Baustelle - Alpheus - Roma Live report, 14/03/2008

08/04/2008

(Rachele Bastreghi - Foto da internet)

I Baustelle hanno suonato a Roma per una delle loro primissime date del nuovo tour. Tra il pubblico c'erano Andrea Borraccino e Elisabetta De Ruvo. A voi un report particolare: due punti di vista distinti, pareri spesso concordi ma comunque diversi. Emozioni, impressioni, piccole istantanee. Un atro modo per raccontarvi il concerto.



Lei: Due file lunghissime all’entrata, un pertugio centrale simile ad un limbo per parenti e accrediti, e non ci si crede. In tutto il budello di una delle sale dell'Alpheus ci saranno di sicuro più di 1500 persone: una calca soffocante. Riusciti ad entrare, decido di arretrare rispetto alle avanguardie: spero di riuscire a respirare per tutta la serata, ma non sarà così.

Lui: I Baustelle vengono accolti da una Roma umida e frizzante. Si respira l'attesa nella propria fila di appartenenza, con una pazienza mista a curiosità e desiderio. Entro e conquisto un posto d'oro. Lo difendo per novanta minuti, sudando in maniera deplorevole.

Lei: L'idea era quella di cantare all'unisono "Tu se qui con me, vicino a me...", ma “il posto è strano”, visto che degli artisti riuscirò a vedere solo la cima dei capelli, al di là del mare magnum umano che mi divide dal palco. Facciamo buon viso a cattivo gioco. E pure "buone orecchie a cattivo suono", visto che ci siamo. Senza gruppo spalla, si fanno desiderare, io ho perso il mio compagno di concerti e cerco di concentrarmi sul meglio che si può ottenere. Moltissimi mi hanno sempre detto che live, i Baustelle, è meglio evitarli: solo una persona che ha assistito alla première a Montepulciano ha azzardato un discreto miglioramento nell'esibizione, il timore lascia spazio alla curiosità.

Lui: Il pubblico esplode in un boato all'apparizione del gruppo. Idolatrati senza pudore, i Baustelle salgono sul palco e attaccano con furore “Antropophagus” al quale segue “Colombo”, che si lascia ricordare per una citazione di “Bandiera Bianca” di Battiato.

Lei: La sala è satolla, sarebbe davvero ora che iniziassero a suonare e lo fanno, sfoderando "una bocca grande, per mangiarci meglio": antropofagi.

Lui: Osservo Rachele con attenzione: è più bella di quanto la ricordassi, stretta in un vestito che esalta i suoi lineamenti e lascia scoperte parti del corpo.

Lei: Capelli raccolti. Eleganza minimale.

Lui: Francesco indossa un paio di occhiali à la Jarvis Cocker, ed in un contesto del genere non passa di certo come una coincidenza.

Lei: Dandyssimo. Non li vedrò più fino alla fine del concerto.

Lui: A volte stona, ma tutto è ben al di sopra di quanto visto nei precedenti episodi. C'è in lui un carisma maggiore, come leader di una band e come artista. “Anche in festival di morti viventi c'è qualche sprazzo di poesia”, dice dopo aver intonato “Vita tranquilla” di Tricarico. Il pubblico risponde gaudente ed estasiato.

Lei: Volumi altissimi, distorsioni, le canzoni riesco a malapena a intuirle da ciò che la gente canta intorno a me, quando non gocciola di sudore, ma quelle poche che riesco ad indovinare sono eseguite bene, almeno è quello che mi arriva se le mondo dalle “sporcature” di un ambiente che tende a rovinare tutto.

Lui: Ogni brano è accolto con un fragoroso “olè”; il testo cantato a memoria. Poi, qualcosa si incrina. Accennano un pezzo che dapprima non riconosco ma poi certo si, è lui. “Bruci la città” rimane forse il grande rimpianto di Bianconi, ma è chiaro che questo splendido brano rimane tale solo in mano a Irene Grandi. La versione eseguita è stravolta e rassegnata. Del resto, la ragazza svenuta in prima fila e portata fuori dallo staff è l'emblema del momento.

