Zu - American Tour Diary 2003 (parte prima)

23/09/2003



4 settembre Chicago, Empty Bottle.
Zu, The EX, Hamid Drake, Ken Vandermark.

Serata organizzata dai nostri zii olandesi The Ex, arrivati il giorno prima per fare un breve tour di 2 settimane e registrare il nuovo album sempre da Steve Albini all'electrical audio. Una serata speciale... Un primo set di impro dove si mischiano, in formazioni casuali, i vari musicisti. Il risultato e' fantastico, il pubblico risponde alla grande. Empty bootle e' sold out stasera, un inferno di gente. E' impressionante vedere tutto questa gente mantenere un silenzio assoluto durante i vari mini-set, per poi esplodere alla fine di ognuno. Una ovazione dietro l'altra.

Un venti minuti di pause per salvare le orecchie e bere (tanto) e poi si riprende. Nel secondo set ogni gruppo suona tre pezzi ospitando sul palco altri musicisti. Apriamo noi, invitando Andy Ex a suonare la chitarra su "epidurale". Due minuti e quindici secondi di follia. Poi invitiamo Hamid, Ken e Jos Ex a suonare una versione assassina di "Monte Zu". E' stato semplicemente grandioso! Finiamo con "Muro Torto" accompagnati dalla chitarra/trattore di Terrie Ex...un finale al rumore bianco. Poi e' la volta di Ken ed Hamid che invitano gli Zu al completo a chiudere il loro set suonando "Space is the place" (ancora lei!). Chiudono i The Ex, che dopo aver invitato me e Luca a suonare un pezzo chiamato "Konono Nr. 1", concedono a tutti un bis da brividi. Una canzone tradizionale etiopica, cantanta da Kat. Un momento davvero magico, a coronamento di una serata memorabile.

5 settembre Chicago, Abbey Pub.
La serata propone oltre a Zu, che aprono, le Erase Errata e ancora i The Ex.

E' stata una giornata strana, riusciamo a recuperare gli strumenti (che poi saranno quelli che useremo per tutto il tour) mezz'ora prima di iniziare. Massimo e' riuscito ad avere in prestito la testata di Albini da Albini, dato che non si e' trovato un trasformatore serio per la sua. La batteria che mi hanno prestato per il tour è messa piuttosto male, comunque meglio di...

L'abbey pub e' grande ed e' sold out.

Ci catapultiamo sul palco senza sound check. Di solito questi sono i concerti migliori per Zu. Questa volta, pero', scendiamo dal palco non proprio soddisfatti nonostante la reazione del pubblico sia stata buona. Vabbe', è andata.

Vediamo 2 minuti 2 del concerto delle Erase Errate (evitando ogni commento), poi ci ritroviamo tutti a mangiare al ristorante accanto al club. Torniamo in tempo per vedere tutto il concerto dei The Ex, stasera in grande spolvero... in forma strabiliante! Suonano quasi due ore, costretti dal pubblico a concedere 3 bis. Serata riuscitissima.

Domani 500 miglia per Kansas City. Andiamo via presto, dopo aver dato appuntamento agli Ex a novembre in Austria dove suoneremo ancora insieme.

Buonanotte.

6 settembre Kansas City, El Torreon.

Ci mettiamo in viaggio di buon ora. La strada e' lunga. La I80 sara' quella che batteremo di più in questo inizio tour. Una linea retta che parte da NY per finire a San Francisco. Attraversiamo l'Illinois e parte dell'Iowa, poi usciamo sulla I35 che ci porta diritti a Kansas City. Il Torreon e' un posto costruito nel 1927 appositamente per permettere alle big band del jazz di suonare a Kansas City. Qui' e' nato ed ha suonato Charlie Parker.

Non c'e' molta gente stasera al Torreon. La data e' stata chiusa solo qualche giorno fa, e quindi non e' stata promossa a dovere. Comunque il concerto viene fuori bene, il poco pubblico gradisce e tutti comprano un Cd.

Dormiamo a casa di Mark (un loft piu' grande del Torreon), un ragazzo della band che ha aperto per noi stasera. Buonanotte!

7 settembre Denver, Larimer Lunge.

Direzione West.

Guidiamo,o meglio, Giulio guida, per tutto il Kansas.

Intorno solo campi, tutto completamente piatto, siamo nel profondo mid-west.

Finalmente il "colourful" Colorado, come recita il cartellone di benvenuto, ma in realta' non cambia niente, neanche il colore dei campi... gialli. Andiamo a sbattere su Denver. Tre grattacieli ed tristissimo ed infinito sobborgo. Rimaniamo impressionati dalla quantita' di senzatetto che incontriamo per le strade. Arriviamo al Larimer Lounge, stasera quattro gruppi. Noi per ultimi, suoneremo all'una. Chiediamo dove ci faranno dormire e ci rispondono che "U.S it's not like in Europe" (ma dai?).

Troviamo un motel da dove non ci muoveremo fino all'indomani. Massimo ha la febbre. Annulliamo il concerto. Abbiamo altre tre settimane di tour e migliaia di miglia da percorrere...meglio riposarsi.

8 settembre Salt Lake City, Kilby Court

Partiamo da Denver tardi, ce la prendiamo comoda. Si va in direzione nord per riprendere la neverending I80, attraversiamo il wyoming che una volta era la terra dei Cheyenne, mentre ora e' terra di... Lo spettacolo delle Rocky Mountains ci lascia a bocca aperta, ma meno stupiti di come Giulio riesce ad infilarsi una melanzana del wyoming su infra le chiappe. Uno spettacolo esilarante, che in mezzo alle praterie assume contorni demoniaci.

