ALL ACCESS PHOTO / HOW TO / 09 GRAPHIC DESIGN Rubrica

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30/07/2014 di

L’immagine fotografica non funziona in maniera isolata: convive infatti con diversi elementi tra cui sicuramente molto importante è la grafica, con cui deve raggiungere un equilibrio per riuscire a comunicare in maniera chiara e il più efficace possibile. Per questo motivo è importante capire l’importanza che la grafica ha dentro un contesto fotografico.

HOW TO / INTERVISTATI

Alberto Moreu / Think Work Observe

Marco Nicotra e Giuliana Tammaro / Bolo Paper

La grafica è uno degli elementi con cui convive la fotografia, e da qui deriva l’importanza di darle la giusta attenzione. Questo però non viene sempre capito dagli stessi fotografi: come spiegheresti l’importanza della grafica all’interno della fotografia a questi ultimi?

ALBERTO MOREU / Io ho una visione diversa di queste due discipline, e non le considero sullo stesso piano. Se la fotografia ha come risultato la produzione di un'immagine, questo non è per forza vero per quanto riguarda la grafica. Il problema principale è nei termini, che sono insufficienti, ma sostanzialmente considero la grafica un metodo, la fotografia un mezzo. In questo senso, la grafica può essere un metodo per gestire il processo che porta ad ottenere un'immagine. Diversi fotografi lo applicano, anche in modo inconsapevole, molti altri no e quindi lavorano in modo più empirico, il che non significa necessariamente che abbia meno valore.  Quindi, per rispondere alla domanda, avere esperienza di cosa è grafica dà la possibilità di gestire relazioni complesse all'interno di un'immagine, e percepire queste relazioni, valutare un contesto e come questo influenza il risultato.

BOLO PAPER / Il fotografo medio col quale spesso ci troviamo a collaborare reputa le proprie fotografie un qualcosa di intoccabile, che non può essere scalato, girato, trasformato né tantomeno vorrebbe che venisse “rovinato” con della tipografia e da elementi più grafici che interagiscano con il suo lavoro. Questo per noi può rappresentare un problema in quanto il nostro lavoro sta proprio nel fatto di far comprendere con varie prove di impaginazione come fotografia e grafica/layout di pagina debbano poter autoalimentarsi per non ridurre la pubblicazione all’ennesimo e, a nostro parere, noioso libro-galleria di immagini in una banale sequenza. Il nostro lavoro spesso consiste dunque nel far comprendere al fotografo l'importanza del ritmo del prodotto editoriale portandolo a discostare dalla classica e poco stimolante impaginazione riassumibile con “1 pagina, 1 foto, centrata”.

Si deve sempre tenere a mente che il destinatario finale deve poter essere colpito dal prodotto che ha in mano: è necessario invogliarlo all'acquisto.

 

Per chi non è un graphic designer non è facile fare un’analisi del ruolo della grafica all’interno della fotografia, cioè individuare gli elementi che verranno poi valutati da un grafico.
Puoi darci qualche linea guida che serva ad analizzare la proposta grafica di un fotografo, per esempio all’interno di un progetto editoriale o del web?

ALBERTO MOREU / Non credo esistano linee guida, e la grafica è una questione fisica, reale, che per esser intesa va provata, non spiegata. Quello che però viene valutato raramente dai fotografi, oltre a non considerare adeguatamente il contesto e come questo può completare o peggiorare il loro lavoro, è il racconto che stanno generando quando stanno facendo una sequenza, e l'insieme di relazioni che si creano o non si creano. Quando le relazioni sono sbagliate, ovvero si esce dal contesto, il risultato è semplicemente brutto. Quello che posso dire, da grafico che ha spesso a che fare con il materiale di altri fotografi da valorizzare, è di osservare molto bene e "sentire" fisicamente il peso di quello che c'è all'interno dell'immagine: è un'esercizio di osservazione, esattamente come la fotografia, ma a due dimensioni.

BOLO PAPER / Non ci sono regole universali dipende da progetto a progetto.
L’uso di elementi grafici all'interno di un prodotto prettamente fotografico dev’essere centellinato e mai usato in modo gratuito, la semplicità premia sempre e invecchia lentamente ma certo non è facile ottenere un risultato fresco. Per il resto non riteniamo ci siano regole rigide da seguire ma fondamentale è il ruolo del graphic designer che, attraverso la propria competenza, interpreta (si spera) nel migliore dei modi il progetto fotografico.

 

Quanto è importante mantenere una coerenza grafica tra tutti i media utilizzati da un fotografo: sito web, blog, social media? Puoi darci qualche consiglio a riguardo?

ALBERTO MOREU / Ovvio che a un livello molto semplice, essere coerenti rinforza il ricordo e viene percepito come attenzione e cura. È sicuramente vero, e una garanzia. Ma la questione è più complessa di così: senza la sostanza, il resto diventa un esercizio più o meno riuscito ma poco interessante. La cosa che apprezzo di più è l'onestà e l'intento di far arrivare il messaggio, che è la foto. Non considero la coerenza un valore così fondamentale. Cambiare mi piace, non sono dogmatico.

