A Night Like This, un festival dall'atmosfera unica Live report, 18/07/2015

Foto di Gaia Gaudenzi - Il Lago SirioFoto di Gaia Gaudenzi - Il Lago Sirio
31/07/2015 di

Giunto alla sua quarta edizione, il festival rock A Night Like This mantiene invariate le coordinate che lo rendono attraente: cast di tutto rispetto, location tanto inusuale quanto funzionale anche grazie a un'ottima organizzazione e, non ultima, atmosfera rilassata. Faustiko Murizzi era lì e ci racconta com'è andata.

Era dalla prima edizione che non mi riaffacciavo da queste parti, per cui ho avuto modo di apprezzare le piccole migliorie di un evento che non si svolge solo ed esclusivamente nella giornata di sabato. Peccato non aver potuto assistere, ad esempio, ai due eventi in prossimità del lago Sirio, ovvero l'afterparty nel campeggio animato dalla musica di Capibara e "Lake me up", il tardo risveglio del giorno dopo sul pontile (affidato alla musica di Morning Tea, Bea Zanin e Fade). Ce la metto comunque tutta affinché possa arrivare con ancora la luce del giorno, anche se in viaggio, a pochi chilometri da Chiaverano, qualche goccia di pioggia annuncia una perturbazione che si rivelerà per fortuna solo passeggera. Riesco a varcare la soglia quando sul main-stage stanno suonando i C'mon Tigre: seppur a debita distanza, faccio giusto in tempo a percepire le ultime good vibrations del loro set, sempre all'insegna del loro free-jazz/afro-punk.

Do una rapida scorsa alla line-up e mi accorgo di aver mancato fino ad almeno 4 band (fra cui gli Albedo), così come mi rendo conto che con tre palchi in alcuni frangenti sarà complicato scegliere. Mi guiderà nella scelta il fatto di essere qui nel ruolo di inviato di Rockit, per cui il primo artista di cui posso seguire il live per intero è Edipo: ci provo, ma al secondo pezzo rinuncio alla missione. Mi perdonerete, ma continuo a non comprendere tanto il personaggio quanto la sua proposta, che finisce per annoiarmi nel giro di breve, esattamente come successo quattro anni orsono sempre nello stesso posto. Poi, a dirla tutta, qui ci sono venuto per sentire soprattutto Joan Thiele e Iosonouncane. Nonostante si tratti di due set completamente differenti (per atmosfera, suoni e scelte stilistiche), entrambi non deludono le aspettative. La 24enne italo-sudamericana si esibisce subito dopo il tramonto sul piccolo quanto suggestivo Palco del Quieto Vivere per una mezz'ora abbondante, incantando i presenti che sembrano quasi pendere dalle sue labbra. Un set di sola voce & chitarra in cui sfodera inediti e un paio di graditissime cover ("Lost ones" di Lauryn Hill e "Femme fatale" dei Velvet Underground), dimostrando già un carisma notevole. Al punto che quando sul Palco delle Colline iniziano le prime note dei Girls Names, lei stessa si meraviglia della fiducia che il pubblico assiepato continua a concederle. Fiducia che merita appieno, anche in previsione dell'album di esordio.

(Girls Names, foto di Mirko Raimondi)

Il tempo di mangiare l'ottima specialità locale battezzata Miasse che sul palco dell'esploratore viene allestita la consolle per Jacopo Incani. Il quale ritarda di qualche minuto l'inizio del concerto nell'attesa che i Girls Names chiudano la loro esibizione; in realtà si dilungheranno non poco, così lui decide di non attendere oltre e ci da il benvenuto con uno "Scusate per il ritardo ma gli inglesi fanno sempre come cazzo vogliono". Da quel momento in poi, carico come una molla, si metterà ad armeggiare su laptop, campionatori e pedalini assortiti per ricostruire tutto "Die". Si parte con "Tanca" e da lì in poi sarà un climax infernale, quasi a ricreare un'atmosfera da girone dantesco. Non a caso ritornano in mente i Massive Attack ai tempi di "Blue lines" nei passaggi più scuri ("Tanca", "Mandria"), mentre quando le canzoni si aprono ("Carne", "Stormi") è la voce di Jacopo ad illuminare idealmente la scena. Insomma, un'esperienza davvero intensa che, una volta conclusa, richiede un minimo di decompressione prima di ritrovarsi.

Passare da Iosonouncane ai Drink To Me (anche loro già presenti alla prima edizione), non sarà facilissimo. Quindi mi piazzo ad altezza mixer, stendo il telo sul prato e, nel mentre mi godo il cielo stellato, entro in sintonia con la band di casa. Che snocciola i brani dagli ultimi due lavori mentre Marco "Cosmo" Bianchi saltella a destra e sinistra, sprizzando gioia ed esaltazione da tutti i pori. Non a caso lo ritroveremo più tardi ad invadere amichevolmente il set di Populous per un fugace featuring alla drum-machine. Ed è proprio l'artista leccese l'altra proposta made in Italy a stuzzicare la mia curiosità: armato anche lui di laptop e campionatori, e coadiuvato da Andrea Rizzo alla drum-machine di cui sopra, ha come obiettivo quello di far ballare la gente. La sua elettronica, infarcita di beat e glitch, prende pian piano il sopravvento come un'onda che, centimetro dopo centimetro, avanza imperterrita. Da brividi soprattutto la versione di "Dead sea" e "Quad boogie": rispetto alla versione su disco, qui la prima si fa più intensa e ricca di sfumature, soprattutto durante i passaggi in crescendo, mentre la seconda carica a mille il pubblico.

(Iosonouncane e Drink To Me, foto di Mirko Raimondi)

Prima di lui, sullo stesso palco, Welcome Back Sailors, bravi ma ammetto che dal vivo me li aspettavo più coinvolgenti. Purtroppo la quasi concomitanza con i Jennifer Gentle (di scena sul palco principale) non li aiuta. La formazione di Marco Fasolo è in forma, scatenatissima su ogni singola canzone; l'idea originaria è quella di gustarsela a ridosso delle transenne, ma la posizione guadagnata in precedenza (telo sull'erba e naso all'insù) mi fa optare per una più comoda sistemazione. Le buone vibrazioni, d'altronde, arrivano ugualmente... e tanto basta per godersi la musica del quintetto. Non bado più di tanto alla scaletta ma riconosco a un certo punto le note di "No mind in my mind" (in una versione stravolta) e ciò mi rallegra molto.

Conclusa l'esibizione del gruppo padovano, rimangono da vedere/sentire gli A Place To Bury Strangers; i quali me li godrò, senza colpo ferire, nella stessa posizione di prima, nonostante le bordate di noise e l'escalation di volumi consiglino un coinvolgimento più attivo. Insomma, un finale rovente anche questa volta, proprio come successe 3 anni fa con il live degli Aucan.

Spente le luci, è il momento di tornare verso casa. La promessa, però è di ripassare da queste parti ogni anno, impegni e famiglia permettendo. Questo festival (e i ragazzi che lo organizzano) si merita tanto la nostra quanto la vostra attenzione, anche solo per l'atmosfera che si respira. Alla prossima... e che arrivi presto.

(Il mercatino nella suggestiva location, foto di Andrea Bordoni)

Tag: foto report report

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