Massimo si e' ripreso concedendosi all'uso di efedrine, guarana', jin seng. Stava talmente bene che lo abbiamo ripreso al confine con lo Utah che ballava la quadriglia in mezzo ai bufali.

Luca e' talmente fuori che, con il passaporto in mano, grida che l'ha perso, accusando gli indigeni di Salt Lake City.

Jacopo invece e' occupatissimo ad elencare i suoi acciacchi ad una ragazza cercando di suscitarle lo spirito materno, ma lei preferisce scomparire in un fiume, emulando la figlia di Albano.

ehm.

a presto..

9 Settembre San Francisco, Bottom of the hill.

Eccoci pronti per una nuova prova di nervi: oggi il programma e' Salt Lake City (Utah) - San Francisco (California). In mezzo il Nevada con il suo invitante deserto. In tutto 736 miglia, che vuol dire circa 1500 km.

Siamo attesi per le 6/7 dai Dalek e dai promoters del concerto. Ce la faremo? Perplessi, prima di iniziare questa traversata, ci buttiamo dentro un diner per una tipica, energizzante colazione americana (quella del campione).

La molla che fa cambiare prospettiva al viaggio e' data dalla cameriera che ci chiede da dove veniamo e dove siamo diretti. Guardandoci, rispondiamo che siamo quattro ufologi italiani diretti alla misteriosa "area 51" in cerca di un contatto con gli alieni in prospettiva di una nuova era basata su scambi pacifici tra altri mondi. La cameriera, per niente stupita, ci augura buona fortuna.

Cosi’, vestiti i nuovi panni di contattisti, ci imbarchiamo sul nostro dodge alla volta di San Francisco.

Arrivati, la prima sorpresa e' leggere un cartello davanti al locale (bottom of the hill) che annunciava che Zu non suoneranno perche' in ritardo. Vabbe'.

Scarichiamo, montiamo, un check veloce ma efficace grazie alla perizia di Giulio, che stasera ci ha veramente impressionato.

Suoniamo...il set e' il contrario di 13 ore di viaggio in mezzo al deserto: corto, dinamico, ricco di tonalita'. I presenti sono entusiasti, tutti comprano i CD. Rilassati, ci salutiamo calorosamente con i Dalek, felici di incontrarci ed eccitati in vista di un tour di due settimane insieme. Prima del loro concerto assistiamo ad un set di un gruppo hip hop locale: un ensemble di neri, bianchi, chicani a tratti divertente, a tratti caricaturale, che pare di essere in un telefilm. Finalmente i Dalek, semplicemente devastanti.

A fine serata, ormai provati ma soddisfatti, quando si sta' rilassati a bere una birra parlando coi Dalek ecco che...

Welcome to California.

Dormiamo dal fonico dei Melvins.

Notte...

10 Settembre San Diego, Casbah.

Ormai 500 miglia sono una distanza a cui ci siamo abituati. Arriviamo addirittura in anticipo, aspettiamo che apra il locale sparando stronzate coi Dalek, guardando gli aerei passare 10 mt sopra le nostre teste (l'aeroporto e' dall'altra parte della strada) e cercando di scattare una foto che possa suscitare un minimo di interesse al nostro ritorno a casa. Il Messico e' li' a portata di mano ma lo scioglimento del gruppo sarebbe automatico un metro dopo il confine, cosi' preferiamo rimanere lontani da Tijuana, chiusi nel furgone ad ascoltare un po' di Nu metal, il nostro genere preferito da qualche ora. Ispirati da questa musica pregna di significati e di magia, suoniamo un set devastante che manda di corsa a casa i 20 paganti.

California Uber Alles.

11 Settembre Los Angeles, Echo.

Un club a sunset boulevard, l entrata a LA e ' assurda, un’ora e mezza di traffico sulla hollywood freeway, il locale e' proprio alle pendici di hoolywood, ma complice l’11 settembre l’aria che si respira e' tutto sommato abbastanza modesta. Pensiamo di non suonare e invece fare il giro delle ville delle star. Ci dividiamo: Massimo sceglie di andare a trovare Gene Simmons dei Kiss, invece rimaniamo a girare li intorno e a cercare un messicano dove mangiare... il club e' assurdo, sembra un film di David Lynch, pieno di lucine, tavolini che per fortuna toglieranno per il concerto, un fonico assurdo.

Prima dei concerti c'e' una specie di gala in cui i californiani assaggiano del vino con un presentatore che sembra che stia ai Grammy Award. Tra l'altro ce lo offrono, peggio del tavernello. Decidiamo di stare su in camerino coi Dalek a guardare un dvd (“Rushmore”). Nel frattempo arrivano vari musicisti losangelini: i Melvins con Jello Biafra (stanno registrando il nuovo cd insieme), Nels Cline, gli Isis, un gruppo Ipecac che si e' trasferito da Boston a LA una settimana fa. Chiaccheriamo un po’ con Dale, il batterista dei Melvins, con cui abbiamo suonato in Italia non più di due mesi fa. É molto tranquillo, e infatti i Dalek vanno a dormire da lui, mentre noi andiamo da Nels Cline alle pendici dei monti fuori LA, in una bellissima casa tutta in legno e piena di vinili.

Rimaniamo fino a tardi a chiacchierare. Nels e' in mezzo a 300 progetti, ci regala il suo nuovo cd in duo con Thurston Moore. Massimo vuole sapere tutto dei suoi progetti con Mike Watt, e' bello continuare ad incontrare musicisti con cui si crea amicizia e interesse reciproco.

LA e' uno strano posto, non possiamo dire di aver visto molto, ma e' diversa da come ce la aspettavamo, in qualche modo più tranquilla.

Ci aspetta il deserto dell’Arizona per arrivare a Phoenix.



Gli Zu raccontano le proprie avventure 'on stage' sui palchi americani.

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