L'incredibile potere del suono: Alice Motta ci spiega la musicoterapia

Alice suonava nei Criminal Jokers insieme al fratello Francesco Motta, poi ha deciso di lavorare facendo musicoterapia. Ecco la sua storia
24/06/2019 12:04

Abbiamo conosciuto Alice Motta nei Criminal Jokers, la band che è stata un'incubatrice di futuri musicisti pronti per fare tour e suonare in tutta Italia: Francesco Pellegrini diventato poi il chitarrista degli Zen Circus, Simone Bettin ora frontman dei Campos e ovviamente Francesco Motta, fratello di Alice e ormai conosciuto in tutto il paese, applaudito da pubblico e critica. Si può dire che l'album Bestie, pubblicato nel 2012, sia stato quello che ha preparato Francesco al grande salto da solista: per la prima volta cantava in italiano e riusciva a viaggiare su registri diversi rispetto a quelli del primo album, This Was Supposed To Be The Future del 2010, contenente tutta l'anima punk della band.

Fatto il dovuto preambolo, stavolta non parliamo di Francesco ma di Alice, che dopo l'exploit sui palchi di tutta Italia insieme ai Criminal Jokers ha lasciato la band per continuare a lavorare con la musica in modo del tutto diverso, usandola come mezzo di comunicazione non verbale in ambito riabilitativo o educativo grazie alla musicoterapia

Verità: non ne sappiamo molto di questa professione ma ne siamo molto affascinati e abbiamo chiedo ad Alice di aiutarci a capire il potere della musica nel rapporto con chi la preferisce alla comunicazione verbale.

Si parla sempre poco del potere della musica, non tanto come colonna sonora della vita ma come vibrazione, a livello fisico e mnemonico, eppure ci sono terapisti che con la musica ci lavorano per alleviare traumi o disabilità. 
Sì, infatti tutti noi conosciamo il potere della musica e il suo collegamento con le nostre emozioni. Quando parli di colonna sonora della vita, in realtà fai un'associazione tra una vibrazione e il nostro vissuto emotivo. La musicoterapia è una disciplina che si basa proprio sul rapporto tra suono e essere umano, che utilizza cioè il suono come mezzo di comunicazione non verbale per realizzare processi di trasformazione in situazioni di difficoltà. Possiamo capire meglio questo concetto se spostiamo la nostra attenzione dal suono per se stesso all'idea di relazione con l'altro. La musica e il suono nella prassi musicoterapica sono proprio gli strumenti che ci servono per entrare in contatto con l'altro e per tentare di modificare e migliorare, all'interno di tale relazione, lo stato vitale della persona che abbiamo di fronte.

ph: Serena De Angelis

Tu suonavi nei Criminal Jokers insieme a tuo fratello Francesco, lui ti ha sempre descritto come la vera musicista di casa. Come hai deciso di usare la musica per uno scopo diverso rispetto a quello a cui siamo abituati?
Durante il tour che ho fatto con Criminal Jokers mi sono divertita tantissimo anche se è stato molto faticoso perchè lavoravo tutta la settimana con la musicoterapia e il fine settimana eravamo in giro. Suonando in giro ho avuto modo di riflettere molto sulla differenza che c'è tra il fare musica da un palco e fare musicoterapia. Nella musicoterapia è l'altro che ha un ruolo preponderante sulla “scena”. Ho deciso di uscire dal gruppo perchè era davvero troppo stancante, in particolare un lunedì, dopo un fine settimana intenso, ho avuto una seduta di musicoterapia con un bambino con lieve ritardo cognitivo. Io sono arrivata distrutta al nostro appuntamento e lui mi ha guardato e mi ha detto :"Alice, prima di inziare volevo dirti una cosa. Credo che tu abbia davvero bisogno di un parrucchiere!". Ecco, lì ho capito che dovevo fare una scelta!

Io e mio fratello abbiamo una formazione musicale opposta, io ho avuto una formazione più classica con la quale ho dovuto fare i conti e che per molti versi mi ha ostacolato nella libertà di espressione. Forse proprio per questo ho scelto poi un lavoro che mi permettesse grande libertà espressiva e che per sua definizione ti svincola da modelli rigidi e predefiniti. Mio fratello sta bene sul palco, ogni volta che assisto a un suo concerto rimango colpita dalla naturalezza con cui comunica e si esprime attraverso le sue canzoni. Io mi sento a mio agio nel momento in cui entro in relazione attraverso il suono e sono sempre stata affascinata dai molteplici processi di trasformazione che la musica consente. Inoltre vedo la musica come un ponte, che può aprire nuovi canali comunicativi e sfruttare risorse trasformative.

 

La musica come ponte è sempre positiva, dio solo sa di quanti ponti abbiamo bisogno oggi. Chi sono i tuoi pazienti, o meglio, si usa la parola pazienti?
Considerando che il processo di riconoscimento della professione del musicoterapista è tuttora in corso e che questa professione non è assimilata alle professioni sanitarie, forse è più appropriato parlare di utenti.

Dal 2006 lavoro all'interno di scuole di musica del territorio con bambini e ragazzi affetti da varie patologie (sindrome di down, disturbo dello spettro autistico, sindrome di Sotos, ritardo cognitivo). Mi piace molto l'idea di realizzare percorsi di musicoterapia all'interno delle scuole di musica perchè credo sia un passo profondamente inclusivo. I bambini che vivono una condizione di handicap sono spesso iper medicalizzati e abituati a fare terapie in ambienti asettici; mi piace invece l'idea che possano frequentare una scuola, nella quale appunto si va per "fare musica", con la differenza che il loro percorso è costruito ad hoc, sulla base delle loro esigenze. Inoltre collaboro dal 2010 con l'associazione di Livorno Volare Senz'Ali (associazione nata per la tutela dei ragazzi con grave disabilità), all'interno della quale realizzo progetti di gruppo in equipe con logopediste e terapiste della neuropsicomotricità.

