Le luci della centrale elettrica - Andiamo a vedere le luci di Londra

06/03/2008

(Le Luci della Centrale Elettrica al Dingwalls - Foto di S.P.U.G.N.E)

Il 21 febbraio Le Luci Della Centrale Elettrica ha aperto il concerto a Londra di Vinicio Capossela. Una serata importante, quasi surreale (chi l'avrebbe detto, sei mesi fa, che questo giovane cantautore con all'attivo solo un demo autoprodotto avrebbe preso l'aereo per condividere il palco con Vinicio in terra d'Albione). Ecco un racconto esclusivo scritto da Vasco - Brondi, ovvero LLDCE - e un live report scritto dal nostro collaboratore londinese Fabio Benvegnù.



VOGLIAMO VINICIO (di Le Luci Della Centrale Elettrica)
Praticamente non ho dormito. la sveglia è ad un chilometro dal letto, mi alzo subito per ucciderla. tu dormi ancora e dormendo cambi lavoro. Il cielo di Milano ha il colore vivace del piumaggio dei piccioni. e anche della mia macchina. Nel tragitto verso l'aeroporto mi sorpassano tutti. Il sole è appeso storto. La voce elettronica del navigatore mi fa notare che sono distratto. non mi alzavo alle sei di mattina da non mi ricordo quale prelievo del sangue. Nel parcheggio dell'aeroporto ci sono macchine che saranno ferme da sei mesi che aspettano come i cani. Mi trovo in tasca quattordici righe che mi hai scritto, mi ci arrampico con le pupille. ieri sera s'innervosivano anche i soprammobili del padrone di casa, quando passavo. noi non abbiamo reagito ma è come ci fossimo tirati i calcinacci e i capelli. Ho solo la chitarra nella custodia rigida e lo zaino con i distorsori e una camicia. per pressapochismo mi passano tutto come bagaglio a mano. La Sara mi ha scritto che a Londra c'è un freddo tremendo, che è enorme e che lei è senza soldi ma se non mi viene a prendere a Stansted mi perdo sicuramente. suonerei in un ristorante cinese per il loro capodanno, invece che aprire il concerto di Capossela. Ascolto una canzone stupenda che dice Non farti ingurgitare dai reattori del tuo volo di ritorno e che nessuno conosce perché è di un mio amico. "Fuori dalle ali", si chiama. Poi Syd Barrett e le canzoni corte degli Altro. Poi atterro. Nel bagno dell'aeroporto incontro subito dei miei amici. abbiamo migliaia di occhiaia. Il locale mi sembra subito sproporzionato alle settecento persone attese. Camden è stupenda. ci sono ragazze vestite in tutti i modi. siamo noi che sopravvalutiamo il freddo. I punk adesso hanno in mano dei cartelli che pubblicizzano il negozio Dc Martens poco più avanti. Da solo mi sarei sicuramente perso tra i treni le scarpe da ballerine e le linee delle metropolitane. Stanno facendo il sound-check, provano "Dov'è che siam rimasti a terra Nuttles". Il palco è basso, si sente abbastanza male. partono dei larsen che innervosiscono tutti. Dico alla Sara di cercare l'albergo e di andare a farsi una doccia o quello che vuole. non ho voglia di parlare. sempre aprire i concerti. aprire i concerti di tutti. essere svelti e arrangiarsi. possibilmente non essere vegetariani, e arrangiarsi. Bevo una trentina di birre per calmarmi. Scambio due parole con Vinicio, c'è un po' di tensione che stropiccia l'aria, scalette troppo lunghe o troppo corte, ritardi vari. Il ristorante greco Corfù avrà una tavolata enorme disertata. Non c'è un ampli per me, metto anche la linea distorta della chitarra nell'impianto. Fortunatamente non sono un perfezionista. Faccio un check in inglese maccheronico con il tecnico di sala, un sound-check che dura come un pit-stop. devono aprire le porte. sono le sette e mezza p.m. Fuori nel piazzale c'è una fila lunghissima che entra nei negozi a rubare gli occhiali da sole dagli espositori. bevo un'altra trentina di birre per calmarmi. Vinicio ha una valigia piena di cappelli. E una piena di casacche strane. Lo ascolto da tanti anni, da un disco che si chiama "Modì", ma lui non lo sa. Che io una mattina dovevo andare a scuola ma non ci sono andato, perché a metà strada pioveva troppo. e non avevo voglia di fare sempre la stessa strada. cose così. mi sono messo a camminare su tutti i marciapiedi della città, con le sue parole per la testa. Adesso aprirgli il concerto è un punto in più nella lista dell'inverosimilità delle cose. Incontro Zerbo e la Rita che stanno facendo servizio civile in Romania e sono venuti a passarsi il finesettimana a Londra. La Sara non la trovo più. Mi dicono che al Dingwalls ci hanno suonato i Clash, poi scopro che la settimana prossima ci suonano i Negramaro e non me ne frega più un cazzo. Ci beviamo altre trenta birre. poi piscio per un quarto d'ora e tocca a me. sbircio da dietro una specie di sipario. qualcuno mi chiama. Andiamo a vedere le luci. Incredibile. Il locale è pieno zeppo, sono tutti italiani a parte i buttafuori. Andrea dell'agenzia mi dice di cominciare, ho imparato ad essere lungimirante e mi porto tre lattine da tenermi vicino. La chitarra praticamente non la sento, solo le mie parole mischiate al brusio di centinaia di persone. Venere delle nostre sterili polemiche andremo a Londra a dimagrire. Dopo la prima canzone uno urla un incoraggiante Vogliamo Vinicio. Gli dico che adesso arriva, che sta facendo stretching qui dietro. Non so perché dico queste cazzate, magari si offende anche. Accorcio mentalmente la mia scaletta. Per ultimo volevo fare un pezzo che ho appena finito. una canzone tranquilla, suonata con le dita invece che con i miei plettri duri come i muri. L'amore ai tempi degli scioperi dei metalmeccanici. quando ci avevo pensato in camera mia mi sembrava adatta alla situazione. invece poi non l'ho mica fatta.

