L'Altra Dimensione, la bollente scena italiana...

27/01/1998 di Alexander Di Chiara

L'Altra Dimensione

La bollente Scena Italiana rivista attraverso canoni fragmentati

Mi sento di dover specificare che la riflessione che segue è semplicemente dovuta ad un periodo strano della mia vita. Un momento in cui ho deciso che il tempo a mia disposizione per l'ascolto perverso di musica dovesse essere invaso dalla casualità. Tanto che, oltre alle classiche 5 ore di Mtv e sorelle quotidiane, ho dovuto riaccendere l'ormai quasi dimenticata (tranne che nei lunghi viaggi in auto) radio.
Vi chiederete cosa c'è di strano. Be', ho scoperto molte più stranezze di quelle che mi aspettavo. Tanto per cominciare faccio il nome di un tipo anzianotto, piuttosto conosciuto, tale Vasco Rossi. C'è molta più heavy rotation dei vecchi brani del modenese, che ne so, di fine anni '80, di quanto non ce ne sia dei protagonisti della nuova scena. E quello che mi sorprende di più è che la maggior parte di essi non è richiesta dagli spettatori, ma direttamente passata da chi, per supposto, di musica dovrebbe essere aggiornato, i dj. A questo punto mi sono chiesto... perché? La risposta non mi è sovvenuta subito, lo ammetto, ma continuando ad ascoltare mi sono autodimostrato delle situazioni pressoché ridicole. Ammesso e non concesso che Vasco abbia dei fan anche tra i registi radio, non è comunque possibile che l'80% delle emittenti, esse siano nazionali o locali, programmi un palinsesto quotidiano in cui compaia sempre anche il nostro vecchio mito. Per cui, o il soggetto in questione paga ancora la rotazione (tesi improponibile) oppure, e qui casca l'asino, la nuova scena italiana (intesa come noi la proponiamo) oltre a non far business (scontato) non fa neanche una "tendenza" tale da superare brani come "Liberi Liberi".
Vi siete mai chiesti perché non mettono, per dire, i Marlene Kuntz? E allora tutto questo porta a pensare che i nuovi artisti (Casino Royale, Afterhours, Carmen Consoli, altri tre nomi a caso) sono tutti dei tremendi fessi, costretti a pagare per il primo mese di bombardamento radiofonico e televisivo (e credetemi, non costa poco) e poi messi nell'angolo a raccogliere la polvere. Se pensiamo, vicino a questo, che i primi due album di Vasco avranno venduto sì e no 3000 copie, abbiamo dimostrato la rigidità del pubblico italiano ad aprirsi a nuove esperienze musicali, a cambiare ottica al momento giusto.
Molti, me compreso, sostengono che la Scena Italiana sia in fase di sviluppo, ma io aggiungo che, di questo passo (e per piacere non tocchiamo l'argomento Sanremo, giovani o meno, altrimenti non si finisce più) arriveremo ad ascoltare i nostri piccoli talenti in radio quando tre quarti della popolazione italiana si sarà già trasferita su Marte.



 

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