’, perché rimane giusto il tempo per “La gente sta male” e la letterina de “Ritorno a casa”, unico momento di poco rilievo in una serata che non ha di certo lasciato l’amaro in bocca.



Pagine: Afterhours Yuppie Flu

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