Alpheus - MarteLive - Roma Live report, 06/06/2006

15/06/2006 di

(Foto di Daniele Bianchi)

Rockit sgancia un altro dei suoi inviati romani alle serate di MarteLive, rassegna multiartistica prevista per ogni martedi della settimana all'Alpheus. Questa volta programma densissimo: oltre ai gruppi emergenti, nomi di peso come Neri Marcorè e Serena Dandini, e live act di gente come Masoko, The Zen Circus e i sempiterni Tre Allegri Ragazzi Morti. Pubblico foltissimo e un bel po' di caos. Andrea Borraccino racconta.



Percorro viale Marconi in velocità. Sto già in ritardo per questa serata del Martelive densa di eventi. Incrocio la Dandini e Neri Marcorè, anch’essi coinvolti nel festival, e finalmente parcheggio. Passi veloci verso il locale e dopo una lieve attesa sono dentro.

Dribblo con stile i Quinto Mondo, rapperz from Cassino, e cammino deciso nella sala più grande per i Masoko. “Merda”, esclamo mentre scendono dal palco lasciando il posto agli Zen Circus. Il trio pisano parte tra inconvenienti tecnici che condizioneranno la loro performance, ma ai quali sapranno adeguarsi con stile e nonchalance. Ad esempio, quando Appino combatte contro spie mal funzionanti ed Ufo intrattiene la platea raccontando una personalissima storia del rock accompagnato da un ritmo jazz alla batteria. Non sbagliano una nota, saltano, sudano e si sputano addosso in nome del rock’n’roll. Contenti loro… Creano un sound grezzo ma compatto, un rock sgangherato che sembra partire dalle suole delle Converse fino all’ultimo capello. Concludono mandando affanculo il pubblico accorso per i Tre Allegri Ragazzi Morti tra gli applausi generali.

Saluto Cristiano dei Perturbazione e decido di farmi un giro tra le sale: osservo fotografie, quadri, bancarelle, e mi fermo nella sala emergenti. Dopo esser fuggito dagli hippopari mi ritrovo ad ascoltare i Poikilia, le cui atmosfere pop, sambeggianti e lounge con voce femminile creano solo noia. Lasciano il palco all’ultimo gruppo in concorso nella serata: i Saesciant. Terzetto indie rock dai testi divertenti, il basso in alcune parti ruvido ed in altre più dolci. Creano un sound molto easy e diretto, in alcuni casi anche un po’ jazz, swing. Il pubblico apprezza e risponde danzando. Tra un gruppo e l’altro c’è spazio anche per alcuni interventi teatrali: un reading recitato sulla libertà, gli Stati Uniti, l’Europa, ma soprattutto una rivisitazione trash ed entusiasmante di Goldrake. Tra sigle anni ’70, vagine capaci di generare vortici spazio-temporali e peti cosmici.

Nel frattempo i Ragazzi Morti hanno preso il sopravvento della sala più grande. Maschere in volto, il solito intro dell’incredibile spettacolo della vita e della muerte e le ragazze in prima fila sono già in delirio. E’ ancora bello rivederli a distanza di anni e ricordare i tempi del liceo, quando per conquistare qualche fanciulla regalavo cassette con canzoni come “Occhi bassi” o “Dimmi”. Altro che Bon Jovi. La loro scaletta è divenuta ormai una sorta di “Essential”, e me ne rendo conto osservando quei baci, gli sguardi e soprattutto i sorrisi che suscitano sempre tra i presenti.

Mi lascio trasportare in un “trenino” capitanato da tamburi e percussioni, convinto di stare a Rio De Janeiro e non sull’Ostiense. Be’, dettagli. Appena fuori chiedo ad un organizzatore se la serata è andata bene. La sua risposta, accompagnata da un avvicinamento tra le nostre teste a mo’ di confidenza, è più che eloquente: “Pure troppo”.



Pagine: Tre Allegri Ragazzi Morti The Zen Circus Masoko Saesciant

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