Apocalypse Wow Live report, 21/12/2012

Gli Ebrei - Foto di Davide Provolo - Gli EbreiGli Ebrei - Foto di Davide Provolo - Gli Ebrei
14/01/2013 di

 

Deciso che il mondo doveva finire, fatta la compilation (tra l'altro presentata in esclusiva su Rockit), era giusto anche fare la festa. diNotte rec e Vulcanophono hanno organizzato una serata per presentare la loro Apocalypse Wow. Sul palco: Ebrei, Brothers in Law e Pop_X. Chiara Angius racconta.

Lo sapevamo da tempo, siamo stati avvertiti dai Maya con largo anticipo, non avevamo scuse per rimandare atti finali. Il 21 dicembre sarebbe arrivata lei: l'Apocalisse. La Fine. In realtà, tutto questo allarmismo nero è stato un po' esagerato, perché (qui parte la lezione di filologia spinta), il termine apocalisse, originariamente, o meglio il suo senso etimologico, non ha connotati catastrofici, ma significa “rivelazione”, “gettare via ciò che copre, per vedere le cose nella loro bellezza”. In pratica una rivincita del bene sul male grazie a un'illuminazione. Ecco, a me personalmente non mi è giunta nessuna rivelazione, tanto meno qualche illuminazione particolare e non sono stata capace neanche di elaborare un progetto finale. L'unica cosa che ha trapassato la mia mente è: se proprio deve finire tutto, quale disco ascolto come colonna sonora per questa conclusione? Fortunatamente, ci sono state altre persone che invece sono state illuminate dalla Fine, che hanno avuto veramente una rivelazione, permettendoci di vedere qualcosa di bello. Come per esempio i ragazzi di Vulcanophono e di diNotte Records. Questi, invece di costruire bunker, armarsi di kit di sopravvivenza, o adottare la mia tecnica (ovvero: l'indifferenza) hanno deciso di mettere insieme 33 gruppi, dare un tema di riferimento (l'apocalisse, ovviamente) e confezionare il tutto in una compilation. Ma non è finita qui. Dopo l'uscita della compilation le due etichette si sono impegnate per organizzare le serate: “ Apocalypse Wow”, facendo suonare alcuni dei 33 gruppi. Io sono andata a sperimentare quella organizzata dalla diNotte Records. L'evento si è svolto in un posto chiamato Villa Zamboni, in un paesino (Valeggio sul Mincio) collocato in una non meglio precisata zona del Veneto.

Ma cominciamo dall'inizio. Dopo vari inconvenienti surreali ( treni persi; cellulare -il mio- caduto e risucchiato nel cesso di un treno in corsa; vicini di viaggio mormoni sputati fuori dal medioevo che borbottavano preghiere aramaiche come se volessero veramente invocare i maya; bambine dal colorito verdastro che vomitavano crackers come se fossero possedute da un mini-satana) arrivo a destinazione. E non lo so perché, ma ogni volta che scruto uno di questi paesini nordici per la prima volta, mi piglia una sorta di malinconia e la mia testa viene subito colonizzata da una canzone dei Fine Before You Came: “di questo piccolo paese conosco solo questa strada, dimmi qualcosa che mi scaldi”. Cosa che è successa anche sta volta, appena arrivata a Valeggio e posato gli occhi nella nebbia. Comunque, io non so se è stato per la gente di Villa Zamboni, che sembrava la versione vera, bella e genuina (e sbronzona) della famiglia del Mulino Bianco, o vuoi per l'ambiente particolarmente accogliente, o per la super abbuffata di leccornie, fatto sta che in brevissimo tempo mi è passata pure la semi-disperazione latente per gli incidenti sopracitati e quella mezza malinconia lì.
La serata parte, i primi a salire sul palco, Brothers in Law. I tre ragazzi di Pesaro hanno dimostrato che sul palco ci sanno stare, che la gavetta in giro a suonare l'hanno fatta, si vede, eccome. In pochi istanti l'atmosfera è diventata cupa, scura, affascinante. I giri di chitarra ripetitivi e ipnotici di Nicola hanno fatto cullare tutto il pubblico, accompagnandoci in un viaggio rarefatto, sfuocato, seducente. La voce bassa e calda di Giacomo, ha fatto vibrare corde interiori sconosciute che, accompagnata dai sui piccoli riff chitarra, ha creato la giusta linea di lieve dinamismo sonoro. La batteria, è stata fondamentale, in perfetta dicotomia con il quadro generale: decisa, martellante, che affondava il colpo come si deve. In conclusione, un concerto che ha sintetizzato in maniera suggestiva: atmosfere psichedeliche, attitudine surf, sfumature dark anni 80, con piccole invasioni post-punk.
Con un cambio velocissimo salgono sul palco Gli Ebrei: il gruppo che aspettavo con maggiore brama. Non sono stata disillusa, un perfetto piccolo universo di melodie storte, sbattute in un bellissimo tappetto alt rock anni 90 italico, sporcato da feroci incursioni power punk. Si sono presentati sul palco taglienti, decisi e impetuosi. Il cantante si è dimostrato per quello che è: una bestia da palco, perfettamente inglobato nella dimensione live. Che per urlare, urlava tantissimo. Per essere sbronzo, era sbronzissimo. Rabbioso lo era ancora di più. Tutto ciò non impediva al suo cantato di apparire nitido, una sorta di costante riflessione introspettiva, forte di un urgenza comunicativa, stanca di rimanere nascosta negli abissi dell'essere.

