La storia fantastica dei due funerali di Giuseppe Verdi a Milano

Il Maestro sul letto della stanza 105, foto di Giulio Rossi - Giuseppe VerdiIl Maestro sul letto della stanza 105, foto di Giulio Rossi - Giuseppe Verdi
27/01/2016 di

Il 27 gennaio 1901, alle 2,50 di notte, il Maestro Giuseppe Verdi spirò dopo 6 giorni di agonia in conseguenza di un ictus, nella stanza n. 105 del Grand Hotel et de Milan, che aveva scelto sin dal 1872 come sua residenza milanese, per la sua posizione strategica in via Manzoni, nei pressi del teatro La Scala. Gli ultimi giorni del Maestro sono sempre raccontati come un momento di grande commozione per tutta la città di Milano: i cittadini e il Comune erano così affezionati e attenti alle sue esigenze che le strade intorno all'albergo furono cosparse per diversi giorni di paglia, per non disturbarlo con il rumore degli zoccoli e delle carrozze e permettergli di riposare. Questa curiosità da un po' l'idea del livello di rispetto che tutta l'Italia nutriva per questa figura fondamentale per la musica e l'immaginario italiano.

Il primo annuncio della morte di Verdi fu dato il 28 gennaio dal librettista Giuseppe Giacosa dalle pagine del quotidiano piacentino "Libertà", notizia che sarà presto ripresa da tutti i quotidiani e settimanali del periodo, che riportavano le attestazioni di cordoglio da tutto il mondo e non solo dall'Italia.
Questa è la prima pagina del Corriere della Sera, edizione del 28-29 gennaio 1901:



Nelle "Lettere 1843-1900" a cura di Baldassarre/Onorelli, si leggono le intenzioni testamentarie di Verdi: "Ordino che i miei funerali siano modestissimi e si facciano allo spuntar del giorno o all’Ave Maria, di sera, senza canti e suoni. Basteranno due preti, due candele e una croce. Si dispenseranno ai poveri di Sant’Agata lire mille il giorno dopo la mia morte. Non voglio alcuna partecipazione alla mia morte con le solite forme."

Ma tanto era l'amore degli italiani per Verdi, che non fu organizzato solo un "funerale modestissimo" com'era la richiesta del Maestro. In effetti, il primo funerale avrebbe dovuto svolgersi in forma privata, portando il feretro al cimitero monumentale di Milano, una mattina presto, lontano da occhi indiscreti se non quelli di alcuni studenti delle scuole elementari (come si racconta in questa testimonianza audio di una delle bambine presenti). Ma da ogni parte di Milano sin dalle prime luci dell'alba la folla accorse e furono impiegati 7 preti e non 2 come richiesto. Come racconta il Corriere del 2 febbraio 1901: "Il corteo percorse via Manzoni, piazza Cavour, via Manin, i bastioni di Porta Nuova, quelli di Porta Garibaldi fino al viale del cimitero Monumentale. Lo spettacolo che presentavano i bastioni, in qualche punto sollevati sulla via incassata fra essi, non si descrive. Soltanto su ora i bastioni attendevano da due ore decine di migliaia di persone. E il carro passava lentamente, avvolto nella nebbia mattinale, assumendo co’ suoi pennacchi e le gale un aspetto fantastico; e dietro camminavano urtandosi, sospingendosi altre decine di migliaia di uomini e di donne basso per la tristezza della funzione e dell’ora."

Un mese dopo il corpo fu spostato nella cripta della Casa di Riposo per Musicisti fondata dallo stesso Verdi. In quell'occasione grande fu la partecipazione popolare: oltre 300.000 persone si unirono al corteo, guidato in testa da un coro di 820 voci dirette dal Maestro Arturo Toscanini che intonavano il "Va pensiero". Il corteo era così imponente che impiegò 11 ore per raggiungere il palazzo in Piazza Buonarroti.

Esiste anche una breve testimonianza video di quello che fu vissuto come un vero momento di cordoglio collettivo:

Anche in altre città si prepararono manifestazioni in memoria del compositore: le più importanti furono a Roma, con una solenne cerimonia al Teatro Argentina; al Teatro Greco di Siracusa, alla presenza del principe Tommaso di Savoia duca di Genova; oltralpe a Parigi e a Berlino dove furono organizzate rappresentazioni straordinarie delle opere di Verdi.

Tag: necrologio

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