BOLO PAPER / La coerenza è fondamentale: consigliamo di scegliere 2 o 3 elementi forti come, ad esempio, un font pulito o un colore classico e una affinità cromatica tra le foto selezionate. Se il fotografo non ha la possibilità di affidare l'impaginazione ad un grafico, consigliamo di andare in una libreria con riviste di moda e lifestyle alla ricerca di spunti freschi e attuali che si potrebbero adattare al proprio stile.

 

Mattia Balsamini Folder 1, Think Work Observe, per gentile concessione.

 

In una delle puntate precedenti abbiamo trattato il tema del portfolio fotografico: da un punto di vista grafico cosa rende un portfolio più interessante di un altro? E cosa dobbiamo tenere in conto nel momento della sua creazione?

ALBERTO MOREU / Un portfolio fotografico è una cosa decisamente difficile e che richiede molta esperienza. Quello che rende uno più interessante dell'altro sono le foto, è bene partire da questo.
Un portfolio è un oggetto fisico che genera un'esperienza che si sviluppa nel tempo in chi lo sta sfogliando. Questa è la cosa principale da tenere a mente: è un libro, c'è un racconto.
La struttura narrativa fa il libro, poi ovviamente va curato il resto, il dettaglio, facendo le scelte giuste: tutti gli aspetti legati alla percezione fisica (il tatto, il peso, i caratteri, e così via) che alla fine miglioreranno o peggioreranno il lavoro del fotografo.

BOLO PAPER / Evitare di creare un portfolio (fotografico) che voglia presentare TUTTE le foto fatte o tutti i progetti sviluppati, rischiando di ottenere un prodotto noiso che in breve diventa obsoleto. La cosa migliore è scegliere 1 solo progetto, una serie di 15 scatti coerenti tra loro e che bene rappresentino lo stile del fotografo e concentrarsi su di una impaginazione ritmica del portfolio, meglio se stampato. Molti fotografi si avvalgono per questo del nostro servizio BOLO Lab  tramite il quale offriamo proprio questo tipo di supporto.

 

Quali elementi prendi in considerazione quando ti chiedono di realizzare la grafica di un progetto editoriale o di un sito web?            

ALBERTO MOREU / Analizzo i contenuti e chi mi fa la richiesta. Il progetto si fa da solo quando sai quello di cui stai parlando, e se osservi le persone avrai molte informazioni per tradurre quello che vogliono dire in un altro linguaggio. Poi, si devono fidare, come si fiderebbero di un dottore, ma questa è un'altra faccenda.

BOLO PAPER / Analizziamo la case history del cliente vedendo cosa ha fatto, qual è la sua storia. Importante è innanzitutto capire cosa preservare e cosa scartare. Successivamente gli proponiamo una serie di esempi di progetti editoriali differenti tra loro chiedendogli quale di questi si avvicina di più all'idea che ha/non ha in mente. Elaboriamo dunque questi spunti integrandoli con spunti più personali con l'obiettivo da un lato di risolvere l'esigenza del cliente e dall'altro di aggiungere un qualcosa che ci soddisfi creativamente. Di solito elaboriamo 3 proposte. Se tutto va bene ne viene scelta una che subirà le necessarie modifiche fino all'ottenimento del prodotto finito.

 

Sempre parlando di grafica e fotografia, quali progetti interessanti ci consigli di guardare?

ALBERTO MOREU / Non sono più una novità, ma il lavoro di Onorato & Krebs (tonk.ch) è uno dei più raffinati per il modo in cui va all'origine del concetto di immagine fotografica (e anche della sua produzione) applicando un metodo progettuale basato sul significato che è sostanzialmente quello che si intende con graphic design, termine che non ha una vera traduzione in italiano. Inoltre, contestualizzano il loro lavoro in un modo che è coerente nel senso che mi interessa di più, ovvero coerente con loro e con il loro ambiente e la loro storia. Un'altro esempio per motivi molto simili: il duo Scheltens&Abbenes utilizza il soggetto come un pretesto per disegnare, in cui rispettano perfettamente il mezzo e il metodo (quindi non facendoli diventare il fine del loro lavoro, ma il presupposto) per ottenere un risultato altamente evocativo.

BOLO PAPER / Be' sicuramente consigliamo di visitare MICRO, il festival di editoria indipendente che periodicamente la nostra associazione culturale Copy/Copy organizza. Questo è un momento importante in cui è possibile entrare in contatto diretto con una selezione dei migliori editori indipendenti che si occupano di illustrazione, grafica e fotografia provenienti dall'Italia e dall'estero.
Il nostro blog inoltre fornisce costantemente informazioni e link a progetti esclusivamente editoriali che riteniamo in linea con il nostro approccio al mondo della grafica.

 

Nadir per John Marshall Matel, Bolo Paper, per gentile concessione.

 

 

A cura di ALL ACCESS PHOTO

http://allaccessphoto.org/

Tag: how to

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