Ultimi i Pop_X. E qui è un casino parlarne. Scrivo così perché io non sono mica tanto sicura di quello che ho visto. Mi sono sentita come una comparsa in un film scritto da David Lynch e girato da Cronenberg sotto acido, in una galassia parallela. Adesso mi spiego. Questi sono saliti sul palco nudi, con caschi luccicanti, bacinelle di plastica azzurre che martellavano come se non ci fosse un domani, si dimenavano indemoniati, come se il palco fosse ricoperto di carboni ardenti. Poi cantavano queste cose qui: “siamo tutti cavalli”, “mi chiudo in un freezer o in una tagliola”, “io sono un missile, ho sfiorato più di mille volte l'atmosfera ed ora sono inutile”. Il tutto accompagnato da basi elettroniche pestone alternate da altrettante basi 8bit. Non chiedetemi che roba fanno, come chiamarla, perché io non lo so, so solo che ero in fondo alla sala e vedevo le persone (tante) assalite da un delirio mistico collettivo: ballavano, saltavano, urlavano. Ma la cosa più preoccupante, per la mia già disturbata salute mentale è che li ho trovati bellissimi. E che in tutto questo calderone di espressionismo testuale e musicale (ho deciso di chiamarlo così), dettato apparentemente dal caso, ho trovato tanta poesia, quella sbieca, storta, pazza, ermetica. Bella. E una cosa è certa, se mi capiterà di risentire dal vivo i Pop_X: in prima fila a ballare, cantando: “siamo tutti cavalli!

Non mi sembra il caso di scrivere che la diNotte Records ha organizzato un ottima serata con ottimi concerti. Non voglio neanche scrivere che tutti i ragazzi di Villa Zamboni sono stati impeccabili, e non vi dirò neanche che la serata è finita come al solito: con una grossa sbronzona, accompagnata da un buonissimo djset. Non voglio scrivere nulla di tutto ciò, che poi tutti i più tignosi/bacchettoni dicono che noi di Rockit siamo i soliti dolcini-smielati-con tendenze da alcolizzati incalliti. Quindi, finirò questo live report con un quesito. Ma per avere una nuova compilation con tutti quei grupponi lì e con queste serate annesse, devo aspettare che una nuova popolazione del nuovo millennio preveda un' altra catastrofe globale? Se questo fosse il caso, mi hanno detto (fonti sicurissime) che i post-maya-contemporanei hanno appena previsto un'apocalisse per il 21 dicembre 2013. diNotte Records e Vulcanophono, sapete cose fare.

Pagine: Gli Ebrei Brothers in Law Pop_X

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