Negli anni passati ho realizzato anche progetti per persone con disagio psichico. Ogni patologia ti apre un mondo: è come fare un viaggio verso un pianeta sconosciuto e cercare insieme all'altro di costruire la strada e attivare le risorse per poter trasformare il suono in qualcosa di significativo a livello relazionale.

Negli ultimi due anni, insieme ad una collega musicoterapista abbiamo realizzato il progetto Le storie di Momo, all'interno del quale mettiamo in scena delle favole e realizziamo percorsi multisensoriali guidati dal suono, all'interno della cornice del racconto. All'interno del progetto abbiamo associato ogni personaggio della storia ad uno strumento musicale e una volta al mese un musicista è venuto a farci visita per far sentire il proprio strumento dal vivo ai ragazzi. E' stato molto bello vedere i ragazzi stupiti e incuriositi, e i musicisti (abituati a suonare il proprio strumento in altri contesti), emozionati. Tengo molto a questo progetto perchè è la prova di quanto potente sia il mezzo sonoro e di come possa costituire un ponte con l'altro, anche quando non lo conosciamo o la sua patologia ci mette in difficoltà perchè non sappiamo come comunicare.


Nella pratica, quali sono i benefici della musicoterapia? 
La musicoterapia ha molti benefici. Forse è più appropriato parlare di obiettivi e di strategie di intervento. Gli obiettivi vengo calibrati in base alla persona che abbiamo davanti, possono spaziare dalla regolazione delle emozioni all'integrazione, all'armonizzazione, passando comunque sempre attraverso la sintonizzazione emotiva. Un intervento di musicoterapia, ha in generale l'obiettivo di migliorare la qualità della vita della persona che si ha davanti. Come realizzare questo obiettivo è proprio compito del musicoterapista, che realizzerà un percorso su misura dell'utente.

ph: Claudia Pajewski

Esistono degli strumenti che riescono a interagire maggiormente con varie forme di disabilità?
Dal mio punto di vista non ci sono ricette predefinite. Ognuno di noi è unico, nel suo modo di sentire, di reagire agli stimoli, di emozionarsi, di rispondere a ciò che lo circonda. Da quando ho iniziato a lavorare ho sempre attuato le strategie della musicoterapia attiva, nella quale si cerca di entrare in relazione con l'altro attraverso l'uso attivo, appunto, di strumenti musicali. Lo stesso strumento usato con una persona affetta da una data patologia può portarci ad aprire canali comunicativi in un dato momento, ma può rimanere sullo sfondo del setting con la stessa persona in momento diverso. Nella musicoterapia attiva, in particolare in quella creativa (ideata da Nordoff Robbins) l'improvvisazione musicale è centrale all'interno della seduta. Solitamente il terapista suona il pianoforte ed accompagna i movimenti, gli stati e i cambiamenti del paziente in tempo reale.

La musica elettronica in questo senso può avere lo stesso potere di quella suonata con strumenti tradizionali?
Come dicevo prima, nella musicoterapia attiva si predilige l'uso degli strumenti musicali mentre nella musicoterapia ricettiva si preferisce utilizzare musiche registrate per attivare risposte nel paziente. Io ho sempre preferito utilizzare la prima perchè lo strumento musicale diventa il mezzo che ci permette di entrare in relazione con l'altro e anche perchè non credo che esistano musiche predefinite per certi tipi di patologie. Appunto, siamo tutti esseri unici e originali, sarebbe impensabile avere le stesse reazioni alle stesse frequenze. In generale parliamo sempre del potere del suono come mezzo vibratorio. E' certo che anche la musica ascoltata ha un effetto vibratorio su di noi, quindi sì, anche la musica elettronica. Sicuramente non la userei in certi casi, per esempio con certe patologie psichiatriche la circolarità e le sonorità della musica elettronica potrebbero avere un effetto controproducente.

Qual è il ruolo della voce nella musicoterapia?
La voce ha un ruolo importantissimo nella musicoterapia. Rappresenta lo strumento più intimo e personale, collegato direttamente con il nostro vissuto emotivo e quindi in grado di canalizzzare emozioni e vissuti. Ed è questo il motivo percui spesso abbiamo timore ad usarla. Inoltre ci permette di vibrare, elemento fondamentale in musicoterapia. 

ph: Simona Rovelli

Mi sono stupito di come mia nonna, ammalata di Alzheimer, non ricordasse i nomi dei suoi figli o nipoti e a volte neanche le parole comuni, ma ricordasse perfettamente melodia e testo di alcune canzoni della sua infanzia. La musica ha davvero un potere così dirompente?
Ci sono molte ricerche nel campo delle applicazioni della musicoterapia sulla malattia di Alzheimer. Il fatto che la musica modifichi e condizioni il nostro cervello è ormai un dato appurato.

Bene Alice, la tua professione è davvero importante ma devo farti una domanda di quelle obbligate: ti manca il palco?
Sono molto felice del mio lavoro, sento che si accorda perfettamente con la mia natura e la mia persona in generale. Nonostante questo in effetti, sì, ogni tanto ho nostalgia del palco. Ma conto di rimediare presto!

 

---
L'articolo L'incredibile potere del suono: Alice Motta ci spiega la musicoterapia di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 24/06/2019 12:04

Commenti
Aggiungi un commento:

ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati