Allison Run, la cometa psichedelica che non si estingue mai

"Walking on the Bridge" è il box che raccoglie l'opera omnia della band di Amerigo Velardi, che ha negli anni '80 ha innescato la seconda ondata del genere in Italia. Grazie a una scia lunghissima e luminosa, cui negli anni sono stati debitori il dream pop, lo shoegaze e numerose altre correnti
20/11/2020 13:47

Ogni tanto rialza la testa. Quando le va, come ha sempre fatto del resto. Dopo un exploit negli anni Sessanta, da tempo vive isolata dal mondo; a volte torna a visitarlo, lo guarda di tre quarti accovacciata a una finestra e poi se ne ritorna nel suo. Un percorso artistico e intellettuale strano, atipico, quello della neo-psichedelia rock, italiana ma non solo. Un percorso che si riesce ad avvicinare, nelle sue linee essenziali, solo a quello di un altro grande genere eretico come il punk-hardcore.

La copertina di La copertina di

E se oggi possiamo fare affidamento a band come i milanesi Giöbia e i padovani Il Fulcro, a dimostrazione di come lo spirito continua – giocando ancora col parallelismo HC – in un caleidoscopio di stili e personali adattamenti alla materia, è grazie al lascito di formazioni come i pisani Birdmen Of Alkatraz, i romani Magic Potion o, i brindisini – bolognesi d'adozione – Allison Run: autori, nella metà degli anni Ottanta, di quella che a tutti gli effetti può essere definita la seconda onda psichedelica all'italiana. E proprio di questi ultimi, Walking On The Bridge, in uscita in questi giorni su Spit/Fire, Spittle Records e Goodfellas, ne compila l’intera discografia in un box-set in triplo CD, con un ricco booklet di 24 pagine.

Quando uscì il demo di sette tracce di Lost In a Circle, nel tardo 1985, il genere era ancora agli inizi su scala mondiale e ancora ben poco di quanto stesse accadendo in Inghilterra o in America era già ampiamente filtrato in Italia. I Dukes Of Stratosphear, con il loro sound a metà strada tra il tributo e la parodia, esistevano da solo un anno e gli echi dei Teardrop Explodes si erano mutati nei pastiche del primo Julian Cope solista. A posteriori – e pur con molti distinguo – il debutto degli Allison Run venne collocato in quella scia, ma in realtà l'appartenenza musicale e generazionale del co-fondatore e tuttofare del progetto, Amerigo Verardi, era più quella del rock decadente di Lou Reed, Durutti Column e Joy Division – una loro cover di Ceremony avrebbe visto la luce all’inizio del 1990 nel tributo Something About Joy – che alla nuova onda psichedelica, di cui denotava soltanto l'inclinazione sperimentale.

La loro traiettoria musicale era peraltro perfettamente inserita nel contesto; quella di una generazione che si distaccava dal classico cantautorato impegnato e/o intimista iniettandolo con novità che provavano a dare all'Italia un linguaggio internazionale. Pensare in tal senso di accostarli ai Sick Rose o ai Not Moving immagino sia più consono rispetto ai soliti Pink Floyd o Beatles in salsa Sgt. Peppers di circostanza - che avranno modo di affiorare, ma più in là.

Resta comunque che quando si pensa alle meteore della neo-psichedelia di casa nostra uno dei primi nomi che viene in mente, in tempi relativamente recenti, è proprio quello degli Allison Run. Fate la prova, se volete, e chiedete in giro a qualche over-quaranta. Io l'ho fatto proprio prima di iniziare a scrivere queste righe, riportando alla memoria di un mio collega un concerto a Catania, in un giorno imprecisato del 1989, o forse 1990. Mentre, in tempi non sospetti, era successo lo stesso in uno scambio di battute con il grande Franco Bolelli, redattore di Gong e fondatore di Musica 80, che purtroppo ci ha lasciato di recente.

Un disco per consacrarli, God Was Completely Deaf, preceduto da due mini-lp e una manciata d'inediti inseriti in compilation o in riviste dell'epoca. Un successo discreto e crescente sia di pubblico che di critica – ben descritto da Federico Guglielmi nel libretto interno – e poi il nulla. Nell'unico album la formazione è allargata, dopo anni di impenetrabile triumvirato: la band comprendeva, con Amerigo nelle vesti di cantante e polistrumentista e i fidi Alessandro Saviozzi (chitarra) e Mimo Rash (batteria, percussioni), il bassista Umberto Palazzo e il tastierista genovese Sado Sabetta, accreditato anche al mandolino e ai cori.

Il perno e il principale scrittore di tutti i pezzi rimane lui, Amerigo Verardi. Ed è a lui che si deve fare riferimento anche per il fatto che il gruppo non si sia mai ufficialmente sciolto, nonostante lo sia de facto dal 1990, senza pubblicare più nulla. È lui tra i progenitori di fermenti in futura ascesa come il dream-pop, lo shoegaze o il trip-hop a queste latitudini.

O meglio, è l'anello di congiunzione tra la generazione dei padri e quella dei figli: gli Allison Run riprendevano dalla prima soprattutto la fascinazione sixties, portandola agli estremi con un suono e una scrittura che sembravano estratti a forza dai dischi di Syd Barrett, ma ricondotti alla semplicità birtish più cool – la copertina di All Those Cats In The Kitchen faceva impallidire dischi più titolati sulle pagine di Mucchio Selvaggio e anche oggi darebbe filo da torcere a gente come i My Bloody Valentine – ed eseguiti secondo un appeal soffuso e avvolgente, con un occhio rivolto al post-punk, che allora non era ancora post-post-punk e quindi moda. "Psichedelia d'appartamento" venne definita all'epoca, per la natura "di studio" ma anche "fantasmatica" del progetto.

Amerigo e soci avevano una bella vena e questo mastodontico box ne da un saggio persino troppo esaustivo: oltre quanto già accennato, c'è l'omonimo 12” del 1988, ci sono tutti i singoli e le b-side, i demo privati e un intero concerto tra i pochi suonati per la penisola. "Non siamo un gruppo che ha una immagine pubblica", diceva la band di sé stessa a Firenze nel 1990. "Non abbiamo cercato di crearla, facendo anche poche interviste. Non abbiamo fatto concerti perché volevamo essere noi prima pronti. Alla fine questa assenza ha giovato".

Il bello è che, nel diluvio di psychedelic rock e svisate che oggi si potrebbero dire indie, la varietà è veramente massima e fornisce un ritratto di una formazione capace di molto più rispetto a quanto esposto nel pur ottimo materiale edito. I classici sono Allison, All Those Cats, She's Walking On The Bridge e Ballad Of Mr. Twist, le citazioni auliche – Federico Fellini – o palesi – Tim Buckley –, ma troverete un mucchio di altri pezzi capaci ancora di colpire per immediatezza e forza comunicativa: una vera sorpresa. Sarebbe stato un vero peccato se tutto ciò si fosse perso nel nulla.

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L'articolo Allison Run, la cometa psichedelica che non si estingue mai di giorgiomoltisanti è apparso su Rockit.it il 20/11/2020 13:47

Tag: album

Pagine: Allison Run

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