ALL ACCESS PHOTO / HOW TO / 06 PORTFOLIO FOTOGRAFICO Rubrica

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02/07/2014 di

La costruzione di un portfolio fotografico è un momento molto importante per un fotografo: l’obiettivo è quello di mostrare attraverso una selezione di immagini la propria visione fotografica. Certamente non è facile per un fotografo riuscire a delineare il proprio linguaggio visivo, ma è essenziale dimostrare attraverso il proprio lavoro il modo con cui il fotografo si rapporta con il mondo circostante.

HOW TO / INTERVISTATI

Roberta Reineke (Photo Editor Rolling Stone Italia)

01. Quali sono le cose più importanti da tenere in conto nel momento di preparazione di un portfolio? Cosa bisogna includere e cosa è meglio lasciare fuori? Che tipo di ordine conviene dare al portfolio?

È importante considerare a chi lo si farà vedere ma soprattutto pensare a quello che si vuole trasmettere, che è una cosa completamente diversa. Una volta che si ha un numero determinato di foto da dover selezionare ed iniziare ad editare è importante dare al proprio lavoro un inizio e una fine, esattamente come si fa per un testo scritto.

Pensare al titolo, pensare al racconto per poi proseguire con il racconto. Le immagini devono essere una collegata all’altra sia da un punto di vista visivo che da un punto di vista mentale. Cosa significa “mentale”? Significa quello che il fotografo vuole trasmettere in quel momento, quello che lui vuole far vedere.

Per esempio un frame di un concerto può essere raccontato in cento modi diversi rispetto ai cento occhi diversi che lo stanno vedendo: ecco perché è importante non tanto far vedere quello che gli altri vogliono far vedere ma quello che tu vuoi far vedere. A quel punto quando vieni chiamato è per quello che tu sei capace di fare.

Spesso si cade nell’errore molto comodo di dare la colpa al fotografo perchè non ha fatto la cosa che è stata richiesta. Succede molto spesso nelle redazioni perchè il photo editor, il direttore o l’art director (dipende delle figure professionali all’interno di una redazione) quando chiamano un fotografo gli dicono: “Io vorrei che tu mi facesti questo in questo modo...”. Ma tu sei il fotografo e hai presentato un portfolio come volevi venisse capito e quello era il tuo biglietto da visita; è quindi naturale che tu segua certi parametri che rappresentano una caratteristica della tua visione. In caso di misunderstanding c’è quindi una lettura sbagliata da parte del photo editor oppure nel portfolio che hai presentato non era chiara la tua visione.
Quello che dico sempre ai fotografi è di stare attenti e di fare in modo che il loro portfolio segua le direttive della persona a cui poi va fatto vedere. Se un fotografo è bravo deve riuscire a mostrare la propria personalità artistica: forse prenderà tante porte in faccia ma poi arriverà il momento in cui il suo stile sarà perfetto per un certo tipo di giornale. L’importante è che continui sulla sua strada, non c’è nulla di più importante.

Creare un portfolio implica prendersi un po’ di tempo in cui la fotografia deve sedimentare su di sè e iniziare poi a fare la selezione. Una selezione può anche durare una settimana, a intervalli; non è detto che le foto fatte debbano essere subito selezionate e preparate. Questo infatti può rivelarsi un grande errore, perchè molte volte si buttano via delle immagini perchè in quel momento non ci piacciono, e poi, alla luce di altre cose scelte, ecco che quell’immagine un tempo scartata diventa proprio la tessera mancante per rendere armonioso tutto il discorso del proprio portfolio.

Un’altra cosa che riguarda sempre la selezione delle immagini di un progetto fotografico è la quantità: più di venti immagini inizia ad essere noioso, è troppo, diventa quasi ripetitivo.

 

02. Cosa deve trasparire dalle immagini scelte e quali sono gli errori più comuni quando vedi un portfolio?

La cosa che deve trasparire è l’anima del fotografo, la chiara trasparenza e volontà di raccontare veramente se stesso e in cui si riesca a percepire l’emozione; il portfolio deve raccontare qualcosa. Se non mi racconta niente significa che c’è qualche errore. Il fotografo deve cercare di trasmettere qualcosa di intimo che ha nei confronti della cosa che sta fotografando: è essenziale riuscire ad intravedere la sua anima di fotografo.