Lei: Devo dire la verità però, credevo fosse peggio. Non sono così orribili dal vivo, ma ribadisco anch’io che "Bruci La Città" la canta meglio Irene Grandi. C'è anche un momento per l'amarcord, a richiesta, si fa per dire. I brani più gettonati sarebbero “Gomma” e la “Canzone Del Riformatorio” che, fusi insieme, non soddisfano nessuna delle due richieste in toto, mannaggia.

Lui: La conclusione affidata ad “Andarsene così” ha il sapore della consacrazione, semmai ci fosse ancora bisogno di conferme. E mentre usciamo dal locale con una sigaretta appoggiata sulle labbra, ognuno torna a cercare le proprie “Dark Room” per sentirsi, ancora una volta, cicche spente sul parquet, prese e poi fumate.

Andrea Borraccino & Elisabetta De Ruvo



Commenti (6)

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  • AdrianoMeis 09/04/2008 ore 12:41 @adrianomeis

    Questa recensione fa schifo. Non starò a spiegare come dove e perchè ma è rivoltante. Incomprensibile e scritta malissimo. A fulgido esempio:" brani più gettonati sarebbero “Gomma” e la “Canzone Del Riformatorio” che, fusi insieme, non soddisfano nessuna delle due richieste in toto, mannaggia." Quel susseguirsi di gettonati, fusi insieme, toto e uno splendido mannaggia finale, danno l'idea della pochezza linguistica dei recensori. rabbrividisco. Per quanto riguarda i contenuti mi astengo... Ma credo basti leggere. Io l'avrei scritta meglio:[

  • beatgazeer 10/04/2008 ore 00:44 @10041#beatgazeer

  • PGM 10/04/2008 ore 11:51 @8067#pgm

    Mi fa piacere non essere l'unico a pensarla così..."la moda del lento" è un capolavoro, resto convinto che sia superiore a tutto il resto della "produzione baustelliana".
    Che poi dal vivo quelle canzoni non "uscissero" è tutto un altro discorso.
    Con la nuova band forse potrebbero riprovarci.
    "Amen"?...Boh?...è così "denso" che penso che ne verrò a capo tra un po' di tempo.

  • beatgazeer 10/04/2008 ore 16:31 @10041#beatgazeer

    "Amen"è sicuramente un buon disco. Ma semplicemente non raggiunge i livelli emozionali de "La moda del lento". I testi di Bianconi, prima molto più personali, sicuramente più ricchi di citazioni di classe e accompagnati dalle superbe tastiere di massara, veramente geniale alle tastiere. Stupende. Ora i testi si fanno carico di clichè che sembrano quelli che la gente vuole sentire. Dior, i barboni, parolacce, i media, Corso Como. Facile insomma. E tutto intervallato da qualche pezzo in stile Sanremo x target più maturo(è un disco che deve vendere xtutte le età)cantato dalla brava rachele. ok, tutto buono, ma mi piacciono di meno, quasi per niente. E non mi piace il fatto che si critica la società di massa, le ragazzine "a vita bassa"che ti comprano il disco e pagano ai concerti, quando ne fai parte in pieno. Bianconi, artista sensibile,ha spostato le sue fragilità personali a temi di interesse generale, perdendo di originalità e strizzando l'occhio alla radiofonia e ai media(trl, ventura)tanto criticati.
    "Certi giorni penso che voglio odiare I want to hate, copulare l'hit parade..."Era una frase del Sussidiario.

  • PGM 10/04/2008 ore 17:19 @8067#pgm

    La cosa che mi sconvolse di "la moda del lento" e del "sussidiario" fu il ritrovare il mio passato in tante di quelle canzoni...mai nessuno prima era riuscito a descrivere con quelle parole così giuste quel vissuto (adolescenziale e non), che evidentemente accomuna Bianconi a tanti di noi.
    Quindi come dici tu l'emozione nell'ascoltarli non è più la stessa. E mi manca.
    Regalai "la moda del lento" ad una amica e le dissi "questo disco ti cambierà". Non mi sbagliavo.
    Poi è anche una questione di produzione (l'attuale ad esempio non mi piace per niente), di suono, di approccio, di tutto il carrozzone che gira intorno al progetto Baustelle...ma penso che ne siano ben consapevoli anche loro (Su "il liberismo ha i giorni contati" Bianconi dice "...vede la fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo...")
    Alla fine, comunque, restano uno dei miei gruppi preferiti e a loro auguro tanta fortuna e successo.



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