Nel 2007, in un breve articolo perThe Wire, il giornalista Rob Young approfondisce Ta’abir al-Zaar di Halim El-Dabh – "un compositore egiziano che si dilettava con la Musica concreta ancor prima che esistesse la Musica concreta”: un brano pioneristico, nato nelle campagne del Cairo una notte del 1944 e poi, a parte l’inserimento nella raccolta Anthology of Noise & Electronic Music / Vol. 4 - Fourth A-Chronology 1937-2005 pubblicata nel 2006 da Sub Rosa, ignorato per decenni dalla maggior parte degli studiosi di musica sperimentale.
Altri suoni restituiti dal passato, ad altre coordinate spazio-temporali: quelli dell'oscura The Electric Harpsichord, registrata nel 1976 durante una performance al Moderna Museet di Stoccolma della musicista, matematica, poetessa, filosofa e artista visiva Catherine Christer Hennix, che, a causa degli scarsi ingaggi della compositrice, sarà poi eseguita rare altre volte. Ancora, il primo album di elettronica romeno, NATURAL di Octavian Nemescu, costruito utilizzando campioni di suoni dalle campagne romene e sorgenti elettroniche incise su nastro e poi editate, o la storia di Philippa Cullen, che scriveva musica con i corpi e ideò theremin capaci di interagire con i movimenti dei ballerini e strategie per controllare un VCS3 con il battito del suo cuore.
È di ricerche e soprattutto prospettive come queste che si occupa Altri suoni. Storia nascosta della musica elettronica, pubblicato per Arcana dalla ricercatrice indipendente Johann Merrich, già autrice di Breve storia della musica elettronica e delle sue protagoniste (Arcana, 2018) e Le pioniere della musica elettronica (sempre Arcana, 2012) e organizzatrice di suoni nel duo L’Impero della Luce. Un’indagine alla scoperta degli esperimenti avvenuti in ambito elettroacustico in Paesi marginalizzati nel canone della storia della musica, tra cui Iran, Marocco, Spagna, Turchia, Grecia, Svezia, Islanda e ancora Repubblica Ceca, Slovacchia, India e Australia, sulle tracce di compositori e compositrici, ma anche inventori di nuovi strumenti, ingegneri del suono e mecenati, il cui contributo ha ricevuto un riconoscimento limitato ed è rimasto ai margini della narrazione storica musicale.

“Il libro parte da un nucleo di articoli che avevo realizzato per musicaelettronica.it, il blog del Centro di Ricerca, Produzione e Didattica Musicale fiorentino Tempo Reale – racconta Merrich –. Nella rubrica che curavo, avevo approfondito vari filoni poco raccontati della musica elettronica in diversi Paesi mediterranei ed europei. L’idea iniziale era quella di ampliarli e convogliarli in un volume, ma qualsiasi ricerca intraprendessi mi portava ad aprire nuove porte e sentieri”.
Il loro attraversamento richiederà due anni di interviste, consultazione di articoli accademici e ricerca d’archivio, oltre all’approfondimento della storia contemporanea dei paesi raccontati, per riuscire a indagare la relazione tra le lorovicende politiche e sociali, il loro impatto sugli sviluppi tecnologici all’interno dei diversi Paesi e come questo incise sulla nascita delle sperimentazioni in campo elettroacustico: “Non sapere che, in un certo periodo storico, in Lituania era illegale possedere un registratore a nastro magnetico porta a non capire perché lì non si sia sviluppata una produzione di musica concreta. Ci sono dei motivi se, nell’Europa dell’Est, erano più diffusi i synth dell’EMS di Londra che i sistemi Moog e questo ha avuto un impatto sulle produzioni musicali restituite da queste aree. Lo studio del contesto, della storia e dello sviluppo sociale di un Paese è fondamentale per capire le origini dei diversi brani e come rapportarsi ai loro autori e autrici: paradossalmente, è il punto meno presente nei libri di storia della musica contemporanea”.