GLI INCUBI NEI PESCI ROSSI (di Fabio Benvegnù)
Oggi, 21 febbraio, non lavoro. Mi muovo con calma, il mio unico obiettivo è prendere il 24 per Camden Town e trovare il Dingwalls. Vado a vedere Le Luci Della Centrale Elettrica. Sono curioso di vederlo suonare, dopo una settimana di persistente presenza nella playlist del mio nano. Mi ha accompagnato in giorni zoppi, miglia da percorrere e tavoli ribaltati (non sono un ubriacone, lavoro nell'industria del mobile), accomodandosi come una vite più stretta del suo tassello nelle mie suggestioni. Lo incastro nelle fila degli autori più realisticamente deviati, a partire da Rino Gaetano, Giovanni Lindo Ferretti (giustamente i CCCP non ci sono più da un bel po'), Federico Fiumani, Manuel Agnelli... Non serve andare oltre, non è nemmeno gentile nei suoi confronti. E' solo un personaggio che estorce dichiarazioni a caldo al suo tempo e al posto dove vive, rendendolo così com'è nelle sue ridicole brutture. Ascoltarlo lascia quel gusto amaro e oleoso e il nero su per il naso, come dopo una passeggiata in mezzo ai camion. Canta per immagini di accostamenti sbagliati, paesaggi urbani e giornate in cui spesso ti trovi a maledire le diecimila case sfitte perchè non hai nemmeno un posto per scopar con lei, invidiando le ciminiereperchè hanno sempre da fumare, e tanto per trovare qualcosa da fare non ti resta che andare a vedere le montagne di sabbia di un calcestruzzi (o le luci della centrale elettrica, ogni posto ha la sua variante, apparte rari casi in cui si vedono luci nelle montagne di sabbia).

Il lato palco offre pure una visuale privilegiata del bagno riservato alle ladies, dove prima o poi passeranno tutte le donne presenti in questo buco (divagazione per accontentare i devoti al pussyspotting). Qualcosa si muove, un ragazzo munito di chitarra e birra è salito sul palco e saluta: "Noi siamo Le Luci Della Centrale Elettrica". E' solo. Buon inizio. E' emozionato, quasi quanto me che mi ritrovo a ripetere a fior di labbra "che non capisci gli incubi nei pesci rossi" senza nemmeno accorgermene, come fosse un passaggio delle mie memorie. Con l'inglese non ci prova nemmeno. Sembra quasi scusarsi per la sua presenza, ma ha stampato sulla faccia il sorrisetto di chi sa che in qualche modo ci si arrangia. La gente chiede Vinicio ma lui non si scompone, sorride e dice: "Sta facendo stretching" e prosegue, su piazze vuote per combattere l'acne.

Qui intorno si mormora, chi spera finisca presto, chi sostiene che Capossela inizi a suonare alle 9.30, terrorizzati dall'ora abbondante di attesa che li aspetta. Sorrido e continuo ad apprezzare la genuinità di ciò che sto vedendo. Ragazzo, chitarra e, quando serve, distorsore contenuti da un minuscolo palco zeppo di strumentazione altrui, chiuso nell'angolo di un locale difficile da trovare. Snocciola in mezz'ora scarsa le sue canzoni di centrali turbogas, insegne luminose e di sere che arrivano via internet. La ragazza a fianco è decisamente rompipalle, la gente continua a mormorare (la dote della pazienza non è stata distribuita equamente). Posso capire, anche per me il primo ascolto è stato causa di disorientamento. Pensavo stesse scherzando, e invece no. Magari è il contrario, è lui a pensare che noialtri si stia scherzando.

A microfono spento, smontando i suoi attrezzi del mestiere, commenta : "Raccolgo le mie poche cose, tanto sta tutto nel bagaglio a mano". Subito la rompipalle si scatena: "Ma come fanno i musicisti a caricare gli strumenti sull'aereo?". Vai, comprati un contrabbasso e corri a Stansted.

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Pagine: Vinicio Capossela

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