A volte noto la timidezza, ma uno dei più grandi errori che riscontro quasi sempre è il desiderio di mettere tante immagini, la voglia di raccontare esagerata, immagini mischiate una all’altra nelle quali c’è un filo conduttore soltanto nella testa del fotografo. Ma spesso io che non ero lì, che non ho letto la sinopsi, non so di cosa stia parlando, non riesco a vedere il filo conduttore della storia, perciò mi fermo, perchè devo leggere una foto per volta come si fa con dei ritratti. Altre volte c’è un errore opposto, che è quello di mettere invece troppo poche foto.

Spesso è necessario per il fotografo aspettare un attimo, lavorare ancora di più alla storia, raccontare un po’ più di sé. Io cerco di aiutare i ragazzi in questa ricerca, di farli proseguire su una strada determinata oppure di trovar loro un filo conduttore, perché molti sono un po’ spaesati. Spesso non sanno bene che strada prendere: se fare reportage, una storia sociale, se avere storie un po’ più introspettive; sono ancora alla ricerca di se stessi. Perché comunque fare il fotografo è come fare il pittore: devi tirare fuori quello che hai dentro, invece che su tela con l’obiettivo. E non è vero che quello che tu vedi è esattamente la realtà; si tratta semmai della realtà del fotografo.

 

03. In che format è più conveniente presentare il proprio portfolio, stampato oppure in digitale? 

Per chi inizia posso comprendere la facilità di realizzare un portfolio in digitale, caricare le foto sul proprio tablet e poi mostrarlo. Io forse sono all’antica ma per me non c’è niente di meglio che un portfolio stampato.
Ma la maggior parte dei portfolio che ho visto fino ad ora sono fatti in digitale. Certo che se un fotografo mi arriva con un portfolio stampato per me è una cosa migliore.

 

04. La costruzione del proprio portfolio è condizionata dalla figura professionale alla quale viene presentato?

Come ho detto prima, il portfolio deve essere costruito in funzione di se stesso e non in funzione di chi si ha davanti. 
È ovvio che se io per esempio mi propongo per fare dei ritratti e come fotografo faccio sia ritratto che reportage, a quel punto vado con delle immagini che ho fatto all’interno di un reportage ma che sono posati. Ma se uno è un ritrattista puro non è che improvvisamente deve mettersi a fare dei reportage. Il portfolio di ritratti è completamenete diverso dal portfolio di un progetto reportagistico. Non c’è una consequenzialità di scatti che devono essere uniti uno all’altro ma un’uniformità d’immagini, di scatti importanti. I fotografi infatti hanno uno sviluppo all’interno della loro vita fotografica, iniziano in un modo ma non sempre finiscono in quel modo, magari prima vedono a colori e poi improvvisamente vedono in bianco e nero, perciò hanno un’evoluzione. È importante far vedere in un portfolio questa evoluzione mettendo davanti come si è adesso e in fondo le foto più vecchie, i primi approcci.


05. Puoi dare un consiglio per chi deve costrire un portfolio per la prima volta?

Chiamarmi.
Ci vuole molta concentrazione per fare un portoflio, non è cosi banale. Forse lo sta diventando perché stiamo usando le macchine digitali, perciò per il fotografo diventa più semplice. Scarica le foto, le guarda, fa la postproduzione e l’editing.
Una volta c’era più sedimentazione: le foto venivano sviluppate in provini, poi si sceglievano gli scatti ma si ritornava spesso sul provino. Per esempio adesso se una foto non ti piace la cancelli subito, e questo non so fino a che punto sia giusto farlo. Si ritorna al mio discorso precedente: evita il rischio di cancellare foto che nel momento della edizione più vasta potrebbero invece funzionare.
Questa è la cosa più importante nel momento di costruire un portfolio: non farlo in fretta, farlo con tanta attenzione, leggere e rileggere.
E se possibile stampare le foto per poter editarle meglio, cambiando l’ordine, spostandole da una parte all’altra.

 



A cura di ALL ACCESS PHOTO
http://allaccessphoto.org/

Tag: how to

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