Un viaggio che, cercando di colmare ciò che manca o è scivolato nell'oblio nel racconto della musica elettroacustica, ricostruisce e tenta di restituire una pluralità di indagini sonore e sperimentazioni, con tratti di profonda diversità anche all’interno di ogni singolo Paese – e livelli di consapevolezza e cura molto diversi nella conservazione e tutela dei propri patrimoni elettronici nazionali: “È un volume che non nasce solo dal desiderio di scoprire e recuperare queste storie nascoste – prosegue Merrich – ma anche da una profonda autocritica, nata quando mi sono resa conto che in Breve storia della musica elettronica e delle sue protagoniste avevo inserito soltanto una donna nera, la performer Lavinia Williams, tra l’altro menzionata molto velocemente nonostante la sua grande importanza".

"Fu scioccante rendermi conto che, in un testo che parlava di accoglienza e necessità di riscrivere la storia, io stessa avevo inserito solo compositrici bianche, statunitensi o comunque originarie dei paesi dominanti a livello narrativo, perpetrando il grave problema che il volume criticava. Altri suoni è anche un invito a riconoscere i pattern e gli stereotipi che tendiamo a seguire nelle nostre ricerche: pur non trattandosi sicuramente di un saggio esaustivo, il libro propone di esplorare la complessità della realtà. Ancor di più oggi che persino i nuovi programmi ministeriali tendono a escludere ulteriormente l’analisi e lo studio della musica di certi Paesi e i conservatori oppongono una certa resistenza, o reagiscono con grande lentezza, all'integrazione di suoni ulteriori negli studi che offrono”.
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I nomi di Stockhausen, Xenakis, Cage e Berio coesistono così in un’intelaiatura che riporta alla luce e valorizza figure dimenticate. Tra quelle che più hanno colpito l’autrice, la mecenate iraniana Farah Diba e l’omologa filippina Imelda Marcos, entrambe molto rilevanti per il contributo allo sviluppo della musica sperimentale contemporanea dei rispettivi Paesi, ma anche il compositore svedese Rune Lindblad, che il 14 febbraio 1957 organizzò il primo concerto di musica concreta fuori Stoccolma a Göteborg, o Friedrich Trautwein, inventore del sintetizzatore Trautonium nella Germania nazista.

“La contemporaneità ci invita continuamente a immaginare una nuova geografia nel racconto storico, capace di superare i modelli del passato: per riacquisire una visione del mondo davvero attuale, che sia capace di riflettere la pluralità di culture della nostra società, dobbiamo decolonizzare il nostro sguardo e il nostro orecchio. Ricostruire queste storie non porta solo a scoprire percorsi interessanti, che hanno generato musica di grande valore, ma anche a trovare ganci che collegano ognuno di noi alla musica elettroacustica. Vuol dire riconoscere che la storia che abbiamo sempre studiatoesclude o dà minore dignità a moltissimi Paesi, dove invece nel corso del tempo sono avvenuti esperimenti che non solo hanno lo stesso valore di quelli portati avanti nei paesi dominanti a livello narrativo, ma che, soprattutto, vivono una vita da essi indipendente. Penso ad esempio al lavoro del compositore e etnomusicologo José Maceda, che nelle sua musica ha raccontato l’umidità delle foreste intorno a Manila e i rituali delle isole Filippine: si tratta di opere autonome, che non hanno nulla di derivativo o emulativo”.
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Una visione che, inevitabilmente, decostruisce la mitologia del primato: “Quello delle top ten e delle charts è un modo di trasmettere informazioni sbagliato a livello metodologico, frutto di una modalità di racconto ormai datata: ad esclusione di pochi fatti documentati, spesso è impossibile stabilire con assoluta certezza chi sia stato il primo o la prima a fare qualcosa, perché significa escludere che possano essere esistiti altri tentativi, paralleli o anche precedenti, che per tante possibili ragioni non hanno mai raggiunto la notorietà. Un meccanismo non dissimile da quello dei risultati di una ricerca online: il primo non potrà mai essere sufficiente ed esaustivo, tanto più che ad essere premiate dai motori di ricerca sono le ricorrenze, non le voci poco trattate. Eppure, esse hanno spesso molto da dire e, anche da molto lontano nel tempo, ci parlano ancora. Esserne consapevoli è un primo passo per progredire verso una storia della musica più equa e globale”.
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L'articolo Altri suoni: viaggio ai confini della musica elettronica di Giulia Callino è apparso su Rockit.it il 2026-02-04 10:09:00

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