Ai Subsonica piace fare il giro largo

"Terre rare" è il disco del trentennale della band, nato da un viaggio nel Mediterraneo e celebrato in una Torino addobbata a festa per loro. Ci siamo andati anche noi, a riscoprire una band che, invece di scegliere la strada semplice, sa sempre come complicarsi la vita (per fortuna)

Subsonica - foto di Ivan Cazzola
Subsonica - foto di Ivan Cazzola
18/03/2026 - 12:00 Scritto da Andrea Cegna

Da Piazza Vittoria a Via Po, i portici di Torino da qualche giorno hanno appese foto dei Subsonica. Una delle iniziative con cui la band, arrivata al trentesimo anno di attività, ha deciso di festeggiare e celebrare la propria carriera. Tutto è iniziato da CasaSonica, uno spazio ereditato da Max Casacci dal padre. Una sala magica che era stata prima uno studio cinematografico, costruito con genio e dedizione dal papà del chitarrista dei Subsonica, e luogo dove Max ha mosso i primi passi nel mondo delle produzioni. Di quella CasaSonica resta solo la scritta sul cancello. Ma i Subsonica sono tutt’ora in attività, con la stessa formazione che gira l’Italia e il mondo dal 1999. La vita dei Subsonica è strettamente legata a Torino e Torino ha riconosciuto il legame e l’importanza della band.

La mostra fotografica è solo un pezzettino delle tante attività che il quintetto ha messo in campo, tra queste anche l’undicesimo disco in studio: Terre rare, che uscirà venerdì 20 marzo. Un disco che merita il tempo di essere ascoltato con attenzione, un disco a strati che non si esaurisce con il solo ascolto da telefonino o cuffiette. Un disco che, se “pompato” al giusto volume, fa scoprire il grande lavoro di produzione su cui Max Casacci e la band hanno lavorato dopo un viaggio nel Mediterraneo, sponda non occidentale.

Prima di parlare del disco, Ninja, Max, Samuel, Boosta e Vicio invitano chi è arrivato ad assistere alla conferenza stampa — di presentazione del disco, del tour, della mostra, degli eventi per i 30 anni di carriera — a una passeggiata per il centro di Torino. È un bel momento di incontro e chiacchiera, un momento in cui i cinque si lasciano andare all’informalità, ai ricordi e alle emozioni. L’emozione più forte, anche se pare essere stata in parte digerita, è quella per la risposta che la città natale dei Subsonica ha deciso di dare alla band. Più volte lo dicono, più volte scappa tra una battuta e una risposta seria. Terre rare è la ciliegina sulla torta di una festa che inizierà il 20 marzo, passerà per quattro serate alle OGR e poi per un tour che attraverserà tutta l’Italia.

Terre rare non è soltanto un disco che accompagna una celebrazione, è un pezzo ulteriore della traiettoria dei Subsonica. Una band che, invece di fermarsi a capitalizzare ciò che ha costruito, continua a spostarsi. E non poteva che essere un viaggio il nuovo punto di partenza per l'ispirazione. Non è un dettaglio: è qualcosa che diventa metodo, esattamente come la continua ricerca di suoni, immagini e parole a cui la band ci ha abituato.

Terre rare non è un disco che guarda altrove: è un disco che arriva da altrove e poi torna, trasformato. È attraversato da citazioni e da una tensione politica che non resta mai in superficie ma che ha la forma della poesia e non dello slogan.

È una celebrazione che non cade nell’autoreferenzialità. È un regalo che la band si è fatta, lasciando da parte un pezzo di sé. Un disco maturo — non il primo dei Subsonica — ma uno di quelli in cui la maturità non si traduce in accomodamento. Non cerca la classifica, non cerca il facile applauso.

E così i cinque alfieri di questa lunga esperienza sono rilassati, sorridenti, tranquilli. Tanto da poter mettere in piazza anche antichi “scazzi” da fine tour. Non c’è tentazione di strafare o di rifare ciò che ha funzionato. Non c’è l’idea di stare dentro una comfort zone ormai consolidata. I Subsonica scelgono di complicarsi la vita, di non semplificare, di non inseguire la via più breve. Costruiscono invece un disco stratificato, che chiede ascolto e restituisce dettagli.

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Straniero è uno dei punti più forti del disco, il terzo singolo con tanto di video dal forte sapore di denuncia. Un brano più esplicito di quello a cui la band ci ha abituati. La canzone ti mette davanti a una condizione: quella in cui l’altro viene definito, ridotto, escluso. E poi la ribalta. Non con una tesi, ma con uno spostamento emotivo. La presenza di TÄRA, giovane artista italo-palestinese, non è un elemento decorativo, ma una frattura dentro il brano, qualcosa che cambia l’asse e ti costringe ad ascoltare da un altro punto. È un pezzo che non cerca di convincere, ma di far sentire, anche perché la canzone è scritta a quattro mani.

Teorie lavora invece sul rumore di fondo di questo tempo. Non i fatti, ma il modo in cui vengono raccontati, deformati, manipolati. Il brano si muove leggero, quasi ironico, ma sotto quella superficie c’è una riflessione precisa: la semplificazione come strumento di controllo, il bisogno di spiegazioni facili in un mondo che facile non è. I Subsonica non attaccano frontalmente, ma mostrano il meccanismo. E lo fanno restando dentro la musica, senza trasformare il pezzo in un discorso.

Poi c’è Ghibli, che sembra portare tutto su un piano più fisico. Qui il viaggio torna a essere suono, ritmo, materia. Gli strumenti incontrati diventano parte della struttura, non un’aggiunta. Ma soprattutto emerge un’energia che va oltre il singolo brano: qualcosa che si muove, che attraversa, che non si lascia fermare. Non è un racconto, è una sensazione. Ed è una delle più vive del disco. Sono 12 le tracce del disco, ognuna è una storia a se, un viaggio nei viaggi fatti dalla band.

Eppure, più si ascolta Terre rare, più si capisce che il suo centro non è solo l'esperienzialità vissuta dalla band, nella ricerca o nella lettura del presente. Terre rare è il modo con cui i Subsonica hanno deciso di raccontare il loro mondo oggi.

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E così il disco è dedicato a Talu, una persona che è stata per loro fondamentale. E non solo per loro. È stato il compagno di viaggio di molte band che, fatta la gavetta negli anni ’90, sono esplose e hanno iniziato a suonare nei palazzetti e nelle grandi arene, con produzioni sempre più strutturate. Talu era lì: ad accompagnare, aiutare, progettare, costruire insieme agli artisti. Talu è morto. Il suo lavoro e il suo ricordo no. E la dedica a lui non è una nota a margine. È una dichiarazione silenziosa ma decisiva. In un disco che parla di conflitti, di disumanizzazione, di un mondo che tende a separare e classificare, quella dedica riporta tutto a una dimensione umana e concreta. Un’amicizia, un percorso condiviso, una presenza che ha attraversato la storia della band e che continua a farlo.

È come se i Subsonica, dopo aver attraversato deserti reali e simbolici, indicassero lì un punto fermo. Non nelle certezze ideologiche, non nelle formule, ma nei legami. Dopo trent’anni, i Subsonica non stanno celebrando quello che sono stati. Stanno ancora cercando. E lo fanno partendo da lontano, per riuscire — forse — a tornare più vicini. Terre rare va ascoltato almeno tre volte: per scoprirlo, per celebrare trent’anni di band, per capirlo a fondo.

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L'articolo Ai Subsonica piace fare il giro largo di Andrea Cegna è apparso su Rockit.it il 2026-03-18 12:00:00

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